
Chi siamo, cosa vogliamo, perché è urgente agire
1. Le nostre radici: la Costituzione come bussola
Il nucleo promotore del Comitato “Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra” si coagula nella primavera del 2023, in occasione della campagna di raccolta firme per i referendum contro l’invio di armi e per la sanità pubblica, sulla base di una convinzione semplice ma radicale: la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, non è un testo d’archivio. È una promessa ancora viva, e oggi tradita.
L’articolo 11 è inequivocabile: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Eppure l’Italia invia armi, finanzia conflitti, partecipa a una corsa al riarmo, è cobelligerante, contraddicendo nel profondo lo spirito e la lettera di quel testo fondativo.
Il Comitato nasce per riconsiderare la Costituzione come vincolo giuridico e morale per la nostra Repubblica.
Il comitato è sin dalle origini unitario e plurale: sulla base inequivocabile del ripudio della guerra, unisce persone provenienti da pratiche, fedi, culture, percorsi politici, di cittadinanza attiva e sindacali diversi, nel comune intento di lotta per la Pace.
2. Contesto della “terza guerra mondiale a pezzi” nel quale si muove il Comitato Art.11. Necessità e urgenza di un ampio movimento di massa contro la guerra e per la pace
La formula della “terza guerra mondiale a pezzi”, impiegata da papa Francesco nella commemorazione del centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, sintetizza magistralmente la fase storica in cui è entrata oggi l’umanità: i diversi conflitti armati che insanguinano il mondo in tempi e luoghi diversi sono pezzi di un’unica guerra mondiale. Il carattere fondamentale di essa, pur nella diversità di situazioni e motivazioni immediate, è nello scontro tra:
- “Mondo unipolare dell’Occidente a guida USA”: i Paesi e le forze economico-finanziarie, politiche e militari arroccate a difesa dei privilegi di una minoranza, ottenuti attraverso il ricorso alla violenza del colonialismo, dell’imperialismo e del sionismo, di un ordine mondiale fondato sul razzismo, il suprematismo bianco, lo sfruttamento dei popoli e la rapina delle loro risorse, lo scambio ineguale, il doppio standard del diritto internazionale e dei diritti umani, la pretesa di imporre con l’embargo e, se non basta a piegare un paese, con la più spietata ferocia dell’aggressione militare, l’unico modello di civiltà, cultura, sistema politico e sociale dell’Occidente;
- “Mondo multipolare” di Paesi e popoli che, per vie anche notevolmente diverse, cercano di imboccare un proprio autonomo cammino nella storia mondiale, basato sulla propria cultura, tradizioni, civiltà, generate dallo sviluppo ineguale della storia e della geografia dei popoli del mondo, per costruire un ordine internazionale più equo, libero dal dominio, dallo sfruttamento e dalle imposizioni dell’imperialismo e del neocolonialismo, nella prospettiva di una comunità dal futuro condiviso per tutta l’umanità.
L’Italia è oggi collocata pienamente nel campo dell’Occidente ed è parte attiva della guerra mondiale in corso, nel sostegno militare, economico, politico, diplomatico, culturale alla guerra antirussa, alla azione genocida di Israele, agli embarghi contro Venezuela, Cuba, Iran.
Per fermare la guerra mondiale che si intensifica sempre più pericolosamente di giorno in giorno, e rovesciarne la tendenza, occorre una mobilitazione unitaria, determinata, forte, ampia e articolata dei movimenti della pace.
A differenza del passato, quando i movimenti della pace avevano assunto carattere di massa, la mobilitazione in Italia, pur crescendo in intensità nell’estate-autunno 2025 contro il genocidio del popolo palestinese compiuto da Israele, è tuttora frammentata, divisa, limitata ancora a piccoli gruppi, e sostanzialmente incapace di condizionare le scelte politiche e incidere sul corso degli eventi. Le ragioni dell’attuale debolezza dei movimenti della pace sono molteplici, ma possiamo indicarne due principali:
- L’indebolimento del tessuto connettivo e della forza ideologica delle grandi organizzazioni di massa quali sindacati, partiti, associazioni nazionali con ampio seguito (ad esempio ARCI, ANPI) che avevano in decenni passati dato un notevole supporto organizzativo alle manifestazioni pacifiste su scala nazionale (ad esempio la manifestazione a Roma del febbraio 2003 contro l’aggressione USA all’Iraq, con la partecipazione di oltre 1 milione di persone).
- Una parte consistente dei movimenti per la pace è subalterna alle narrazioni ideologiche dominanti, di cui la russofobia, la sinofobia (come in passato l’islamofobia) sono oggi parte non secondaria, e rimuove il carattere fondamentale della terza guerra mondiale a pezzi (lo scontro tra neocolonialismo e anticolonialismo), finendo con l’accettare e sostenere anche la cobelligeranza italiana nella guerra contro la Russia, in violazione dell’art.11 della Costituzione.
3. Da dove veniamo: una storia di impegno concreto
In pochi anni di attività, il gruppo promotore del Comitato ha operato nel territorio barese e in tutta la Puglia, con alcuni risultati tangibili:
- Oltre 7.200 firme raccolte in provincia di Bari per i referendum contro l’invio di armi e a difesa della sanità pubblica – in un clima politico decisamente controcorrente.
- Una lettera critica al Presidente Mattarella, per aver ignorato nel discorso di fine 2023 il genocidio dei palestinesi, che ha raccolto in pochi giorni migliaia di adesioni.
- La petizione al Parlamento contro il rinnovo del decreto di invio di armi a Kiev (gennaio 2025), promossa insieme con PeaceLink e firmata da centinaia di personalità della cultura, della scienza e dell’accademia.
- La petizione ai parlamentari (marzo 2025) contro il riarmo europeo di 800 miliardi annunciato da Von Der Leyen; a sostegno di essa per diversi mesi è stato attivo due giorni a settimana un gazebo di raccolta firme al centro di Bari.
- Decine di conferenze, dibattiti, presentazioni di libri, proiezioni di video a Bari e in tutta la regione: un lavoro paziente di contro-informazione e formazione critica.
- Al fine di tradurre sempre in proposta politica l’indignazione contro la guerra e l’opposizione al riarmo, sono in cantiere:
- Una bozza di Proposta di Legge ordinaria di iniziativa popolare (LIP) che vincoli il Parlamento a contenere le spese militari entro il limite dell’1,5% del PIL (su cui si sono attestate nel 2024).
- Una nuova petizione al Parlamento che di fronte alla grave crisi economica incombente sostiene la necessità di fermare la corsa al riarmo, ridurre la spesa militare, cessare ogni invio di armi e denaro per la guerra contro la Russia.
4. Come siamo organizzati: trasparenza e partecipazione
Il Comitato si è ora costituito formalmente come Organizzazione di Volontariato (ODV) ai sensi del D.Lgs. 117/2017, senza scopo di lucro. I suoi organi – Assemblea dei soci, Consiglio Direttivo, Presidente – sono elettivi e le cariche sono gratuite. Possono aderire al Comitato singoli cittadini, organizzazioni, movimenti, associazioni, partiti che ne condividano le finalità. Il pluralismo delle soggettività interne è riconosciuto e valorizzato, dentro una cornice di obiettivi fondamentali chiari e condivisi. I volontari sono il cuore dell’organizzazione: ogni contributo – attraverso i gruppi di lavoro in cui si articola l’attività del comitato – nei limiti delle capacità e disponibilità di ciascuno, è prezioso e necessario.
5. La rete: costruire un reale movimento di massa
Il Comitato non agisce in solitudine. È parte fondativa del Coordinamento NORiarmo, insieme a PeaceLink e al Coordinamento per la pace di Milano: una rete nazionale che si riunisce con cadenza periodica e coinvolge comitati e associazioni su tutto il territorio italiano.
Il Coordinamento NORiarmo è presente anche nel network europeo StopRearm Europe e collabora con il Coordinamento NO-NATO e l’associazione “Multipopolare”. Si muove – come il Comitato – con uno spirito rigorosamente unitario e inclusivo: massima apertura alla partecipazione consapevole di chiunque ne condivida gli obiettivi fondamentali.
L’obiettivo è costruire un reale movimento di massa contro la guerra e il riarmo: i Nuovi P-artigiani della Pace.
6. Cosa chiediamo: le richieste al Parlamento
Il Comitato ha tradotto i propri obiettivi politici in richieste concrete, indirizzate al Parlamento italiano attraverso due petizioni ufficiali (Allegati B e C allo Statuto):
- Bloccare ogni ulteriore aumento delle spese militari e respingere il piano ReArm Europe da 800 miliardi.
- Fermare l’invio di armi in Ucraina.
- Favorire attivamente un processo di pace negoziato in Ucraina.
- Rompere le relazioni con Israele finché il genocidio non cessi e non vengano applicate sanzioni internazionali.
- Promuovere il disarmo e il ripristino del trattato di messa al bando degli euromissili.
- Riorientare le risorse verso lavoro, sanità, scuola e welfare: i veri pilastri della sicurezza sociale.
Un appello a chi vuole fare la differenza
Viviamo in un momento storico che non ammette indifferenza. La guerra mondiale “a pezzi”, secondo l’efficace espressione coniata da Papa Francesco, coinvolge ora a pieno i paesi dell’Europa. Israele e Stati Uniti hanno violato ogni diritto internazionale e stanno portando il mondo sull’orlo della catastrofe. L’Europa spinge al riarmo ma il riarmo smantella il welfare e alimenta lo stato di guerra. Il genocidio dei Palestinesi si consuma ancora sotto i nostri occhi. Venezuela, Cuba, Iran, Libano, stanno subendo attacchi violenti e ingiustificati. Lo stretto di Hormuz è la nuova porta dell’inferno. In questa situazione grave e pericolosa, ogni persona consapevole ha la responsabilità di attivarsi.
Il Comitato “Articolo 11” offre uno spazio di impegno concreto, radicato nei valori costituzionali, aperto a tutti coloro che credono che la pace non sia un’utopia, ma una scelta politica possibile – e necessaria.
L’organizzazione è oggi più che mai necessaria per impegnare al meglio le capacità di ciascuno e contribuire allo sviluppo del movimento di massa contro la guerra e il genocidio.
Unisciti a noi.
Comitato “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra – Bari”
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