11 Settembre 1973, una lezione per la democrazia

di Stefano Maria Ursini

Salvador Allende prima della morte, assieme ai suoi fedelissimi nel tentativo di difendere La Moneda, la residenza ufficiale del presidente cileno

“Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.”

Quando nel 1970 Henry Kissinger pronunciò queste parole durante una riunione del “40 Committee” (comitato interagenzie ultrasegreto del governo degli Stati Uniti, interno al Consiglio per la Sicurezza Nazionale, NSC, incaricato di supervisionare, approvare e monitorare le operazioni segrete della CIA e dell’intelligence all’estero) in merito alla possibile elezione del presidente socialista Salvador Allende in Cile, il nome di Allende suonava come un anatema per l’estrema destra cilena e per le società statunitensi che avevano enormi interessi economici nella nazione cilena come ITT, Pepsi Cola e la Chase Manhattan Bank guidata da David Rockfeller.

Alla Casa Bianca, già nei giorni successivi alla vittoria di Allende si decise il destino della democrazia cilena. Dalle memorie del direttore della CIA dell’epoca, Richard Helms, sappiamo come il presidente Nixon era disposto a pagare qualsiasi prezzo affinché Allende non assumesse l’incarico. Vennero stanziati subito 10 milioni di dollari, a cui ne sarebbero seguiti molti altri, per destabilizzare l’economia cilena e organizzare sequestri e omicidi mirati a provocare un colpo di Stato militare.

Venne così attuata una vera e propria strategia della tensione in versione cilena dove, facendo in modo di far ricadere le colpe su elementi della sinistra sostenitori di Allende, vennero eliminate tutte quelle figure politiche e militari che avrebbero potuto essere di ostacolo all’attuazione del piano. Venne così eliminato il generale Schneider, comandante in capo dell’esercito cileno, una delle figure militari più leali alla democrazia cilena e principale ostacolo per i piani criminali del governo statunitense. Schneider era infatti un convinto sostenitore che l’esercito dovesse essere una istituzione apolitica e ubbidiente alla Costituzione.

La scomparsa di Schneider rimosse il più solido scudo democratico all’interno delle forze armate cilene. Sebbene il suo successore, il generale Carlos Prats, cercò di mantenere viva la dottrina legalitaria, le forti pressioni politiche e l’instabilità economica causata dai piani di Washington, spianarono la strada al sanguinoso colpo di stato dell’11 settembre 1973 guidato da Augusto Pinochet, che trascinò il Cile in diciassette anni di brutale dittatura militare.

Le ultime parole di Salvador Allende, pronunciate l’11 settembre 1973 mentre il palazzo presidenziale della Moneda veniva bombardato dai militari golpisti, risuonano ancora oggi come un severo monito sui rischi dell’autoritarismo e sulla fragilità delle conquiste democratiche. Nel suo discorso radiofonico d’addio, Allende lanciò un messaggio di speranza e di vigilanza per il futuro.

«Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui potrò rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato i tralicci di Radio Portales e Radio Corporación. Le mie parole non hanno amarezza, ma delusione. Che siano esse il castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento prestato: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autoproclamato comandante dell’Armata, il generale Mendoza, generale viscido che solo ieri manifestava la sua fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche lui nominato Direttore Generale dei Carabineros. Di fronte a questi fatti, non mi resta che dire ai lavoratori: io non mi dimetterò! Posto in un passaggio storico, pagherò con la vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che abbiamo affidato alla coscienza degna di migliaia di cileni non potrà essere potato definitivamente. Hanno la forza, potranno dominarci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete deposto in un uomo che fu solo interprete di grandi desideri di giustizia, che promise di rispettare la Costituzione e la legge, e così fece. In questo momento finale, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, spero che trarrete insegnamento da questa lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, hanno creato il clima affinché le Forze Armate rompessero la loro tradizione, quella che insegnò loro il generale Schneider e che riaffermò il comandante Araya, vittime dello stesso settore sociale che oggi sta nelle proprie case aspettando, con mano straniera, di riconquistare il potere per continuare a difendere i propri profitti e i propri privilegi. Mi rivolgo, soprattutto, alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti del Cile, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione sostenuta dalle corporazioni professionali, dalle corporazioni di classe che difendevano anche i vantaggi che una società capitalista dà a pochi. Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e ci diedero la loro allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a coloro che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo è già presente da ore: negli attentati terroristici, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere. Erano complici. La storia li giudicherà. Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirmi. Sarò sempre vicino a voi. Almeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la lealtà dei lavoratori. Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno lasciarsi umiliare. Lavoratori della mia patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più tardi o più presto, si apriranno di nuovo grandi viali lungo le quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, ho la certezza che, almeno, sarà una lezione morale che punirà la fellonia, la codardia e il tradimento.»

Letture consigliate

Patricia Verdugo, “Salvador Allende. Una congiura della Casa Bianca

Christopher Hitchens, “Processo a Henry Kissinger”

Louis Sepulveda, “La fine della Storia”

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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