
Rubrica periodica a cura di Enzo Telarico Grafica di Stefano Maria Ursini 11/7/26
• Il punto
Prosegue l’azione di Tel Aviv per rimodellare i confini strategici dello Stato in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale. Intanto nasce il “Patto di Maometto” tra Pakistan, Turchia, Arabia Saudita, Egitto.
Israele nel delirio di onnipotenza Ridisegnare la mappa del Medio Oriente
Dopo il raggiungimento dell’intesa che, secondo i mediatori del Pakistan, prevede un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, il ministro della difesa Katz fa sapere che Tel Aviv “non si ritirerà dai territori che ha conquistato”. Ben Gvir: “Accordo di Trump non vincolante, Israele non è subordinato agli Usa: Noi siamo una nazione indipendente e sovrana!”

Mentre la diplomazia cerca di consolidare la fragile tregua tra Usa e Iran, il governo israeliano ha ribadito che le proprie forze resteranno nell’area «finché sarà necessario», mantenendo piena libertà di intervento contro qualsiasi minaccia reale o potenziale.
Ben-Gvir gela i piani di pace: “Il Libano sia il nostro parco giochi, no al cessate il fuoco”.
Tel Aviv non fa mistero della volontà di ridisegnare la mappa del Medio Oriente. Un progetto che passa anche per il Mediterraneo orientale, dove interessi energetici e strategici favoriscono il rafforzamento di un asse sempre più stretto tra Israele, Cipro e Grecia.
Il concetto di “cinture di sicurezza profonde”, implementato da Israele a partire dall’ottobre 2023, segna non solo una svolta tattica nella dottrina militare, ma anche un fondamentale rimodellamento dei confini strategici dello Stato in Medio Oriente.Quella che inizialmente era stata presentata come una temporanea misura di autodifesa in seguito ai tragici eventi del 7 ottobre 2023, si è trasformata in un’espansione territoriale su larga scala e, a quanto pare, a lungo termine. L’occupazione di circa 1.000 chilometri quadrati di territorio nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria – pari a circa il 5% del territorio israeliano entro i confini del 1949 – rappresenta la più grande espansione di territorio sotto occupazione militare degli ultimi decenni. Tuttavia, contrariamente all’obiettivo dichiarato – garantire la sicurezza dei propri cittadini – questa strategia, come avvertono gli analisti, potrebbe avere l’effetto opposto, creando le condizioni per una persistente instabilità e ulteriori episodi di violenza in tutta la regione.
Ma Israele si espande in tutto il mondo: ora invia un contingente di soldati ebrei di origini africane in Somaliland.
Ai disegni israeliani in Medio Oriente e non solo si contrappone la Turchia. “I vertici di Hamas vivono a Istanbul”: la Turchia è l’altro grande avversario regionale di Israele. Tel Aviv rinforza l’asse con la Grecia per contrastarlo
Lo Stato sionista indica quello turco come retrovia del movimento palestinese e rafforza i rapporti con Atene attraverso accordi militari, esercitazioni congiunte e investimenti energetici.
Il governo di Israele ha riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno, complicando ulteriormente i rapporti con la Turchia.
Gli Accordi di Abramo sembrano lasciare il passo al Patto di Maometto: Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Pakistan: non è la Nato islamica, ma nemmeno una semplice dichiarazione d’intenti. È un sistema di consultazione istituzionalizzata tra quattro potenze che riconoscono la complementarità dei propri ruoli strategici e la convergenza dei propri interessi. Non un’alternativa agli Usa, ma alla dipendenza unilaterale da Washington, che guarda anche alla Cina. Non contro Israele, ma una risposta alla politica israeliana. Con una contraddizione strutturale: la Fratellanza Musulmana.
Egitto e Turchia hanno svolto un’esercitazione congiunta di addestramento aereo, svolta in diversi giorni, in varie basi Egiziane.
Israele intensifica la pulizia etnica e l’oppressione dei palestinesi
Amnesty ha denunciato che il sostegno internazionale ai crimini israeliani sta incoraggiando il governo Netanyahu a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di palestinesi. Israele sta commettendo un genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, prendendo di mira deliberatamente i bambini palestinesi a Gaza. Il 30% delle persone uccise erano bambini. Lo dice la Commissione internazionale d’inchiesta ONU.
Gaza
Il Patriarca Latino di Gerusalemme e Cardinale di Santa Romana Chiesa Pierbattista Pizzaballa: “Gaza è un disastro, le città rase al suolo e azzerate. Ciò che a me colpisce di più è il fatto che la gente viva in mezzo ai topi e fognature”. Al 260° giorno dalla proclamazione dell’accordo per la cessazione dei combattimenti nella Striscia di Gaza, le violazioni israeliane sono state 3.465, 1.045 persone sono state uccise a causa delle violazioni israeliane e degli attacchi in corso, 3.380 persone sono state ferite a seguito degli attacchi israeliani, 113 persone sono state arrestate e sono tuttora detenute, sono entrati solo 55.539 dei previsti 156.000 camion, con un tasso di conformità di appena il 36%, per i trasferimenti all’estero di malati necessitanti cure, su 21.800 che, in base all’accordo, avrebbero dovuto attraversare il confine al valico di Rafah, l’occupazione israeliana ha permesso il passaggio di soli 8.016 viaggiatori, con un tasso di conformità di appena il 36%. Israele controlla più territorio e gli ospedali sono al collasso
“Niente cibo e torture con i cani”: il calvario del medico di Gaza Abu Safia fa tremare Israele.
L’occupazione sta perseguendo una politica di “inganno e sistematica dilazione” per far apparire al mondo i valichi come funzionanti normalmente. L’accordo dello ottobre 2025 prevedeva l’ingresso di 600 camion di aiuti al giorno, mentre l’occupazione ne consente l’ingresso a meno del 30%. L’occupazione apre valichi per uno o due giorni, per poi chiuderli per il resto della settimana. La Banca di Palestina congela migliaia di conti a Gaza senza preavviso prendendo di mira i prigionieri liberati e le famiglie dei martiri. Agendo su direttive Israeliane, la banca priva i palestinesi dei propri fondi nel pieno di un genocidio.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, intervenendo alla cerimonia di posa della pietra di un nuovo insediamento a sud di Hebron, ha annunciato di avere annullato alcuni elementi degli ‘Accordi di Hebron’. L’insediamento ebraico di Hebron e la Tomba dei Patriarchi non saranno più gestiti dal municipio di Hebron, ma torneranno sotto la piena gestione di Israele.
La più importante moschea della Palestina dopo Al Aqsa, a Gerusalemme, è ora sotto il controllo amministrativo di Israele, per volere del de facto governatore della Cisgiordania, Bezalel Smotrich, ministro delle finanze e con un ruolo determinante nel ministero della difesa israeliano.
Il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smorsh è arrivato apromettere di abbattere dieci case a Beirut per ogni drone che Hezbollah lancia contro Israele e questo nel mentre il ministro Ben Gvir dal canto suo esprime compiacimento per la morte dei prigionieri palestinesi giustiziati tramite impiccagione.
Un altro giornalista palestinese è stato assassinato a Gaza da Israele.
La Banca di Palestina congela migliaia di conti a Gaza senza preavviso, prendendo di mira i prigionieri liberati e le famiglie dei martiri. Agendo su direttive israeliane, la banca priva i palestinesi dei propri fondi nel pieno di un genocidio.
Le forze israeliane controllano già oltre il 60% del territorio dell’enclave, comprese le fertili terre agricole, e, secondo Netanyahu, intendono estendere tale controllo al 70%. Quasi 2 milioni di abitanti di Gaza sono stati costretti a vivere in piccole enclave, le loro case e infrastrutture vengono sistematicamente distrutte.
Il commissario Chris Sidoti, a Ginevra il 23 giugno, ha raccontato di un quattordicenne colpito e lasciato a terra. Per quarantacinque minuti una compagnia di soldati israeliani chiacchierava e fumava intorno a lui mentre si dissanguava. La madre, che cercava di raggiungerlo, è stata presa a fucilate. I numeri: 20.179 bambini uccisi e 44.143 feriti in due anni, quasi un terzo delle vittime di Gaza. L’uccisione dei bambini, si legge, “faceva parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza”. E dopo la tregua di ottobre i bambini hanno continuato a morire.
Cisgiordania
Coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah. Coloni rubano l’acqua ai palestinesi e trasformano un’area archeologica in una piscina. 39 irruzioni militari in villaggi e città Palestinesi. Sono 52 gli attacchi dei coloni, con la nascita di nuovi avamposti ebraici. Non solo Gaza, ONU: “Genocidio anche in Cisgiordania con la distruzione di scuole e orfanotrofi”. Continua il massacro israeliano degli uliveti palestinesi.
Israele: censura, repressione, militarismo
Israele. Nel 2025, la censura militare ha vietato o oscurato oltre 5.000 articoli di cronaca, con un picco di repressione durante la guerra tra Israele e Iran.
La manipolazione per l’arruolamento in Israele comincia dalla scuola.
Il servizio militare in Israele è considerato un dovere nazionale e la coscrizione si attesta intorno all’88%. Un risultato che si ottiene grazie a una capillare manipolazione delle coscienze.
Israele: Affari&Oppressione
Gli uomini d’affari israeliani con interessi nella “piccola Gaza” della Cisgiordania controllano Israel Shipyards, gruppo industriale molto vicino a Netanyahu. Tra gli acquirenti dei loro prodotti, anche una società che ha acquistato due delle principali vernicerie italiane.
Nitzanei Shalom è un complesso industriale israeliano sorto in Cisgiordania nel 1995. Da quando è stato realizzato, ha contribuito alla trasformazione economica e ambientale dell’area: sempre meno terra per i palestinesi, sempre più inquinamento dovuto alle industrie israeliane. La chiamano “la piccola Gaza”
Dal 2022 – attraverso Cement I.S. Ltd – parte del complesso industriale appartiene a Israel Shipyards Ltd, gruppo guidato da imprenditori vicini ai governi israeliani e attivi nei settori militare, navale e industriale. Tra i protagonisti figurano Shlomo Fogel e Samy Katsav, legato alla produzione di armamenti attraverso Israel Weapon Industries
Le condizioni per i palestinesi, che siano agricoltori o impiegati nelle fabbriche del complesso, sono pessime. Dal 2016 non vengono più svolti studi indipendenti sull’inquinamento
Il gruppo di affaristi dentro Israel Shipyard ha interessi anche fuori da Israele. Il cantiere navale ha collaborazioni in Grecia e con i Paesi del Golfo, mentre Cement I.S. Ltd ha tra i suoi clienti Tambour, che ha acquisito le italiane Zetagi e Verinlegno. Inoltre il cantiere navale israeliano produce la tipologia di motovedette utilizzate dall’esercito per abbordare la Global Sumud Flotilla a maggio 2026
Con l’aggravarsi della carenza di manodopera interna, si stima che oltre 50.000 lavoratori dall’Asia ricoprano ruoli fondamentali per il funzionamento della catena di approvvigionamento israeliano. In passato Israele faceva affidamento sui lavoratori palestinesi, in seguito alle tensioni generate nella prima intifada Tel Aviv ha iniziato a sostituirli con un elevato numero di migranti.
A quasi 3 anni dall’attacco israeliano a Gaza, la forza lavoro thailandese in Israele è aumentata. Prima dell’attacco il loro numero si aggirava intorno alle 30.000 unità, adesso è salito circa a 50.000, con addetti impiegati nel settore dell’agricoltura, della edilizia, delle manifatture e dei servizi.
Chi finanzia e arma Israele
Secondo l’analisi di Mohamad Hasan Sweidan la questione centrale non è più stabilire chi fornisca armi ad Israele ma comprendere chi permette a Tel Aviv di trasformare il conflitto in un ciclo continuo di produzione, sperimentazione e vendita globale Per decenni il sostegno politico e finanziario e tecnologico dell’Occidente e degli USA ha costituito la spina dorsale della difesa Israeliana. Questa struttura rimane intatta ma non è più l’unico pilastro. Negli ultimi anni è emerso un secondo livello: I Paesi Arabi che hanno normalizzato i rapporti con Tel Aviv in particolare i firmatari degli Accordi di Abramo. Queste nazioni sono diventate un mercato in forte crescita per l’export militare Israeliano, inserendosi in un circuito finanziario che alimenta direttamente le industrie belliche di Israele.
Il Pentagono ammette: Grok di Elon Musk usato negli attacchi con 2.000 colpi in Iran.
Sebbene Anthropic abbia cercato di defilarsi da un utilizzo militare delle sue tecnologie AI, era cosa certa che il Pentagono avrebbe trovato un degno sostituto in breve tempo, e così è stato fatto.
Vance ricorda a Israele chi paga le loro armi. “Due terzi delle armi difensive che hanno protetto Israele sono state costruite da mani americane e pagate dai contribuenti americani”, ha dichiarato Vance, ribadendo che gli Stati Uniti rimangono l’unico alleato di peso per Israele.
Allianz-PIMCO, il più grande finanziatore straniero delle guerre di Israele: Nel pieno della campagna militare israeliana a Gaza, una singola azienda è diventata il principale finanziatore straniero dello Stato israeliano, detenendo più titoli di stato israeliani di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e tutti gli altri paesi messi insieme. Si tratta di Allianz, il colosso tedesco dei servizi assicurativi e finanziari, insieme alla sua controllata PIMCO, con sede in California, specializzata nella gestione obbligazionaria e il più grande gestore attivo di obbligazioni al mondo.
Palestina resistente
Tamer Al-Sahouri: La Palestina resiste anche nel Conservatorio di Ramallah. Il Conservatorio di Ramallah prende il nome dal filosofo e musicista palestinese Edward Said ed è una delle più grandi istituzioni educative della Cisgiordania.
Oltre 1150 professionisti e organizzazioni sanitarie hanno lanciato il 13 giugno una petizione per il boicottaggio della Associazione medica Israeliana (IMA) accusandola di non rispettare l’etica medica e di essere complici nel genocidio dei Palestinesi a Gaza.
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)





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