TRE OBIETTIVI PER UNA AZIONE CONDIVISA, STRATEGICA, INFORMATA ED EFFICACE

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TRE OBIETTIVI PER UNA AZIONE CONDIVISA, STRATEGICA, INFORMATA ED

EFFICACE

Cittadine e cittadini, attiviste e attivisti,

il riarmo avanza a passo accelerato. I toni dello scontro geopolitico si inaspriscono, mentre un’Europa sempre più segnata dall’avventurismo militare tedesco assume una piega inquietante, aggravata dall’avanzata dell’estrema destra nel cuore del continente. Non siamo spettatori: siamo chiamati a rispondere.

Di fronte a questa regressione dobbiamo agire su tre fronti concreti e puntuali.

1. Ottobre 2026 – Esercitazione nucleare NATO Steadfast Noon: avviamo subito un’iniziativa di monitoraggio e informazione critica. Prepariamoci a raccontare ciò che si sta pianificando, a contrastare la normalizzazione dei preparativi della guerra nucleare, a preparare interrogazioni parlamentari, a scrivere ai giornali, a fare presidi e volantinaggi, a propagare in rete un comune appello, a porre l’opinione pubblica davanti alla realtà di esercitazioni che mettono nel conto l’apocalisse nucleare.

2. Novembre 2026 – Rilancio della campagna contro i nuovi euromissili: la Germania ha scelto di acquistare dagli USA missili da crociera Tomahawk per colpire obiettivi terrestri strategici con grande precisione nel cuore della Russia. In tal mondo si affossa ogni residua speranza di recupero dello storico trattato INF del 1987 fra Gorbaciov e Reagan che abolì gli euromissili. Tutto questo avviene mentre i nuovi missili ipersonici moltiplicano a dismisura i rischi per cui il trattato INF venne firmato. È tempo di rilanciare con forza la nostra posizione alla messa in soffitta definitiva del trattato INF, oggi più che mai necessario per scongiurare il ritorno agli euromissili in un nuovo contesto geopolitico stremamente teso in cui anche un semplice equivoco potrebbe scatenare una guerra globale catastrofica.

3. Priorità al programma GCAP – Nel frattempo vengono messi in cantiere progetti militari di cui non si conoscono neppure i costi. Come il caccia di sesta generazione GCAP a cui l’Italia partecipa assieme al Regno Unito e al Giappone. Un patto strategico che allarga la sfera d’azione militare italiana all’Indopacifico. Il movimento pacifista finora ha dedicato poca attenzione a questo programma militare di cooperazione globale. Dobbiamo invertire la rotta: fare del GCAP un focus prioritario della nostra campagna. Il GCAP rappresenta un’ipoteca seria sul futuro del bilancio italiano e sulla tutela dello stato sociale. Il programma è talmente costoso da mettere a rischio la sua stessa fattibilità ed è quindi questa un’opportunità: è possibile bloccarlo sul nascere. Non è stato ancora realizzato il prototipo. Il Regno Unito lo considera troppo costoso e rischia di sganciarsi. E quindi, per tenerlo al riparo dal vortice di polemiche che lo potrebbe disturbare, il GCAP sfugge al dibattito pubblico. Sfugge purtroppo anche alla conoscenza del movimento perla pace che sarebbe il primo soggetto interessato a metterlo sotto accusa. Ma se non lo si conosce e se non lo si dibatte in pubblico, il GCAP ha vita più facile.

Questi tre obiettivi di azione sono incisivi perché entrano a fondo, con precisione chirurgica, in tre punti critici dello scenario militare strategici. Ma proprio per questo richiedono preparazione e puntualità. Ciascuno di noi dedichi almeno un’ora, meglio due, allo studio approfondito di questi temi. Cento persone – informate e pronte – possono già innescare un cambiamento significativo.

Per questo, il primo passo è un percorso formativo collettivo: rendere accessibili questioni tecniche complesse. E trasformarle in strumenti di comprensione e di azione condivisa. La gravità della situazione è già di per sé un motore potente: la consapevolezza ne farà una leva per l’azione.

La democrazia è il potere di un popolo informato. E noi dobbiamo essere la democrazia.

Ora è il momento di agire.

Per contatti: info@peacelink.it

GLOSSARIO

Ecco un glossario per orientarsi tra i termini chiave dell’appello.

1. Steadfast Noon È l’esercitazione annuale di deterrenza nucleare della NATO. Si svolge ogni ottobre e coinvolge aerei e personale di diversi Paesi alleati, che simulano scenari di guerra nucleare ma senza l’uso di armi reali.

2. Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) Accordo storico firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Vietava i missili nucleari e non nucleari con gittata tra 500 e 5.500 km dispiegati a terra. Portò all’eliminazione degli “euromissili” (Pershing 2 e Tomahawk USA, SS-20 sovietici). Gli USA si sono ritirati dal trattato nel 2019. Il Trattato INF vietava tutti i missili balistici e da crociera con gittata tra 500 e 5.500 km, indipendentemente dal tipo di testata (convenzionale o nucleare). Le ragioni di questa scelta sono tre:

Impossibilità di distinguere la testata: durante un attacco missilistico, è estremamente difficile capire se un missile in arrivo abbia una testata convenzionale o nucleare. In una situazione di crisi, un missile convenzionale potrebbe essere scambiato per uno nucleare, innescando una rappresaglia atomica per errore.

Prevenire una rapida escalation: questi missili, con il loro brevissimo tempo di volo (pochi minuti), riducono drasticamente i tempi di reazione. Il trattato mirava a eliminare questa categoria di armi particolarmente “destabilizzante” che poteva provocare rapidamente una guerra nucleare in Europa.

Divieto totale di una categoria: il Trattato INF fu il primo accordo a vietare un’intera classe di sistemi d’arma, sia nucleari che convenzionali, per eliminare qualsiasi potenziale minaccia e creare un precedente storico nel controllo degli armamenti.

3. Euromissili Missili nucleari a medio raggio (500-5.500 km) schierati in Europa durante la Guerra Fredda. La crisi degli euromissili esplose negli anni ’80 quando USA e URSS li installarono sul continente europeo. Il Trattato INF li abolì, ma oggi si teme il loro “ritorno”.

4. Tomahawk Missile da crociera statunitense a medio raggio (fino a 2.500 km). Viene lanciato da navi e sottomarini. Può trasportare sia testate convenzionali (450 kg) che nucleari. L’appello denuncia l’acquisto di Tomahawk da parte della Germania.

5. Missili ipersonici Armi che viaggiano a velocità superiori a Mach 5 (oltre 6.000 km/h) e sono in grado di manovrare, rendendoli difficili da intercettare. Sono stati sviluppati per la prima volta da parte della Russia. La loro diffusione aggrava i rischi di guerra per errore in quanto le decisioni da prendere, in risposta a un attacco ipersonico, devono essere rapidissime e non consentono esitazioni. 6. GCAP (Global Combat Air Programme) Programma concordato tra Italia, Regno Unito e Giappone per sviluppare un caccia di sesta generazione entro il 2035. Il costo di sola progettazione del prototipo è già triplicato in Italia, passando da 6 a oltre 18 miliardi di euro.

7. Sesta generazione (caccia)Classe di aerei da combattimento avanzati, dotati di capacità stealth, sensori di ultima generazione e la possibilità di operare in rete con droni. Il GCAP è uno dei programmi più costosi in questo campo (non è stato ancora quantificato il budget per la produzione in serie).

8. Deterrenza nucleare Dottrina militare secondo cui il possesso di armi nucleari scoraggia un attacco nemico, grazie alla minaccia di una rappresaglia devastante. L’appello critica la “normalizzazione” della preparazione della guerra nucleare.

9. Indopacifico Regione geografica che comprende l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico. L’Italia sta estendendo la sua sfera d’azione militare in quest’area, tradizionalmente lontana dall’area NATO originaria.

10. PeaceLink Associazione italiana specializzata nella telematica per la pace (contatti: info@peacelink.it)

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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