
Santo Padre, sono un credente che ha ascoltato con gratitudine il Suo discorso al Meeting di Rimini.
Le Sue parole sulla pace, sulla giustizia e sulla dignità dei popoli sono state un dono prezioso in un tempo attraversato da paure, conflitti e disorientamento. In particolare, mi hanno colpito due frasi che considero decisive: “Il falso realismo riarma le menti, le parole e le nazioni.”
“I rapporti di potere ingiusti sono alla radice di povertà, diseguaglianze, guerra e disastri ambientali.” Sono parole vere, profonde, profetiche.
Ma proprio perché sono così importanti, vorrei chiederLe con rispetto e con affetto di aiutarci a tradurle in un linguaggio più diretto, comprensibile alle comunità cristiane e ai cittadini che vivono ogni giorno le conseguenze di un mondo che scivola verso guerre permanenti e rischi di escalation nucleare.
Santo Padre, oggi non siamo davanti a un pericolo astratto:
le guerre si moltiplicano, il riarmo cresce ovunque, le spese militari divorano risorse per i poveri, le potenze globali competono per mercati e territori, la minaccia nucleare torna a essere reale. In questo contesto, le Sue parole sono una luce.
Ma abbiamo bisogno che quella luce sia chiara, concreta, comprensibile, perché le comunità cristiane possano riconoscerla, farla propria e trasformarla in impegno.
Quando Lei parla di “falso realismo”, noi vediamo:
la retorica che giustifica il riarmo come inevitabile;
la convinzione che la pace sia un’ingenuità;
la cultura che crea nemici per alimentare poteri e profitti.
Quando Lei parla di “rapporti di potere ingiusti”, noi vediamo:
economie che producono povertà e diseguaglianze,
tecnologie e finanza che diventano “business della morte”,
decisioni prese lontano dai popoli, ma che ricadono sui più fragili.
Santo Padre, come credente e come cittadino impegnato nella difesa della pace, Le chiedo di continuare a parlare con forza, ma anche con parole che arrivino dritte al cuore delle comunità, senza possibilità di interpretazioni ambigue così come dirette e comprensibili sono state invece le Sue parole:
“Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”
Sono parole chiave e credo che siano le più politiche, le più radicali e le più costituzionali del Suo discorso, perché non vanno interpretate in quanto mettono la dignità umana prima di ogni costruzione di potere.
Prima di confini, in un tempo di muri, respingimenti, CPR e confini armati, queste parole sono un atto politico e spirituale di enorme forza con quale Lei afferma che la dignità umana viene prima della geopolitica, prima degli interessi nazionali, prima delle logiche di sicurezza affinché i confini non si trasformino in luoghi di morte.
Ci ricorda, Santo Padre, che la pace non è un concetto astratto che non si difende chiudendo i confini, ma rimuovendo le cause che costringono le persone a fuggire.
Abbiamo bisogno che la Chiesa, attraverso la Sua voce, dica con chiarezza che:
il riarmo non è una soluzione, che la guerra non è inevitabile, che la pace è un dovere politico e morale e che
la giustizia sociale è la prima forma di sicurezza;
la dignità dei popoli viene prima degli interessi delle potenze.
Santo Padre, grazie per il coraggio con cui ha indicato la radice dei conflitti.
La preghiamo di continuare a farlo con parole sempre più limpide, perché il mondo ha bisogno di una voce che non solo ispiri, ma che orienti, illumini, risvegli.
Come attivista del Comitato che difende l’Articolo 11 della Costituzione “L’Italia ripudia la guerra” sono al Suo fianco.
La pace non è un sogno:
è un compito.
E oggi, più che mai, abbiamo bisogno che la Chiesa lo dica con la forza della verità e con la semplicità del Vangelo.
Con gratitudine e con speranza,
Matteo Magnisi
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Al Comitato “Art.11 – L’Italia ripudia la guerra – OdV”
Un gesto gratuito che dà voce alla pace.
Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)




