L’Iran. “Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza”.

Nell’odierno conflitto in atto in Medio Oriente (terza guerra del Golfo) il Paese “sulla carta “più debole sta prevalendo. Qualcuno pensa sia colpa dello stato confusionale in cui giace il Presidente Trump, altri attribuiscono alla codardia della Europa l’irreparabile vulnus. Altri ancora liquidano il tutto con una semplice frase “è la crisi del capitale”. In questi assunti manca qualcosa che di fatto li riduce a semplici opinioni, manca uno dei due soggetti; un vecchio vizio quello dell’Occidentalismo di vedere il mondo da una unica prospettiva. In questo caso manca l’Iran.

di Enzo Telarico – 4/9/2026

1979, nasce la Repubblica islamica.

Per quanto riguarda la mia generazione era la prima volta che si assisteva ad una cosa del genere; in Italia erano gli anni della crisi finale di quel periodo definito malevolmente come “anni di piombo. In quello che stava accadendo così lontano qualcuno percepì*, prontamente criticato, un puro vento di cambiamento radicale; In campo c’era un popolo unito dalla fede e dalla lotta contro l’oppressore.

Ricordo le chiacchierate sui Fedayin del Popolo e sul Tudeh (Partito comunista Iraniano) che nei primi anni della rivoluzione avevano avuto un ruolo centrale in quello che era accaduto, negli anni successivi furono emarginati e repressi, molti furono giustiziati, dal regime che intanto si avviava verso orizzonti teocratici. Anche la sanguinosa guerra (1980-88) contro l‘Iraq, sostenuto dagli U.S.A. rafforzava la tesi della rivoluzione antimperialista del 79. L’Iran, oggi, è una teocrazia imperfetta molti dei suoi organismi statali hanno una componente mista tra laici e religiosi; ci sono giuristi, politici, militari, uomini di scienza. Gli stessi Pasdaran (Guardie della rivoluzione) non fanno parte del clero. Anche per quanto riguarda la Costituzione Iraniana ci sono articoli come l’articolo 13, a tutela delle minoranze religiose, che confermano questo costrutto teocratico solo in parte realizzato. Tornando a quegli anni anche noi avevamo un problema, non conoscevamo l’Iran.

* Sa’Di di Shiraz, Persia XIII sec.

* In alcuni articoli dei quotidiani Lotta Continua(soprattutto) e Il Manifesto, vennero espresse posizioni che sottovalutavano i rischi di assolutismo nel potere clericale, a favore di un tono enfatico e spesso acritico degli accadimenti in atto.

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura”. Sun Tzu (L’arte della guerra).

Il nemico gli Iraniani lo conoscono bene, ne approfondirono la conoscenza durante il regno dei Pahlavi (1925 -1979, modernizzazioni forzate gestite dall’occidente) e in tempi quasi recenti ne pagò il fio Mohammad Mossadeq* che ebbe la “cattiva idea” di nazionalizzare l’industria petrolifera, nei primi anni 50, sottraendola ai Britannici. Durò due anni il Primo ministro Mossadeq, poi ci fu un golpe benvoluto dai Regnanti, firmato U.S.A. U.K. e tutto finì. Il Paese già aveva assaporato la perdita della sovranità nel corso della seconda guerra mondiale, dopo la caduta di Teheran nel 1941, quando venne diviso e frammentato in tre zone; una Russa, una Inglese e una terza zona neutra/Americana. Solo nel 1946 le truppe straniere si ritirarono.

Negli anni successivi gli Usa e gli Inglesi (le Sette Sorelle) fagocitarono il greggio Iraniano per molti anni, turbati solo dal progetto di Enrico Mattei e della Italiana ENI (relativo a Iran, Libia, Egitto, Algeria Unione Sovietica) in cui vedevano non a torto una minaccia per il loro cartello petrolifero. Mattei mori nel 1967 in un incidente aereo.

La rivoluzione acuì le tensioni, soprattutto dopo che l’Ambasciata Usa a Theran venne occupata da un gruppo di studenti Iraniani che tenne in ostaggio 52 Americani per oltre un anno. Il tentativo di liberazione degli ostaggi costò caro agli USA, che subirono perdite umane e la distruzione di vari mezzi aerei. Da quegli anni fu escalation, con una breve tregua nel 2015 (accordo sul nucleare Iraniano) e negli anni immediatamente successivi ma era solo una breve tregua.

* Mossadeq voleva creare uno stato moderno e costituzionale, attraverso una sistema riformato che venisse dal basso.

Il conoscere sè stessi; presuppone una “grande” storia che si è sviluppata nel corso dei secoli e che ha prodotto una cultura non solo materiale o effimera. La terra Iraniana è stata solcata dai grandi imperi mediorientali; gli Elamiti (terzo millennio A.C.), gli Achemenidi (550-332 a. c) di Ciro il Grande con la sua efficace amministrazione organizzata sul territorio. I Sasanidi (224- 651 d.c.) con la forma stato associata al fattore religioso. I Safavidi (1501- 1736) che hanno determinato l’identità nazionale e religiosa (Scita) unendo politicamente la Persia. Friedrich Hegel definì i Persiani come “primo popolo storico”.

La storia della Persia e poi dell’Iran ha da sempre attribuito alla cultura e alla scienza un ruolo centrale. Nell’antichità e nel più recente periodo Islamico sono state molte le discipline coltivate che hanno fortemente influenzato non solo i Paesi circostanti ma anche l’Occidente: Importanti centri di studio hanno prodotto conoscenza in vari settori tra i quali la medicina, la matematica, la filosofia, l’astronomia, la letteratura, l’ingegneria e l’amministrazione territoriale. Una conoscenza che ha garantito, nel corso del tempo, una distaccata autonomia perpetuando e rafforzando la propria identità.

Lo sapeva anche lo Scià Reza Phalavi quando, nel 1935, adottò il nome antico “Iran” (valorizzando in funzione nazionalistica la discendenza dagli Arya) al posto di Persia. * Questo prezioso “bagaglio” consenti agli oppressi del mondo Islamico (gli Sciti) di elaborare, progettare e organizzare la “resistenza” storica contro i loro potenti nemici.

Oggi l’Iran è ai primi posti della classifica STEM relativamente a scienza, tecnologia matematica e ingegneria. Con un’alta percentuale di donne laureate in medicina, chimica, biologia, discipline matematiche, scientifiche e ingegneristiche (60-70% del totale dei laureati) un primato globale.

La storia ha attribuito all’ Iran una funzione centrale non solo nello scenario locale ma in gran parte dello scacchiere Asiatico. Oggi quel Paese è al centro delle moleste attenzioni di molti dei nostri governi globalizzati.

* Il termine Persia era stato attribuito al Paese dallo straniero. Il termine Iran si riferiva alla sua storia antica e consentiva di “prendere le distanze” dall’Occidente.

“Quando gli attori impiegano approcci strategici opposti, i deboli hanno molte più probabilità di vincere” Ivan Arreguin-Toft. *

Lo studioso ci fornisce un quadro esauriente di 197 conflitti asimmetrici, elaborando le seguenti conclusioni: Nel 75% dei casi il più forte vince nello scontro contro il debole (quando ambedue hanno strategie simili), ma questa percentuale si trasforma nel 50% dopo la seconda guerra mondiale, quando i Paesi deboli adottano strategia e tattica diverse da quelle dei Paesi forti.

La odierna situazione Iraniana diventa un vero e proprio laboratorio che non solo conferma questa dinamica, ma la mette quotidianamente in pratica sia quando rende il Re nudo e inadeguato facendolo implodere politicamente, sia attraverso una guerra di logoramento e di sfinimento, anche gli alleati del nemico, costosa e quasi impossibile da reggere logisticamente e nel tempo per gli Americani. Il Paese Islamico ha adottato una strategia preparata con pazienza nel tempo e con un forte spirito di resilienza, talvolta nascosta e occultata nel corso del tempo. Un’abile diplomazia ha completato l’opera.

* Ivan Arreguin-Toft. Accademico dell’Università di Chicago ed ex analista dell’intelligence militare.

p. s- i 5 termini in neretto saranno una sorta di guida, quando leggerete il paragrafo sulla Taqiyya (pag. 12)

Da quanto detto sinora traiamo alcuni elementi utili alla continuazione del discorso: Il conflitto oggi in atto è asimmetrico, il Paese aggredito è militarmente più debole dell’aggressore. Però l’Iran ha una strategia a lungo termine basata sulla conoscenza dell’avversario e soprattutto sulla fiducia nella propria “forza”, non solo militare ma storica, religiosa e politica. Questa “forza” sta consentendo non solo di reggere l’urto ma di contraccambiare con gli “interessi”.

https://giuliochinappi.com/2026/02/08/la-civilta-iraniana/ https://www.frammentirivista.it/mossadeq-iran-storia/ https://formiche.net/2021/02/iran-usa-relazioni/#content https://comedonchisciotte.org/perche-liran-sta-vincendo-la-sua-guerra-asimmetrica-contro-le-due-potenze-nucleari-superiori-stati-uniti-e-israele/ https://giubberossenews.it/2026/02/01/corsi-e-ricorsi-della-propaganda-usa-prima-di-scatenare-le-guerre-afghanistan-e-iran/ https://vocicostituzionali.org/2025/06/18/iran_cataldo/

La Strategia Iraniana.

Il Paese è morfologicamente ben protetto, infatti è circondato da aspre montagne che si elevano su gran parte del territorio, dove non ci sono queste barriere è bagnato dal mare e dalle paludi .La sua posizione geografica, con molte possibilità di commerci e collegamenti sia terrestri sia marittimi, ha consentito all’Iran di avere un ruolo centrale nello scacchiere Asiatico: la vecchia Persia è una sorta di ponte che va dal Mar Caspio all’Oceano Indiano, collegando gran parte dell’Asia centrale, (Russia compresa) alle distese oceaniche. Inoltre attraverso la via di kandahar si raggiunge, per via terrestre, il Pakistan e poi l’india.

Dalla Rivoluzione ai giorni odierni la strategia Iraniana ha assunto una forma ben definita: Le sanzioni e le costrizioni a cui è stato sottoposto il Paese, da decenni, hanno inciso sulle scelte strategiche in modo evidente costringendolo a sviluppare una propria industria bellica, oggi le forze militari Iraniane hanno una dimensione e una potenza ben diverse da quelle a cui siamo stati abituati attraverso i parametri Occidentali. La strategia generale ha come elemento essenziale l’evitare il confronto diretto con il mastodontico nemico contenendolo e contrastandolo attraverso la guerra asimmetrica in modo da logorarlo e rendere il costo dell’intervento ostile sempre più alto. Inoltre, a supporto del Paese, è stata creata una rete di deterrenza regionale denominata ‘Asse della Resistenza’ che coinvolge lo Yemen, La Palestina, il Libano, l’Iraq. La rete è gestita dalle Forze Quds (sono la sezione esteri dei Pasdaran). Contemporaneamente è stato infranto un tabù; L’Iran ha coinvolto direttamente gli altri Paesi del golfo nella singolar tenzone colpendoli duramente nelle proprie ambizioni, soprattutto economiche e logistiche, facendoli entrare in una perenne condizione di vulnerabilità che ha determinato una crisi di “sfiducia” nei confronti dei protettori Americani. In questo ambito l’Iran cerca di ottenere due obiettivi qualificanti come la difesa del Paese e il detenere un ruolo centrale nello scenario regionale.

Complessivamente, nel 2020 l’esercito di tipo convenzionale ammontava a circa 523 mila unità combattenti più 350000 riservisti, l’arsenale dell’esercito iraniano è in gran parte costituito da armamenti vecchi e obsoleti provenienti di solito dall’estero. L’esercito è affiancato dalle Guardie della Rivoluzione, oggi i Pasdaran sono composti da circa 190000 effettivi, è una forza in cui si manifesta con evidenza il carattere ideologico e religioso, la loro strategia è quella della guerra asimmetrica. L’Iran negli ultimi tempi ha investito molto in software, missili balistici, e droni; il tutto funzionale a questa tipologia di guerra.

La terra, il mare, il cielo.

  • La Terra

La guerra contro l’Iraq produsse complessivamente un milione di caduti, in sanguinose battaglie frontali e di trincea; fu soprattutto una guerra di posizione. Oggi questa nuova guerra ha una dimensione che di fatto esclude quel Grand Guignol a favore di un conflitto che ha come teatro il cielo e il mare.

L’elemento culturale è essenziale per comprendere la strategia iraniana: Nella guerra della “Sacra difesa” contro l’Iraq è costante e forte il richiamo al martirio e alla sua rappresentazione simbolica, tanto da definire molto attacchi suicidi come “Operazione Karbala”.


Immagini della guerra Iran- Iraq. 

I Basij: Oggi questa forza paramilitare ha assunto funzioni di polizia e di tutela, anche morale, dell’ordine pubblico. Negli anni 90 il loro ruolo assunse in parte una dimensione di vero e proprio servizio sociale, contribuendo allo sviluppo dell’agricoltura e alla difesa delle risorse naturali, secondo fonti Iraniane odierne sono circa 20 milioni. Viene creata e definita “grande milizia del popolo” nel 1979 da Ruhollah Khomeini, i Basīj erano formati da volontari che come sciami votati al martirio, l’uno nella mano dell’altro, avanzavano contro il nemico Iracheno cantando canzoni sulla battaglia di Karbala, spesso avevano con loro un oggetto che rappresentava le chiavi del paradiso (i caduti Basij furono oltre 150 mila,1/3 della intera Forza). Tutto questo li rese non solo amati e rispettati ma conferì a questi un alone sacro e religioso. In gran parte erano e sono composti da giovani o giovanissimi e da anziani, di solito provengono da classi disagiate che di fatto costituiscono la base sociale del governo Iraniano. I Basij dipendevano e dipendono direttamente dai Pasdaran.

Non era guerra asimmetrica quella dei Basij, la sua rilevanza risiede nel rinnovare la via che porta verso lo zenit della ideologia Scita e della dinamica del martirio. Nella guerra contro l’Iraq un altro elemento che ribadisce l’integrità del mondo scita risiede nella emissione di una Fatwa (non scritta) da parte di Khomeini, relativa al divieto imposto alle armi non convenzionali in particolare quelle chimiche, il precetto era determinato da motivi morali e religiosi. *

*Nel 2005 Ali Khamenei emise una Fatwa scritta che vietava la produzione l0’uso delle armi nucleari. La fatwa è decaduta dopo la morte del leader.

  • Il mare

Il Paese è bagnato dalle acque del Golfo e a nord dal Mar Caspio. * La costa occidentale Iraniana sul Golfo Persico, lunga 1356 miglia nautiche, è molto frastagliata, con acque basse e varie insenature e baie. Questa sua conformazione rende agevole una strategia navale di contenimento; nella guerra contro l’Iraq e nella “Guerra delle Petroliere” *, negli anni 80, le caratteristiche della costa furono il vero laboratorio della strategia asimmetrica della marina dei Pasdaran. Oggi le forze navali Iraniane contano circa 100 navi e sottomarini i quali sono utilizzati per operazioni strategiche e sono il settore più importante della intera flotta, infatti sono in grado di operare nelle acque poco profonde del Golfo. L’armata non è costituita da navi di grandi dimensioni come le portaerei per una precisa scelta; il controllo dei mari di fronte a Marine ben più potenti non è sostenibile e in tempi di sanzioni non è fattibile. Non è quindi una flotta in grado di competere direttamente con quelle dei Paesi Occidentali, incontrastati dominatori dei mari negli ultimi secoli. Anche le Guardie della rivoluzione hanno una loro flotta che spesso nel tempo ha avuto un ruolo fondamentale nel contrasto al nemico, insieme ai sottomarini ha assunto una funzione centrale nella strategia asimmetrica. Ne abbiamo visto l’efficacia in occasione dell’odierno blocco di Hormuz da parte dell’Iran. *

La fotta dei Pasdaran costituita da piccole e agili imbarcazioni armate con missili e droni ha svolto sinora con successo la propria funzione di contrasto e contenimento, bloccando la navigazione in uno dei punti nevralgici del commercio di petrolio. La tattica navale iraniana ha come obiettivo la saturazione dei sistemi di difesa nemici, attraverso l’attacco in sciami di piccole imbarcazioni munite di sistemi armati, missili, droni. Nel 2024 la marina iraniana ha ricevuto 2.640 nuovi sistemi di missili balistici e droni di ultima generazione utili allo scopo. Il 28 novembre è la festa della marina militare Iraniana*

*Mar Caspio: ‘E’ il lago più grande della terra, bagnato da Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian. Il confine tra Europa e Asia passa dal Caspio.

* Guerra delle petroliere: Dalla guerra contro l ’Iraq in poi la strategia Iraniana ha fortemente valorizzato l’utilizzo di piccole unità costiere. In quella guerra che si svolse anche sui mari, la flottilla delle Guardie ebbe un ruolo molto importante impedendo il passaggio dallo stretto di Hormuz solo alle sole navi Irachene e non a tutto il traffico marittimo, cosa che avrebbe determinato l ‘intervento degli USA.

*L’Iran ha ultimamente raggiunto un accordo con l’Oman per consentire la navigazione nello stretto. Il patto consiste in un corridoio marittimo temporaneo e un’operazione congiunta per rimuovere le mine, escludendo il passaggio di navi militari.

* il 28 novembre si commemora l’anniversario della storica Operazione Morvarid (1980), una grande vittoria della Marina Militare iraniana contro quella Irachena, che consentì una sorta di blocco navale del nemico.

  • Il cielo

L’aviazione Iraniana è in gran parte composta da velivoli che risalgono ai decenni passati, spesso obsoleti e con scarsa manutenzione. E’ una Forza ridotta e poco avanzata, non in grado di competere con i sofisticati velivoli in dotazione al nemico. Dagli anni novanta ad oggi sono pochi gli investimenti in questo settore, relativi essenzialmente al mercato Cinese e a quello Russo. L’aviazione Iraniana non è stata mai “amata” dall’apparato perché era un settore fedele, prima della rivoluzione, allo Scià. Come per la Marina militare si pone un doppio problema: La funzione e i costi, compresa la gestione tecnica nel tempo, resi quasi impossibili dalle sanzioni e altro. Il ricorso alla guerra asimmetrica diventa anche in questo caso l’unica soluzione fattibile.

L’Iran ha il più grande arsenale balistico della intera macro zona mediorientale. Gradualmente negli scorsi decenni, “aspettando Godot”, la strategia aerea iraniana ha assunto una nuova dimensione concentrandosi su un sistema in grado di colpire il nemico al di là delle frontiere del Paese. La logica di deterrenza è la risposta asimmetrica al predominio aereo degli altri.

“Noi continueremo a vedere sempre più missili: in un periodo di cinque anni i missili avranno raggiunto un livello massimo di precisione, cosa che permetterà loro di scegliere esattamente quale edificio colpire in Israele. Ehud Barak, Premier Israeliano- 2014.


Gittata dei missili balistici Iraniani, in data odierna. 

Il programma BM gestito direttamente dalle forze aerospaziali dei Pasdaran (RGC) e dalla AIO*: consente una notevole potenza di attacco a distanza, è costituito da un software che gestisce, missili balistici* e droni. E’ un sistema economico, molto rapido e semplice nella esecuzione ed è funzionale a una strategia che prevede l’attacco soprattutto alle infrastrutture nemiche regionali e alle basi militari. La migliore difesa del proprio suolo risiede in una offensiva efficace e rapida che consente a Teheran di destabilizzare e tenere in ostaggio il territorio nemico.

I missili balistici solitamente hanno una testata che va dai circa 700 kg ai 1000 kg di esplosivo, alcuni tipi raggiungono una velocità Mach 9. Il “fiore all’occhiello” sono I Kheibar ipersonici testata di 1.500 kg, velocità Mach 16, possono essere più veloci del suono (errore al bersaglio meno di 30 metri.). La saturazione delle difese nemiche viene celermente ottenuta attraverso il lancio misto di missili balistici e droni (Shahed). La strategia spaziale, richiede l’utilizzo soprattutto di basi terrestri, talvolta mobili, utili al lancio. Anche i missili da crociera* rientrano nella strategia di contenimento attraverso l’attacco. Questi ultimi possono raggiungere testate esplosive sino ai 400 kg, volano ad una velocità ci circa 900 km orari e raggiungono obiettivi anche a 3000 km di distanza, vengono lanciati soprattutto da siti sotterranei fortificati o da unità mobili.

*AIO: organizzazione delle industrie aereospaziali.

* Missili balistici, sistema BM: sono difficili da intercettare perché raggiungono altitudini considerevoli, per poi cadere sull’obiettivo. Possono raggiungere obiettivi sino a 2500 km, hanno una capacità potenziale che raggiungere i 4000 km.

*Missili da crociera: La loro traiettoria è quasi a contatto con il suolo. https://www.ilsole24ore.com/art/iran-contro-israele-differenze-missili-balistici-crociera-e-ipersonici-AGtU9SL#google_vignette

https://www.quotidiano.net/esteri/missili-iraniani-europa-e-italia-h38q7b4x

https://marxist.com/la-guerra-tra-iran-e-iraq-la-creazione-della-repubblica-iraniana.htm

https://comunicazioneitaliana.it/news/df5097a23668a5496dbb96ca5ebb994a

https://www.notiziegeopolitiche.net/il-sistema-missilistico-iraniano-e-la-strategia-del-corto-raggio-che-preoccupa-israele/ https://ilsimplicissimus2.com/2026/08/22/iran-dalla-difesa-allattacco/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=iran-dalla-difesa-allattacco

https://www.unibocconi.it/en/news/airpower-deterrence-and-new-iran-war

https://www.reddit.com/r/geopolitics/comments/jtccb9/why_does_iran_have_such_a_poor_air_force_relative/?tl=it https://www.cesi-italia.org/it/articoli/la-difesa-e-la-dissuasione-nella-strategia-marittima-iraniana

https://www.analisidifesa.it/2026/04/lillusione-delloccidente-e-la-nuova-postura-dellegemone-in-declino/

https://www.startupbusiness.it/iran-netto-svantaggio-aereo-per-teheran-impiegati-jet-guerra-vietnam/154188/

https://www.mediterraneaninsecurity.it/le-guerre-delliran-una-storia-millenaria-che-spiega-i-conflitti-attuali-amm-sq-ferdinando-sanfelice-di-monteforte/

https://it.euronews.com/2025/06/22/sottomarini-avanzati-e-basi-strategiche-ecco-cosa-sappiamo-delle-capacita-navali-delliran

https://lospiegone.com/2020/04/23/la-dottrina-militare-iraniana-la-guerra-ibrida-di-tehran/

https://it.topwar.ru/258529-prichiny-i-nachalo-irano-irakskoj-vojny.html

https://ilfarosulmondo.it/iran-chi-sono-forze-volontarie-basij/

https://www..cesi-italia.org/it/articoli/la-difesa-e-la-dissuasione-nella-strategia-marittima-iraniana

“Tutti i giorni sono Ashura, tutte le terre sono Karbala”.

Nella cultura Scita Iraniana “la lotta tra il bene e il male” assume una valenza particolare e profonda, da cui non si può prescindere per comprendere a pieno questa fetta di Mondo. In questo contesto la figura dell’Imam Husayn, amato nipote di Maometto, ha la stessa funzione rigenerante che spesso troviamo in ambito religioso in varie parti del globo e in vari periodi della storia. Essa si concretizza nel riscatto del bene contro il male e nell’ambita aspirazione di quella comunità a essere tale, senza ingerenze e oppressioni; insieme a una escatologia relativa al concetto di fine dei tempi e di espiazione delle colpe. In questo ambito, nella cultura Scita, il sacrificio (il martirio) assume una valenza che regge l’intero edificio religioso/filosofico, dando una connotazione ben definita alla intera società. Il mito fondativo è la battaglia di Karbala (oggi in Iraq), in cui trovò la morte l’Imam Husayn,” Il Signore dei Martiri.” L’imam, figlio del quarto califfo, si rifiutò di piegarsi al più potente Califfo Yazid. Agli occhi di Husayn il Califfo era un usurpatore corrotto, nemico dei principi dell’Islam. A Karbala (680 d.c.), pur sapendo di andare incontro alla morte, Husayn scelse il martirio e fu trucidato insieme ai suoi 72 compagni da un esercito soverchiante, alcuni parlano di 30000 nemici. Oggi l’Ashura, che si svolge ogni anno a Karbala, celebra il sacrificio di Husayn, il figlio di Fatima.

Alto è il lamento degli Angeli i quali, rivolti a Dio, dicono: “O Signore, questo è Hosseyn, Tuo eletto, figlio del Tuo Eletto e della figlia del Tuo Profeta”. Sul corpo di Hosseyn si contano trentatré colpi di lancia e trentaquattro ferite di spada. Fatima, la madre, Addolorata, nella trasfigurazione mistica dei cieli vede il figlio e invoca il fuoco nero nel quale non entra mai quiete e dal quale tristezza non esce mai. Chiama il fuoco e lo prepara per raccogliere gli assassini del figlio.


Karbala.Moschea dell’Imam Husayn // مَقَام ٱلْإِمَام ٱلْحُسَيْن ٱبْن عَلِيّ 

Il Ribelle: Il Mahdi.

Se i fatti di Karbala segnano indelebilmente l’Islam Scita il quadro assume un aspetto ben definito circa duecento anni dopo. Il tutto ruota intorno alla figura messianica dell’Imam /Mahdī* (869 d.c.) 12º successore designato del Profeta Maometto. L’Imam Muhammad al Mahdi discende dall’Imam Husayn, centinaia di hadith* affermano che egli è la progenie dell’Imam Husayn.

L’Imam Huseyn e l’Imam Muhammad al Mahdi hanno la stessa etica e gli stessi obiettivi: La lotta contro il male a salvaguardia della comunità dei “ben guidati” e il concetto di fine dei tempi: Il contesto storico è quello della lotta tra gli oppressi e gli oppressori.

“O gente del mondo, io sono l’Imam ribelle. O gente del mondo, io sono il vendicatore. O gente del mondo, mio nonno* Husayn fu ucciso mentre aveva sete. O gente del mondo, mio nonno fu lasciato senza vestiti. O gente del mondo, hanno profanato il corpo di mio nonno.”

Il sacrificio di Huseyn e l’avvento del Mahdi sono l’essenza del ciclo salvifico che si concretizzerà nel giorno della vittoria finale e nell’apoteosi della verità e della giustizia. “Il Mahdi arriverà alla Mecca e il suo appello attraverserà tutti i continenti, proclamando che sarà lui a difendere gli oppressi.” Il Mahdismo, negli ultimi secoli, ha assunto anche una funzione fortemente anticoloniale. In Somalia, in Sudan e anche altrove le confraternite religiose si ribellarono soprattutto alla presenza Inglese, erano guidate da esponenti religiosi che si proclamavano Mahdi. Epica la figura del “Mullah* pazzo”, così definito dagli Inglesi.

Nella teologia Islamica l’Imam Muhammad al Mahdi è definito come “Imam occulto”, gli sciti ritengono che non sia morto. Per sottrarsi ai suoi potenti nemici e per volontà di Dio si è nascosto, continuando a vivere in questo mondo. L’occultamento giungerà a termine quando l’Imam Mahdi comparirà all’umanità, accompagnato dal profeta Isa (Gesù Cristo), per affermare la giustizia nel mondo. La figura del Mahdi, come messia, è presente anche nel mondo sunnita, ma in termini diversi.

*Mahdi- Messia. Imām-e Zamān” che significa “Guida del Tempo”.

*Hadith- Sono i detti sui comportamenti e le parole di Maometto. Dopo il Corano,rappresentano la seconda fonte della legge islamica.

*Nonno-progenitore

* Mullah-Teologo

La Taqiyya.

Il Mondo scita, attraverso l’Imam Husayn e l’Imam Mohammad al Mahdi, crea un quadro di riferimento basico che determina il pensiero e l’agire, anche odierno. Il tutto si concretizza, diventando quotidianità, nella Taqiyya, intesa nel senso comune come il nascondere o rinnegare la fede e la propria cultura, pur conservandole, per sottrarsi da un grave pericolo. La Taqiyya permette anche di occultare o depistare le reali intenzioni della comunità di fronte ad una guerra contro un nemico temibile. La Taqiyya per essere efficace ha bisogno ovviamente di pazienza ma soprattutto necessita di una resilienza organizzata che ne diventa la vera forza propulsiva. Questa prassi non è presente solo tra gli Sciti, è menzionata anche nel Corano in quei casi in cui un essere umano è in pericolo.

La Taqiyya, In una accezione estensiva, assume la forma di vera e propria diplomazia tesa a preservare e proteggere.

Le vicende di Husseyn e in particolare il suo ruolo di ribelle contro gli oppressori verranno riprese nel corso degli anni 70, del secolo scorso, da colui che viene considerato l’ideologo della Rivoluzione Iraniana del 1979:il Terzomondista Ali Shariati; la sua proposizione, non clericale e rivoluzionaria, ispirò i Mujaheddin del popolo, altra componente della rivoluzione del 79. Shariati afferma che la proprietà privata e “l’ideologia della guerra” sono la deriva del genere umano e come tali vanno combattute. Lo studioso, in riferimento ad Husayn, valorizza il valore assunto dalla lotta di classe tra oppressori e oppressi, insieme alla richiesta di giustizia sociale. Shariati considera il martirio come atto rivoluzionario auspicando il ritorno del Mahdi. L’ideologo guarda alle origini dell’Islamismo, valorizzandone l’identità religiosa in funzione anti imperialista, al fine di creare una società senza classi e senza soprusi, che si identifica nella escatologia islamica di fine dei tempi e di espiazione delle colpe. Shariati morirà nel 1977, quella rivoluzione la percepì ma non la vide.

https://ilfarosulmondo.it/ashura-visione-politica-islam-sciita/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/24/iran-ashura-resistenza-sciita-notizie/8426047/

https://www.barbadillo.it/39131-storie-di-p-buttafuoco-il-martirio-di-hosseyn-nipote-di-maometto-tradito-dalla-sua-comunita/

https://al-islam.org/message-thaqalayn/vol-15-no-3-autumn-2014/connection-imam-mahdi-imam-husayn-p-1-shomali/connection-between-imam-mahdi-imam-husayn-part-1 https://al-islam.org/message-thaqalayn/vol-15-no-3-autumn-2014/connection-imam-mahdi-imam-husayn-p-1-shomali/connection-between-imam-mahdi-imam-husayn-part-2 https://afosa.org/deep-connection-imam-mahdi-as-imam-husayn-as/

https://www.irancultura.it/nascita-imam-mahdi-aj/

https://al-islam.org/shiite-encyclopedia/al-taqiyya-dissimulation-part-1 https://islamshia.org/taqiyyasuo-significato-ed-origine-seyyed-murtada-muhri/?doing_wp_cron=1786460218.6414370536804199218750

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