RAPPORTO SU CUBA

Vilia Speranza

1. Cuba no está sola

Si moltiplicano le iniziative per Cuba, anche in vista della votazione all’Assemblea dell’ONU prevista il 28 ottobre.

Il 10 ottobre ad Altamura si è tenuta l’iniziativa “Cuba no está sola”, promossa dall’Associazione “Dietro i fronti” e dalla Chiesa Evangelica Battista, in cui si è cercato di chiarire il contesto geopolitco, dipingere la drammatica situazione dell’isola in questo momento e individuare azioni di solidarietà non solo umanitaria, ma in sostegno di un paese che resiste per difendere le conquiste della rivoluzione. Particolarmente coinvolgente è stato l’intervento della pastora Dianet Martínez Valdés, che attraverso le parole di sua madre in una lettera da Cuba ha fatto sentire da vicino le conseguenze del bloqueo, ma anche la forza e solidarietà di un popolo che non è disposto a sottomettersi.

Dal 9 all’11 ottobre, a Bari, Cambiare Rotta ha tenuto una serie di incontri per ricordare Che Guevara, raccogliere aiuti per Cuba e organizzare azioni congiunte con vari movimenti in preparazione del 28 ottobre, giorno in cui si terrà la discussione annuale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla richiesta presentata da Cuba di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Da diversi anni l’Assemblea si pronuncia quasi all’unanimità contro il bloqueo, con i soli voti contrari di USA, Israele e pochi altri paesi subordinati, mentre l’Italia riesce al massimo ad astenersi per non dispiacere a nessuno.

Ciò pone un fondamentale problema di democrazia e rispetto dei diritti umani, in quanto la struttura dell’ONU è rimasta quella in cui predominano le potenze vittoriose della seconda guerra mondiale, le stesse che ora ci stanno portando alla terza guerra mondiale, e ciò fa sì che vengano ignorate le dichiarazioni e risoluzioni della stessa ONU e dei suoi organismi sulla illegittimità del bloqueo e la condanna all’applicazione  extraterritoriale delle leggi statunitensi che lo mettono in atto. L’ONU ha definito le restrizioni come una forma di “punizione collettiva” incompatibile con il diritto internazionale, poiché ostacolano l’accesso a beni di prima necessità, farmaci, tecnologie mediche e risorse energetiche, esasperando la crisi umanitaria e i blackout sull’isola.

Purtroppo tali risoluzioni, che riflettono l’opinione giuridica e politica della quasi totalità del pianeta, non sono vincolanti e addirittura, capovolgendo la situazione, il segretario di stato Marco Rubio ha minacciato di sanzionare la Corte Penale Internazionale dopo il premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, che è quanto dire in merito al rispetto per le organizzazioni internazionali.

2. Un genocidio silenzioso

Privare un popolo di tutto ciò di cui ha bisogno per vivere è una forma di genocidio: un genocidio silenzioso perché senza bombe e scoppi, ma che tende a distruggere il tessuto sociale e causare vittime soprattutto fra le categorie più fragili della popolazione

Il blocco economico

Dopo più di 60 anni, il proposito del blocco statunitense è lo stesso: distruggere la Rivoluzione cubana. Ma nell’ultimo anno il governo degli USA ha rafforzato i suoi tentativi per asfissiare e isolare totalmente la rivoluzione cubana, aggiungendo all’applicazione di leggi che codificano il blocco (principalmente la legge Helms-Burton):

– un assedio energetico dopo aver privato Cuba del petrolio venezuelano, che costituiva il 90% dei rifornimenti.

– unaserie completa di sanzioni secondarie a chiunque abbia vincoli commerciali o faccia investimenti con Cuba.

– l’arbitraria inclusione di Cuba nella lista dei paesi “patrocinatori del terrorismo” senza uno straccio di prova.

– l’aggressiva persecuzione finanziaria

– la retorica sempre più minacciosa contro la sovranità e l’integrità territoriale di Cuba, cui si aggiunge la campagna di guerra psicologica per aggiungere ansia alla quotidianetà e provocare una rivolta sociale, ma anche per giustificare agli occhi degli statunitensi l’idea di un’azione militare contro Cuba. Diversi mezzi di informazione degli USA hanno fatto riferimento a voli militari di ricognizione vicino alle coste cubane e a piani per un’operazione militare.

Effetti derivati dalla legge Helms Burton

Il titolo III della Legge Helms-Burton permette la presentazione di denunce a tribunali degli Stati Uniti contro qualsiasi persona fisica o giuridica che abbia svolto attività con proprietà statali cubane. Alla fine di marzo erano state presentate 46 denunce, che attaccano soprattutto le aree turistica, navale, mineraria, edile, carburanti, linee aeree e agricoltura.

L’assedio energetico come forma di castigo collettivo sul popolo cubano

L’implementazione dell’assedio energetico è un aggravamento della politica di persecuzione contro le forniture di petrolio dal luglio 2019, culminata nell’appropriazione del petrolio venezuelano dal 3 gennaio di quest’anno.

Il 29 gennaio è stato rafforzato il blocco statunitense con l’imposizione di dazi addizionali alle importazioni da qualsiasi paese che venda o rifornisca petrolio a Cuba, direttamente o indirettamente, con il pretesto che Cuba sia una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli USA, cosa assolutamente ridicola, viste le dimensioni e potenzialità dell’isola rispetto agli Stati Uniti, e anche illegale: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha affermato che non esiste fondamento giuridico per l’imposizione di dazi da parte del Presidente senza l’autorizzazione del Congresso e li ha fatti revocare.

Nonostante ciò, nei confronti di Cuba sono continuate le minacce dell’intercettazione di navi o la paura di altre misure coercitive che hanno creato un blocco quasi totale: nel primo semestre del 2026 è arrivata solo una petroliera russa come aiuto umanitario con 100.000 tonnellate di grezzo, che ha temporaneamente rimesso in vita le attività economiche. Alla fine di maggio erano 2.667.800 tonnellate in meno di combustibile disponibile a Cuba rispetto alla quantità pianificata.

Per questa carenza, molte comunità cubane hanno sperimentato più di 30-40 ore di seguito senza elettricità. Le restrizioni hanno impedito la manutenzione e altri miglioramenti, per cui  restano senza manutenzione 11 delle 15 centrali esistenti, con conseguenti blackout.

La mancanza di combustibile genera conseguenze a catena che riguardano la vita di tutti i cubani, con difficoltà enormi per svolgere qualsiasi attività quotidiana, da lavarsi a cucinare e conservare il cibo che deperisce rapidamente, da recarsi a scuola o al lavoro a poter dormire nelle notti molto calde senza neanche un ventilatore. La normalità è totalmente stravolta dalla necessità di rimediare alle carenze e reperire alimenti per i propri familiari, dal momento che la libreta (la tessera per l’acquisto a prezzi calmierati di un paniere di prodotti essenziali) è stata abolita e i prezzi aumentano in modo esorbitante.

D’altra parte gli Stati Uniti si prendono il diritto di permettere alle loro imprese di esportare combustibili al settore non statale cubano e alle ambasciate nell’isola.

Ampliamento delle sanzioni secondarie

Il primo maggio di quest’anno il governo degli Stati Uniti ha emesso l’ordine esecutivo EO14404 esacerbando il carattere extraterritoriale dell’assedio su Cuba con gli effetti di:

– bloccare operazioni di qualsiasi persona o entità straniera con settori considerati strategici dell’economia cubana, specificatamente minerario, finanziario, sicurezza e difesa.

– autorizzare sanzioni contro chi abbia fornito appoggio finanziario, materiale, tecnologico o logistico al governo o allo stato cubano.

– prevedere severe sanzioni secondarie contro banche, istituzioni finanziarie o imprese straniere che favoriscano transazioni relazionate con persone o entità sanzionate.

Agiscono quindi anche sul timore da partedi paesi e imprese di perdere l’accesso al mercato e al sistema finanziario degli Stati Uniti. L’ordine prevede anche restrizioni migratorie e di entrata negli Stati Uniti per chi si ritiene abbia dato appoggio a Cuba.

Per questo

– diverse aerolinee e compagnie di navigazione hanno sospeso le operazioni con Cuba.

– sono stati bloccate molte spedizioni di carichi umanitari già contrattatie pagati con kits medici di emergenza, forniture per neonati, prodotti nutrizionali per donne incinte e lattanti, apparecchi per il trattamento dell’acqua e kits di igiene mestruale.

– sono stati sospesi i servizi bancari per le transazioni internazionali; non sono più possibili i pagamenti con Visa e Mastercard (isolamento finanziario).

– diverse catene alberghiere hanno abbandonato Cuba per il timore di rappresaglie su proprietà e conti bancari (probabilmente l’obiettivo è anche allontanare concorrenti di nazioni rivali).

Tutto ciò non permette di comprare alimenti, materie prime per produrre farmaci, macchinari per le industrie ecc., anche se ci sono i fondi per pagarli.

Inclusione nella lista del terrorismo

L’inclusione nella lista spaventa eventuali investitori: in seguito ad essa 34 banche internazionali hanno sospeso le operazioni con Cuba e sono stati imposti sovrapprezzi di interesse per la classificazione di paese a rischio, per cui Cuba deve pagare molto di più per comprare prodotti di prima necessità. Ovviamente gli Stati Uniti non hanno presentato neanche una prova; piuttosto è Cuba ad essere stata vittima del terrorismo statunitense, con circa 800 attentati alla vita di Fidel Castro, violazioni dello spazio aereo e marittimo, l’abbattimento di un aereo nel 1976, in cui morì un’intera squadra di scherma, 24 giovani atleti e attentati di vario genere contro la popolazione, anche recentemente.

Sono stati sospesi anche piattaforme digitali e servizi tecnologici, conti di campagne di solidarietà che raccoglievano fondi per donazioni e persino i pagamenti dei servizi consolari cubani in tutto il mondo. Sono state tagliate anche le transazioni U-turn che venivano usate per aggirare le sanzioni economiche, che sono enormi: a un’impresa privata americana è stata messa una multa di 608.825 dollari per alcune spedizioni dalla sua filiale colombiana e un’impresa logistica ha subito una sanzione di quasi 12 milioni di dollari.

3. I danni del blocco

L’ammontare totale delle perdite economiche causate dal bloqueo nel periodo dal primo marzo 2025 al 28 febbraio 2026 è stato calcolato in 8.083 miliardi e 300.000 dollari (7% di più della cifra della relazione precedente).

Quanto Costa il Blocco Economico in Termini di Tempo?

Intervallo di TempoDanno Equivalente (USD)Impatto Sociale e Strutturale Diretto
8 minuti
129.500
Finanziamento per l’educazione speciale di bambini con disabilità uditive.
13 minuti203.970Risorse e sussidi per bambini con disabilità visiva.
16 minuti250.000Trattamento annuale con Nusinersen per l’atrofia spinale infantile.
46 minuti714.000Ricambi per la riparazione dei macchinari di pompaggio dell’acqua.
3 ore2.900.000Trattamento per l’infertilizzazione all’estero per 109 coppie.
3 giorni65.000.000Modernizzazione tecnologica dell’intero sistema bancario cubano.
4 giorni78.510.000Importazione di TUTTI i combustibili necessari al fabbisogno del paese.

Dall’inizio di quest’anno la mancanza di combustibile ha generato:

black out e interruzioni generali del sistema elettrico-energetico nazionale

guasti nella somministrazione di acqua

difficoltà nella raccolta dei rifiuti

difficoltà con la distribuzione e preparazione di alimenti e medicine

Salute

La natura genocida del blocco emerge soprattutto in relazione al settore sanitario, che era una delle maggiori conquiste della rivoluzione cubana: proprio nel Paese che ha dedicato speciale attenzione all’infanzia e alla maternità, oggi nelle sale di neonatologia la vita dei neonati più fragili dipende da incubatrici e altri macchinari alimentati da energia instabile e le operazioni chirurgiche sono completate alla luce di cellulari e senza nessun monitoraggio.

La capacità operativa degli ospedali è ridotta, per cui ci sono 100.000 pazienti in lista d’attesa, 12.000 dei quali sono bambini, e la cifra si incrementa perché si rimandano chirurgie non urgenti. Più di 30.000 bambini sono rimasti senza vaccini, che ci sono, ma non si possono trasportare per la mancanza di combustibile per il trasporto refrigerato. 32.000 donne incinte sono a rischio per l’instabilità nell’accesso ai servizi prenatali.

Migliaia di pazienti oncologici non possono ricevere chemioterapia e radioterapia, motivo per cui è aumentata tragicamente la mortalità di tali pazienti, superando i 70 al giorno. Anche se gli indici di sopravvivenza continuano a essere superiori a quelli di paesi di entrate medie e basse e persino alle mete dell’OMS, questi sono diminuiti negli ultimi anni: la sopravvivenza di bambini e giovani è caduta dall’85% al 65%.

La mortalità infantile, fiore all’occhiello della sanità cubana, che aveva raggiunto tassi da paesi europei, è passata da 4/1000 nel 2018 a 9.9/1000 nel 2025 (aumento del 148%, anche se resta fra le più basse dell’America latina).

Mancano 300 dei 395 farmaci di base per la difficoltà di accedere alle materie prime. Ovviamente è quasi impossibile accedere a farmaci americani o loro componenti anche con triangolazioni e aumento dei costi.

Fra le varie entità sanzionate dagli Stati Uniti, ci sono il ministro della Salute Pubblica a causa della sua posizione di alto funzionario del regime e per aver supervisionato le entità responsabili del programma di ‘esportazione dei servizi medici’ e altre persone ed enti che si occupano della gestione dei professionisti da inviare all’estero: attività che frutterebbe 4.900 milioni di dollari all’anno. Inoltre gli USA hanno vietato le rimesse dei medici che lavorano all’estero, come quelli in Calabria, e raccomandato agli stati di sospendere tali collaborazioni. Ad alcuni funzionari di governo centramericani hanno negato il visto negli USA per aver avuto vincoli con la cooperazione medica cubana.

Educazione

L’altra conquista fondamentale della rivoluzione è l’educazione: già il 22 dicembre 1961, Cuba fu dichiarata ufficialmente “Territorio Libero dall’Analfabetismo” al termine della storica Campagna Nazionale di Alfabetizzazione. Nel giro di un anno l’analfabetismo passò da circa il 23% (con picchi del 41,7% nelle zone rurali) a meno del 3,9% grazie all’entusiasmo di maestri e giovani volontari e a un metodo pedagogico rigoroso e strutturato, pensato appositamente per essere applicato da chi non aveva esperienza di insegnamento e successivamente esportato e utilizzato in vari paesi in via di sviluppo con il supporto dell’UNESCO. Oggi Cuba ha un tasso di alfabetizzazione ufficiale tra i più alti al mondo, stimato intorno al 99,8% (dati dell’UNESCO), con un sistema scolastico ad accesso universale e gratuito.

Ma il blocco rischia di inficiare tutti gli sforzi:  il 30% degli studenti e professori che viaggia per il paese non può più spostarsi per studio e lavoro; l’armonico svolgimento dell’insegnamento/apprendimento e le attività complementari sono compromesse dalla riduzione dell’orario istituzionale. Nell’Istruzione superiore il primo semestre di lezioni del 2026 si svolgerà a distanza, con effetti sull’interazione tra docenti e studenti, sempre che ci sia energia sufficiente a caricare i dispositivi.

La più colpita èl’attenzione differenziata agli alunni: l‘educazione speciale affronta grandi difficoltà. A L’Avana 232 bambini con disabilità visive non hanno trasporto scolastico e mancano gli appositi strumenti o relativi pezzi di ricambio per i bambini non udenti.

La mancanza di corrente, oltre a danneggiare lo svolgimento delle lezioni, riguarda anche l’alimentazione e il riposo dei bambini, con conseguenze sul rendimento scolastico.

Produzione di alimenti

Anche nelle campagne la mancanza di energia e combustibili produce i suoi effetti: l’irrigazione si è ridotta a due ore al giorno e i contadini sono tornati a lavorare la terra a mano pur avendo i trattori a disposizione; 20.000 tonnellate di alimenti prodotti non si possono distribuire per mancanza di combustibile. La carenza di alimenti fa lievitare i prezzi in modo incontrollato, cosa che rende impossibile a chi prende stipendi e salari dello stato accedere a tali prodotti.

Trasporti e turismo

All’Avana sono rimasti in funzione solo un centinaio di bus su un fabbisogno di 3000 veicoli, mentre il carburante copre solo il 65% delle necessità.

Sono stati bloccati quasi tutti i voli, con effetti nefasti sul turismo, in una stagione che si prevedeva molto proficua; compagnie aeree e turistiche hanno abbandonato l’isola lasciando gli impianti nella desolazione. L’hotel Iberostar, un edificio gigantesco che sconvolge la fisionomia del quartiere Vedado, è rimasto in disuso poco dopo essere entrato in funzione.

Riforme economiche

Per sopravvivere alla crisi, a partire da giugno Cuba ha avviato una serie di riforme basate su 176 misure che riguardano tutti i settori dell’economia. L’obiettivo è produrre più cibo, attirare investimenti, stabilizzare la moneta, modernizzare l’energia e permettere alle piccole imprese di lavorare. Pur prevedendo ampie possibilità per l’apertura di piccole, medie e grandi imprese, completamente libere nelle attività di import/export e produzione.

Di fronte a questi profondi cambiamenti, però, Trump non batte ciglio, anzi, impone ulteriori restrizioni proprio agli imprenditori privati proibendo loro di aprire o tenere conti correnti in banche degli Stati Uniti.

Posizione degli organismi internazionali

Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha espresso preoccupazione per le violazioni costituite dal blocco, per esempio sul diritto all’educazione e alle cure mediche. Nel Rapporto su Cuba emesso in virtù della risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale dell’ONU, intitolata “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, approvata a maggioranza il 29 ottobre 2025, gli effetti del blocco e delle sanzioni vengono definiti un Genocidio silenzioso: senza bombe o altre armi, ma con la stessa volontà di fare tutto il male possibile a un popolo.

Anche altre sezioni delle organizzazioni internazionali (come l’OMS) si sono espresse in tal senso, e inoltre hanno affermato che le restrizioni sono contrarie all’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra (1949), che proibisce le punizioni collettive.

Hanno anche affermato che sono illeciti i provvedimenti extraterritoriali, come quelli che violano la libertà di commercio e navigazione, le norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e il principio di non discriminazione (cosa che avviene lasciando Cuba fuori della catena di fornitura di combustibili).

APPROFONDIMENTO GEOPOLITICO

Cosa vogliono gli Stati Uniti?

La questione è antica quanto gli stessi Stati Uniti e non ha una risposta semplice. La propaganda è stata sempre basata su quelli che sono diventati luoghi comuni contro Cuba: che sia una dittatura, che non rispetti i diritti umani, che non ci sia libertà, a tal punto che la maggior parte della gente è convinta che a Cuba non ci siano elezioni, che invece si svolgono regolarmente sotto il controllo degli organismi internazionali, solo con un sistema diverso dalle democrazie occidentali, perché le candidature vengono proposte dal basso, attraverso estese consultazioni che cominciano da assemblee generali convocate a livello di quartiere. L’assenza di propaganda elettorale assicura ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando costose campagne e manipolazioni dell’opinione pubblica. Nel partito unico possono inoltre entrare tutti coloro che siano disposti a impegnarsi per il bene comune, anche se non di provata fede comunista, e nella sorveglianza alle urne al posto dei militari ci sono i pioneros, i bambini delle scuole elementari.

Inoltre, l’assetto cubano non è monolitico e nel corso del tempo ci sono state profonde riforme politiche ed economiche.

In realtà, in fatto di democrazia e rispetto dei diritti umani gli Stati Uniti non possono godere di molta credibilità, visto il sostegno che hanno dato nel secolo scorso alle dittature latinoamericane, di solito imposte dalla CIA, e attualmente ai presidenti di destra che non si distinguono in questi ambiti, oltre alla deriva repressiva e discriminatoria interna allo stesso paese degli ultimi tempi. Da aggiungere che proprio di fronte a Cuba c’è Haiti, che da decenni subisce l’influenza diretta o indiretta degli Stati Uniti e attualmente è sprofondata in una crisi forse irreversibile di ingovernabilità, miseria e violenza. E’ così che vogliono ridurre Cuba?

Cuba fra geografia e storia

La “Llave de las Américas” e la geopolitica del Golfo: interessi strategici per l’isola

Cuba si trova all’ingresso del Golfo del Messico, nel cuore del Mar dei Caraibi. La sua posizione strategica le è valsa storicamente l’appellativo di “Llave de las Américas” o “Chiave del Golfo”: chi controllava l’isola controllava gli accessi marittimi e il flusso di ricchezze dirette in Europa. Questa definizione geografica è diventata un simbolo identitario ed è impressa nello stemma nazionale cubano, dove una chiave d’oro è posta tra due sponde di terra (Florida e Yucatán).

Gli interessi storici ed economici degli USA

Fin dalla loro formazione, da quando strapparono le terre ai nativi e poi al Messico estendendosi fino all’omonimo Golfo e al Pacifico, gli Stati Uniti anelano impadronirsi di Cuba.

Per questo si intromisero, col solito pretesto di un attentato, nella guerra ispano-cubana, l’ultima guerra di indipendenza dell’isola.

Dal 1898, dopo la liberazione dalla Spagna, Cuba restò sotto la pesante influenza neocoloniale statunitense, culminata nella dittatura di Batista -finanziata e sostenuta dagli USA con forniture di armi- fino al 1959. Ma una rivoluzione socialista sotto il loro naso era inaccettabile.

La soluzione imperiale fu quella di applicare una nuova punizione collettiva.

Lester D. Mallory, Vice Segretario di Stato aggiunto per gli Affari Interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (6 aprile 1960), definiva la filosofia del blocco economico, commerciale e finanziario imposto mesi dopo in modo unilaterale contro Cuba:

«La maggior parte dei cubani sostiene Castro… l’unico modo prevedibile per ridurgli il sostegno interno è attraverso la disillusione e l’insoddisfazione che derivano dal malessere economico e dalle difficoltà materiali… occorre impiegare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba… una linea d’azione che, essendo il più abile e discreta possibile, ottenga i maggiori progressi nel privare Cuba di denaro e rifornimenti, per ridurne le risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo»

Gli interessi di Washington sull’isola si basano su tre pilastri:

  1. Snodo logistico del Mississippi: sul Golfo del Messico (non a caso ribattezzato oggi da Trump “Golfo d’America”) sbocca il bacino fluviale del Mississippi, via di comunicazione chiave per l’esportazione di merci USA attraverso il porto di New Orleans e poi il canale di Panama che permette la distribuzione al resto dell’America e agli altri continenti.
  2. Risorse economiche: i giacimenti off-shore nella Zona Economica Esclusiva di Cuba sfruttabili, per la profondità a cui si trovano, solo da tecnologia nordamericana (e quindi ancora intatti) e stimati dal Servizio Geologico USA tra 4,5 e 9 miliardi di barili di greggio e 10 miliardi di piedi cubici di gas; le risorse minerarie (nichel e cobalto -rispettivamente ottavo e settimo paese produttore al mondo-, ferro, rame, zeolite, marmo, materiali da costruzione ecc.); il turismo (la sola penisola di Varadero ha 20 km di splendide spiagge tropicali).
  3. Valore ideologico: L’indipendenza di Cuba rappresenta un modello di sovranità non allineato agli interessi statunitensi e un “cattivo esempio” per i popoli degli altri paesi dell’America latina.

Ma tutto ciò non basterebbe a giustificare una tale aggressività: Cuba rappresenta altri interessi politici interni.

Cuba come questione interna degli Stati Uniti

Politica USA e voti della Florida: i presidenti statunitensi adottano politiche aggressive verso Cuba per assicurarsi il sostegno elettorale della comunità cubana di Miami, costituita dai cosiddetti esuli (volontari) della rivoluzione che reclamano i beni nazionalizzati e sono collegati anche a formazioni armate di estrema destra.

Origine e natura dei cosiddetti “esuli cubani” (per i cubani “mafia di Miami”): in origine legati alla dittatura di Batista e alle élite economiche cubane, sono storicamente associati ai tentativi di invasione (come la Baia dei Porci) e ad azioni terroristiche dei gruppi di estrema destra (come Alpha 66) contro Cuba, spesso violando lo spazio aereo e marittimo cubano per lanciare volantini di propaganda. Pur essendo oggi meno numerosa, la comunità conserva un forte potere economico, capacità di lobby politica e un notevole controllo sui mezzi d’informazione e di propaganda, che raggiungono la stessa Cuba.

Il ruolo di Marco Rubio: politico dalle ambizioni presidenziali, si presenta come esule pur essendo nato negli USA da genitori emigrati prima della rivoluzione. È autore di un contestato e debole rapporto su Cuba — attribuito da alcuni all’IA — che dipinge paradossalmente l’isola come una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti. Rubio sembra aver abbandonato una tesi di soluzione rapida del “problema” cubano e si è detto sicuro che Cuba si troverà in una “traiettoria irreversibile” al termine di questo mandato, nel 2028 (guarda caso?). Sembra insomma scartare un’ipotesi militare e confidare nel piano del “frutto maturo” per tenersi buoni i cosiddetti esuli cubani fino alle prossime elezioni, alle quali pare voglia candidarsi.

Trump mantiene un atteggiamento ambiguo su ciò: prima dice che crede che si arriverà a un accordo con Cuba (non si sa su cosa) e che non c’è bisogno di fare ricorso alla via militare, che vuole aiutare Cuba e aprirla alla “nostra gente” (cubani di Miami?). In realtà le conversazioni negoziali non portano a nessun risultato, secondo Diaz Canel, ed è inquietante l’analogo precedente delle trattative con Maduro.

Secondo Trump l’isola è una “un frutto molto maturo che sta per cadere”, un obiettivo facile, e ne parla come di qualcosa che si può «prendere» -come un oggetto in un supermercato- o «liberare». All’81a Assemblea ONU ha dichiarato “Annienterò l’Iran e Cuba cadrà”.

In occasione della visita di Xi Jinping negli Stati Uniti, la CBS ha annunciato che il Pentagono prepara una guerra contro Cuba, aggiungendo che l’esercito degli Stati Uniti sta studiando di fornire al Comando Sud delle Forze Armate rinforzi di polizia, personale medico e altre unità di appoggio nei prossimi 4 mesi e hanno esaminato una serie di opzioni, fra cui un assalto aereo della 101ª Divisione Aerotrasportata con migliaia di soldati. Vuole trasformare l’isola in un’altra Porto Rico prima che si arrivi a un equilibrio con la Cina o usare Cuba come moneta di scambio rispetto a Taiwan nelle nuove relazioni con Pechino?

In realtà, da un punto di vista strategico l’intervento militare e in particolare uno sbarco non è così semplice. Al di là della possibilità di Cuba di difendersi, un’invasione potrebbe trasformare Cuba in un altro Vietnam alle porte della Florida facendo prevedere conseguenze deleterie, come per esempio uno sbarco massiccio di profughi difficilmente gestibile (cosa già avvenuta in diversi casi in passato). Un attacco come in Iran forse non sarebbe gradito neanche agli esuli di Miami, che vorrebbero anche recuperare i loro beni.

Purtroppo abbiamo sperimentato che l’attuale presidente degli Stati Uniti non eccelle né in lungimiranza né in prudenza e che, pur di mantenersi al potere, è disposto a qualsiasi cosa.

Perciò bisogna tenere accesa l’attenzione su Cuba e su quanto avverrà nelle prossime settimane, mobilitando tutte le forze per aiutarla a sopravvivere.

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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