
Rubrica periodica a cura di Enzo Telarico 22/10//2026
Il Punto
L’Acqua, il fuoco, la terra. L’onnivoro Israele ingurgita l’acqua degli altri, incendia e brucia coltivazioni ed essere umani, si impossessa della terra, non sazio progetta il proprio futuro sulle ceneri e sulla devastazione. L’ Arabia Saudita assiste al crollo delle proprie certezze, sbanda sotto i colpi degli Houti e chiede invano aiuto. L’intero mondo Arabo, quello delle oligarchie, è destabilizzato ed entra in una crisi irreversibile, gli equilibri internazionali rapidamente cambiano. Trump ha il “fiato corto” non se la sente di intervenire, preferisce fare altro e lanciare di tanto in tanto anatemi contro gli Iraniani. L’Europa attende, intanto si conferma come primo partner commerciale di Israele. Il nostro Paese si preoccupa, Crosetto afferma che “probabilmente ci attiveremo”.
GAZA
La profanazione dei morti e dei vivi.
La Striscia di Gaza è rasa al suolo dai bulldozer israeliani “senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”. Circa 10 mila corpi smembrati e irriconoscibili che diventano pasto per cani e gatti randagi. A Gaza ci sono 61 milioni di tonnellate di macerie e per rimuoverle serviranno dai sette ai dieci anni e vari miliardi di dollari, serpenti e scorpioni nelle tende dei profughi: A Rafah, città ai confini con l’Egitto, google maps dall’alto ci consente di vedere quello che rimane; macerie, solo macerie. Sono migliaia gli orfani in condizioni di sopravvivenza, traumatizzati per il resto della loro vita, se ci sarà. Le scuole distrutte, la ricchezza culturale del popolo Gazawi azzerata; è il genocidio in diretta. Scarseggiano gli aiuti umanitari, solo il 30% raggiunge Gaza, Israele seleziona i prodotti da fare entrare, alcuni sono introvabili come l’olio, e intanto impedisce alla polizia Palestinese l’addestramento. In questo contesto Trump pensa ai futuri investimenti e alle improbabili basi militari da insediare nella zona di Rafah. Gli Israeliani, dal 7 ottobre, hanno violato 5147 volte il cessate il fuoco, provocando la morte di 1421 Palestinesi, quasi 200 i sequestrati.Diventa pratica sistematica l’utilizzo di droni per colpire civili, omicidi perpetrati nella certezza del non doverne rispondere e negli ultimi giorni gli Israeliani hanno intensificato gli ordini di evacuazione con o senza preavviso, è crollato un palazzo precedentemente colpito dagli Israeliani provocando decine di morti tra i rifugiati. Anche i pazienti che avevano avuto l’autorizzazione per le cure in Egitto vengono selezionati e ridotti da 136 a 61.
La resilienza.
Vista l’attuale situazione di emergenza alimentare e di difficoltà nel reperimento dei prodotti, viene proposta la cucina Palestinese della sopravvivenza e della resistenza. La proposta e di Shayma Hamad, attivista e cuoca originaria di Ramallah, consiste nel recupero di un testo, che valorizza i prodotti autoctoni, del 1936 “How to cook in Palestine”, libro considerato il primo ricettario israeliano nonostante sia stato pubblicato quando ancora Israele non era nato.
https://www.lapresse.it/video/2026/09/03/netanyahu-a-gaza-israele-controlla-il-60-della-striscia/
CISGIORDANIA
La terra brucia.
A Nablus come a Birzeit e Burqa; Demolizioni di case, veri e propri pogrom contro i residenti Palestinesi, abitazioni bruciate, distruzione dei campi fertili e soprattutto degli ulivi in una sorta di negazione dei postulati biblici che vietano la distruzione degli alberi da frutto nei conflitti, è incontenibile il furore dei coloni. Tanto da costringere l’inascoltato Presidente Americano a intervenire ordinando lo sgombero degli insediamenti illegali, ma i coloni sono ancora tutti li. Occupano le sorgenti naturali utilizzate dai Palestinesi per il fabbisogno quotidiano e l’irrigazione, nel 2026 i coloni hanno danneggiato, distrutto o sequestrato circa 160 strutture idriche e igienico-sanitarie nelle comunità palestinesi. Secondo Netanyahu “si tratta di pochi coloni facinorosi”
Il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas chiede agli USA di impedire l’annessione della Cisgiordania per impedire ulteriori sfollamenti”, la risposta tarda ad arrivare.
https://www.notizie.it/cisgiordania-occupata-pogrom-demolizioni-di-case-e-attacchi-dei-coloni/
LIBANO
“La gente resta qui e assiste alla distruzione”.
Israele continua a bombardare quotidianamente e con estrema violenza il sud del Libano .il Ministero della salute afferma che “dal 2023 sono più di diecimila i morti, ci sono edifici civili distrutti, decine di migliaia di persone che hanno perso le loro case, c’è chi vive o ha trascorso dei periodi vivendo in macchina. Tantissimi danni e tantissimi morti. La gente resta quie assiste alla distruzione, ci dicono”. Documentati 23 episodi in cui la IDF ha impiegato munizioni al fosforo bianco nel 2026.Israele occupa l’altura di Ali Al Taher sollevando timori per la permanenza e la penetrazione dell’avanzata israeliana.
Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese, ha dichiarato che “Israele sta cercando di cancellare la memoria collettiva del Libano attraverso la distruzione dei suoi villaggi, città e paesi, avvertendo che l’unità e la pace civile del paese rimangono minacciate”.
Nasce un centro per l‘aiuto e la tutela delle lavoratrici migranti, è gestito dal vicariato di Beirut.
ISRAELE
Tra progetti per il futuro e crimini del presente.
Se Netanyahu ha affermato che “Israele controlla il 60% della striscia di Gaza e questa potrebbe non essere la fine.” Ben Gvir pensa al futuro: ha presentato un piano finalizzato alla emigrazione volontaria dei palestinesi da Gaza. il progetto ‘Disimpegno 710’, propone il trasferimento di 1,8 milioni di palestinesi in sette anni. Comprensivo di alloggio e lavoro per i primi due anni. Queste due dichiarazioni prospettano una quotidianità di mera sopravvivenza e una prospettiva di sradicamento e deportazione. La ONG Israeliana B’T Salem ha dichiarato che “Tel Aviv sta portando avanti un progetto di eliminazione in Cisgiordania, lavorando sistematicamente per smantellare la vita collettiva dei palestinesi nei territori occupati”.
La politica estera
Si rafforza l’asse Israele – Marocco mentre in Sudan il governo di Tel Aviv fornisce armi ai tagliagole che un tempo si chiamavano Janjaweed. In Siria, Israele bombarda la zona sud occidentale, oggetto del contendere, distrutte abitazione e un insediamento militare; La Turchia non reagisce. L’india tra il 2021 e il 2025 è diventato il primo cliente dell’industria bellica israeliana (29% dell’export), solo un secondo posto per quanto riguarda l’importazione mondiale di armi pesanti, sempre con il partner Israeliano. Nuove ombre su Netanyahu: vari servizi segreti esteri sostengono di avere avvisato Israele a proposito del 7 ottobre, senza alcuna risposta.
La cultura.
Il ministro della Cultura israeliano ha annunciato l’intenzione di avviare le procedure per revocare la cittadinanza ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, autori di NAZA. Come “un videogioco” e “follemente divertente”. Così’ è definita la profilazione dei palestinesi da parte dello IDF.
MEDIORIENTE in fiamme.
L’ Arabia traballa.
Nuove tensioni nel cuore della produzione mondiale di risorse energetiche, attaccate varie infrastrutture in Arabia Saudita tra cui impianti di produzione e raffinerie. L ‘attività dell’oleodotto Est-Ovest in Arabia Sauditaè statasospesa dopo che l’impianto “è stata oggetto di diversi attacchi provenienti dal territorio Iracheno”. La ripartenza avviene a ritmo ridotto, lasciando aperta la questione delle forniture di greggio dal porto di Yanbu sul Mar Rosso.
L’importante terminale di Yanbu sul Mar Rosso è seriamente compromesso: Ora Riad è quasi del tutto isolata dalle rotte del commercio energetico internazionale. Le riserve mondiali sono drasticamente ridotte: Riyadh ha comunicato all’OPEC che la produzione è scesa di 1,9 milioni di barili al giorno il mese scorso, attestandosi a 6,238 milioni di bpd. Il paese, che era il principale esportatore di petrolio al mondo prima della guerra, ha ridotto le sue esportazioni a 3,2 milioni di barili al giorno, il livello più basso degli ultimi 13 anni. Il calo ha avuto effetti in tutto il mondo, con il prezzo del petrolio in continuo aumento. Tanto da indurre l’Arabia Saudita a pensare di interrompere le forniture di petrolio greggio alle raffinerie europee. Nel tentativo di esportare qualcosa l’Arabia Saudita trasporta il petrolio fino il Golfo di Oman e poi lo trasferisce con piccole imbarcazioni sulle petroliere. Intanto il Paese Arabo, scopre 110 milioni di tonnellate di rocce aurifere, quando si dice le coincidenze, il tutto accade poco dopo l’accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. L’Arabia Saudita spende annualmente più di 60 miliardi per le Forze Armate, contro i circa 30 dell’Iran.
Yemen, l’Arabia Felix.
Lo scenario del conflitto si complica.
L’imponente avanzata degli Houti sino a Bab El Mandeb (isole comprese) consente, più di prima, al Paese in guerra di mettere in crisi il traffico internazionale che passa attraverso il canale di Suez, non si tratta solo di prodotti petroliferi ma anche di beni di consumo, elettronica e soprattutto fosfati e fertilizzanti. In questo contesto, Sana’a “ha ribadito il proprio impegno nel rispetto degli obblighi internazionali relativi alla libera navigazione nel Mar Rosso, esortando al contempo gli attori internazionali responsabili della sicurezza marittima a esercitare pressioni su Riyadh affinché ponga fine alla militarizzazione della regione da parte delle sue forze alleate”.
Gli Houti liberano tutti i prigionieri, si impossessano di carri armati e altro vario materiale bellico e vengono acclamati come liberatori da tutte le tribù. La crisi sta modificano profondamente le rotte mondiali: “nell’agosto 2026 hanno attraversato Bab El-Mandeb 273 portacontainer, contro 674 dell’agosto 2023: una riduzione del 59,5%. Considerando insieme Suez e Bab El-Mandeb, il traffico risultava inferiore del 44,1% rispetto ai livelli dell’agosto 2023, l’Egitto è tra i Paesi più esposti. Nel 2023 il Canale di Suez aveva registrato 26.434 transiti e ricavi per 10,25 miliardi di dollari già nel 2024 le navi sono scese a 13.213 e i ricavi a 3,99 miliardi”. Sono 93.864 le persone recentemente sfollate in Yemen a causa del conflitto in corso, lo riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Intanto vengono attaccate basi aeree Saudite tra cui King Khalid e altri siti geostrategici del Paese, l’Arabia Saudita risponde bombardando Mokha. Gli Houtihanno assicurato sia Washington sia la Unione Europea che non attaccheranno le loro navi nel Mar Rosso. Anche Gibuti coinvolto nella bagarre, il Paese con circa 1 milione di abitanti si affaccia su Bab El Mandeb e questo lo rende facilmente appetibile. La recente avanzata degli Houti apre una crisi nel neonato Patto della Mecca, nonostante una clausola di difesa collettiva è complesso cercare di applicarla.
https://www.notizie.it/yemen-gli-houthi-filo-iraniani-conquistano-mocha-e-minacciano-il-mar-rosso/
La Siria del futuro e l’Iraq del presente.
Il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani ha dichiarato chela Siria sta lavorando per una “soluzione diplomatica” con Israele. Per la prima volta un capo di Stato siriano partecipa al Dubai l’Arab Media Summit; presentato il progetto “La Siria del futuro“. Mentre l’ennesimo sabotaggio di un gasdotto ha interrotto il flusso di gas utile alle centrali elettriche e l’Isis rispunta fuori nella disputa guerreggiata. Intanto le donne curde Siriane che hanno combattuto anche contro l’ Isis hanno un destino a dir poco incerto.
Siria e Turchia stanno discutendo sulla presenza militare turca nel nord-ovest del territorio siriano, da sottoporre all’approvazione del Parlamento di Damasco. Intanto Erdogan all‘Onu afferma che “Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca”.
In Iraq le cose non vanno bene: Bagdad a causa della guerra e del conseguente blocco delle esportazioni è costretto a svendere il petrolio non raffinato con forti sconti…e anche qui le coincidenze fanno la differenza, Abu Dhabi lo raffina, comprandolo a prezzi stracciati, e poi lo vende con grandi introiti.
Nel 2023 Il fedele alleato Emiratino avrebbe “spifferato” al premier Israeliano di un possibile attacco di Hamas previsto per il 7 ottobre, ovviamente prima che avvenisse, Netanyahu ha fatto “orecchio da mercante”.
E gli Stati Uniti sono alla ricerca di un nuovo porto per la v flotta, dopo che la base in Bahrein è di fatto impraticabile.
USA
“Grande è la confusione sotto il cielo”
Il conflitto con l’Iran che è già costata oltre 38 miliardi di dollari agli Stati Uniti è ritornato a infiammarsi: Il Pentagono ammette che la base della V flotta in Bahrein è inutilizzabile La catena di approvvigionamento della Marina USA è quasi senza accesso alle basi regionali, compromettendo la permanenza delle unità nella zona, secondo le stime del CBO servono circa 4 miliardi di dollari per sostituire gli apparati militari distrutti nella guerra contro l’Iran, intanto Il Segretario all’Esercito degli Stati Uniti, Dan Driscoll, ha rassegnato le dimissioni. Mentre si discute sulla necessità di ridurre le basi: Bessent ha una sua particolare visione della situazione: “Washington intende “asfissiare” il regime iraniano. Il blocco sta funzionando come non abbiamo mai visto prima”. Per quanto riguarda Hormuz prevede “rotte alternative attraverso oleodotti che non richiederanno più il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto”. Intanto Il Presidente Americano ha respinto la proposta Iraniana sul cessate il fuoco di sette giorni, ha inoltre dichiarato di voler riprendere i bombardamenti sulla Repubblica Islamica dopo le elezioni.
Nonostante le pressioni dell’Arabia Saudita, Trump non interverrà nella questione Yemenita, lasciando solo o quasi il Paese Arabo. Intantol’esercito Usa ha annunciato di avere completato il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq, la missione era durata 12 anni e intanto lo scatenato ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, minaccia gli Inglesi nel caso applichino le sanzioni commerciali contro Israele.
Programma Foreign Military Financing (FMF): Intesa di 2,8 miliardi di dollari per trasferire a Israele 40.000 bombe da 2.000 libbre, ogni ordigno contiene 900 kg di esplosivo, ma è una normale transazione? La risposta è no, il pacchetto si basa sul prelievo fiscale dei cittadini Americani che viene inviato a Israele che a sua volta lo riutilizza per comprare armamenti Americani. Intanto Il dipartimento di Stato americano ha venduto 48 F-35 a Ryad per 24,3 miliardi di dollari, questa transazione presenta dei rischi, in quanto l’Arabia Saudita ultimamente si sta avvicinando molto ai Cinesi, il dibattito è in corso.
Europa.
Tra ignavia e grandi accordi con Israele.
Maxi accordo tra Grecia e Israele, rafforzato lo scudo difensivo del Paese, spesa di 3.5 miliardi di dollari. L’accordo definito “Scudo di Achille”prevede un forte coinvolgimento dell’industria Greca e consente a Tel Aviv di trovare una soluzione agli embarghi commerciali a cui è sottoposto
Anche la Serbia partecipa al “Grande gioco”, le esportazioni serbe di armi verso Israele sono passate dai circa 3 milioni di dollari del 2023 a oltre 130 milioni del 2025. Belgrado sta per acquistare dagli Israeliani tecnologia di alto livello,c’è un accordo da 1, 6 miliardi con la israeliana Elbit Systems. Solo 930 milioni sono gli introiti della Germania per l’esportazione di armi verso Israele, però è un solo semestre,invece la UE si limita all’adesione alla campagna di pressione contro l’Iran da parte degli Stati Uniti.In controtendenza il Regno Unito che vieta l’importazione di merci proveniente dagli insediamenti Israeliani in Cisgiordania. Complessivamente l’Europa è il primo partner commerciale di Israele (31,7% del commercio totale del Paese) con il 33% nelle importazioni e il 29% nelle esportazioni. Nel rapporto del Global Echo Litigation Center (organizzazione palestinese per i diritti umani) si afferma anche che su 5900 spedizioni da Israele verso la UE oltre il 17% proveniva dagli insediamenti.
Il governo Meloni non compare tra i Paesi che hanno imposto sanzioni agli insediamenti in Palestina. Però si dà da fare lo stesso; Crosetto ha annunciato di aver “deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea) a stabilire se le navi possono passare o meno. “Probabilmente ci attiveremo in modo tale che lenavi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che laburocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi”. Intanto gli Houti precisano che il blocco riguarda le navi Saudite e non altre. Lo stretto di Bab El Mandeb mette alle strette l’Europa e soprattutto il nostro Paese, infatti da quella parte arrivano merci dallo Oriente, in particolare dalla Cina, verso l’Europa; chiuderlo è un problema più Europeo o Cinese che Americano. Intanto il nostro Paese sempre più ossequioso verso alcuni partner logistico/commerciali non si lascia sfuggire l’occasione di ribadire il proprio ruolo:“C’è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado, c’è stata una condanna, peraltro prevista, ma non cambiano i rapporti con l’Egitto”questo da parte di Tajani sul caso Regeni.
La Francia mancava all’appello, prontamente Macron dichiara che manderà truppe in Arabia Saudita in difesa delle installazioni petrolifere. E Cipro non dorme sonni tranquilli, alla vecchia contrapposizione tra Grecia e Turchia si sostituisce quella nuova tra Turchia e Israele.
https://www.lettera43.it/piano-crosetto-navi-italiane-bab-el-mandeb-senza-aspettare-ue/
IRAN-
La resistenza continua.
L’Iran preferisce che Trump non arrivi ad una soluzione in tempi brevi acuendo così la sua crisi di immagine, fatto che potrebbe avere un ruolo incisivo anche nelle prossime elezioni di midterm. Intanto nello Stretto ci sono navi colpite e danneggiate da una parte e dall’ altra dei contendenti. Secondo Rezaei, un funzionario Iraniano, “Le navi vengono individuate e regolarmente prese di mira dalle forze armate Iraniane”. L’Iran ha dichiarato di aver attaccato dieci navi dopo l’affondamento di cinque petroliere iraniane, una nave ha preso fuoco, con relativo sversamento di fuel oil. Altri attacchi si sono verificati nel Golfo Persico e in quello di Oman.” Secondo dati Kpler, in agosto dai porti iraniani sono stati caricati circa 260 mila barili al giorno, l’80% in meno rispetto agli 1,7 milioni di agosto 2025 e oltre la metà in meno dei 740 mila barili giornalieri di luglio”. Uno sguardo al passato: Prima della guerra dallo Stretto passavano circa 125 navi al giorno, a settembre 26 sono passate tra le 10 e le 15 imbarcazioni giornaliere. La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, ha intanto ribadito l’intenzione di difendere i propri rapporti commerciali con Teheran. Intanto le guardie della rivoluzione si preparano a interrompere nella macro zona i cavi sottomarini in fibra ottica.
L’Iran ha presentato tre proposte allo SCO di Shanghai tese a consolidare tra i Paesi membri la cooperazione economica e energetica.
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)





Bellissimo drammatico racconto :vero ,intenso, partecipato e coinvolgente.
PS:Vanno ricordati i 74000 morti prima della cosiddetta “tregua” di un anno e mezzo fa.Complimenti Enzo.