e il rinnovo del Memorandum Italia–Israele di cooperazione militare
Aprile 2026
Fonti: Medici Senza Frontiere • Oxfam • Amnesty International • Human Rights Watch • ONU
Docufilm: “Acqua in bocca” (Dora Farina e Marianna Donadio, Premio Libera Giovani 2025) https://www.raiplay.it/video/2025/11/Premio-Morrione—Acqua-in-bocca-ed56723c-cc87-4dfa-bb29-aec9bdd71cf9.html

Introduzione
L’acqua è vita. Ma in Palestina l’acqua è diventata un’arma. Non una metafora, non un’iperbole: documenti di Oxfam, Medici Senza Frontiere, Human Rights Watch e dell’ONU attestano come Israele abbia sistematicamente distrutto, limitato e weaponizzato l’accesso all’acqua potabile per la popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania, in modo deliberato e progressivo, con un’intensità senza precedenti a partire dall’ottobre 2023.
Mentre questo avviene, l’Italia rinnova tacitamente il proprio Memorandum d’intesa in materia di cooperazione militare e della difesa con Israele. Il rinnovo, scattato il 13 aprile 2026, lega il nostro Paese a politiche e pratiche condannate dalla Corte Internazionale di Giustizia, dalla Corte Penale Internazionale e dall’Assemblea Generale dell’ONU.
Questo dossier ricostruisce il quadro complessivo: la storia del controllo idrico come strumento coloniale, le cifre della catastrofe umanitaria in corso, il ruolo della compagnia israeliana Mekorot, le responsabilità italiane e le voci della società civile.
Parte I – Il contesto: l’acqua come arma nel Medio Oriente
1.1 La dimensione globale: acqua e guerra
Il tema dell’acqua come strumento di guerra non riguarda solo la Palestina. Come documentato dal giornale L’Indipendente nel marzo 2026, nel Golfo Persico la sopravvivenza di oltre 100 milioni di persone è legata a circa 450 impianti di desalinizzazione. La distruzione di questi impianti è diventata un obiettivo militare: l’Iran ha accusato Stati Uniti e Israele di aver attaccato un impianto di desalinizzazione iraniano, mentre il Bahrain ha denunciato operazioni di sabotaggio contro le proprie strutture di potabilizzazione da parte di Teheran. In questo scenario, l’acqua non è più solo una risorsa: è diventata quella che gli analisti definiscono una “bomba non nucleare” capace di rendere inabitabili intere metropoli.
“Se il petrolio genera ricchezza, l’acqua garantisce l’esistenza stessa dello Stato.” — L’Indipendente, 16 marzo 2026
Un caso emblematico è quello di Riyadh: secondo un rapporto della CIA, la distruzione dell’impianto di desalinizzazione di Jubail, che rifornisce la capitale saudita, forzerebbe l’evacuazione di oltre 7 milioni di abitanti entro una settimana. Non esiste piano di contingenza realistico per una simile emergenza.
1.2 Il docufilm “Acqua in bocca”
Il docufilm “Acqua in bocca” delle giornaliste Dora Farina e Marianna Donadio è uno dei contributi più lucidi a questa analisi. Vincitore del Premio Libera Giovani 2025 e finalista del Premio Roberto Morrione, il film porta lo spettatore all’interno della crisi umanitaria a Gaza, tra le devastanti conseguenze della mancanza di acqua potabile e le dinamiche di potere legate alla gestione delle risorse idriche.
Le autrici documentano il legame tra la compagnia idrica israeliana Mekorot e l’azienda partecipata romana Acea, attraverso testimonianze dirette da Gaza e dalla Cisgiordania. La loro risposta alla domanda “Può l’acqua essere un’arma?” è inequivocabile: “Sì, ed è quello a cui assistiamo da tempo in Palestina. Assetare la popolazione palestinese è parte di un sistema costruito nel tempo e di cui l’Italia, ancora una volta, è complice.”
Parte II – L’apartheid dell’acqua in Palestina: storia e struttura
2.1 Dal 1967 a Oslo: come Israele ha preso il controllo dell’acqua
Il controllo israeliano sulle risorse idriche dei Territori Palestinesi Occupati inizia nel 1967, quando una serie di ordinanze militari – tutt’ora vigenti – integra il sistema idrico palestinese in quello israeliano. Da quel momento, l’acqua cessa di essere una risorsa condivisa equamente per diventare uno strumento di politica coloniale.
Nel 1982, le infrastrutture idriche di proprietà palestinese in Cisgiordania vengono trasferite alla Mekorot – la compagnia idrica statale israeliana – per il prezzo simbolico di uno shekel, pari a circa 0,20 euro. Da quel momento, Mekorot diventa il braccio operativo del governo israeliano nella gestione discriminatoria dell’acqua.
Gli Accordi di Oslo del 1993-1995, anziché correggere questa disparità illegittima, la formalizzano. Viene istituito il Comitato Congiunto per l’Acqua, ma le restrizioni israeliane rimangono in vigore. Quasi trent’anni dopo Oslo, la disponibilità di acqua per i palestinesi non è migliorata, mentre la popolazione palestinese è raddoppiata.
2.2 Il funzionamento dell’apartheid idrico
I dati del consumo pro capite raccontano una storia di discriminazione strutturale:
Coloni israeliani in Cisgiordania
369 litri/giorno pro capite
Palestinesi in Cisgiordania
73 litri/giorno pro capite (sotto il min. OMS)
Standard minimo OMS
100 litri/giorno pro capite
Popolazione palestinese senza rete idrica
15% in Cisgiordania
Acqua di Gaza non idonea al consumo (2023)
97% dell’acquifero costiero
Mekorot riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50%, per dirottarle verso le colonie illegali e l’agricoltura intensiva israeliana. Durante l’estate, scortata dall’esercito, chiude i rubinetti alle comunità palestinesi della Cisgiordania. Allo stesso tempo, in molti insediamenti coloniali le piscine sono ben rifornite.
L’Ordine militare israeliano n. 158 proibisce rigidamente ai palestinesi di scavare nuovi pozzi o svolgere qualsiasi lavoro idrico senza permessi militari, che vengono quasi sempre negati. Il risultato: il numero di pozzi palestinesi è costantemente in diminuzione – inferiore a quello del 1967. La città di Ramallah, ad esempio, riceve oggi il 100% della propria acqua da Mekorot. Nessun pozzo autonomo.
2.3 L’Area C: 60% della Cisgiordania inaccessibile
Israele non solo impedisce la costruzione di nuove infrastrutture idriche nell’Area C (che costituisce il 60% della Cisgiordania), ma confisca e distrugge sistematicamente qualsiasi manufatto per il quale manchino i permessi – quasi sempre negati – anche se realizzato da organizzazioni umanitarie. I coloni israeliani, al contrario, non devono richiedere alcun permesso e tutti gli insediamenti illegali sono collegati alla rete idrica.
“Il furto dell’acqua rientra nella più ampia strategia israeliana di sottrarre territorio e risorse alla popolazione palestinese per impedirne la permanenza rendendo impossibile lo sviluppo dell’economia ed una qualità della vita minimamente accettabile.” — Ambasciata Palestinese in Italia
Parte III – Gaza: la weaponizzazione dell’acqua dal 7 ottobre 2023
3.1 Il collasso del sistema idrico
Con l’inizio delle operazioni militari israeliane a Gaza nell’ottobre 2023, la situazione idrica – già gravissima – precipita in modo catastrofico. Oxfam documenta una riduzione del 94% della disponibilità d’acqua nella Striscia. Ecco le principali evidenze:
Disponibilità media di acqua (luglio 2024)
4,74 litri/persona/giorno
Minimo OMS in emergenza
15 litri/persona/giorno
Riduzione produzione interna d’acqua
-84%
Taglio forniture Mekorot dal 7 ottobre
-78%
Impianti di trattamento acque reflue distrutti
100%
Depositi idrici di Gaza e Khan Younis distrutti
100%
Pozzi e impianti desalinizzazione distrutti
oltre 700
Impianti pubblici non funzionanti
oltre il 60%
Persone colpite da malattie idrosanitarie (maggio 2024)
727.909
Medici Senza Frontiere riporta che nel 2025 ha dovuto interrompere la fornitura di acqua in almeno 137 punti di distribuzione. Le persone devono percorrere lunghe distanze trasportando pesanti taniche. I bambini si perdono perché i siti vengono continuamente spostati a causa degli ordini di sfollamento e degli attacchi aerei.
3.2 La strategia deliberata
Le fonti raccolte e verificate da Oxfam e Human Rights Watch convergono su una conclusione: non si tratta di danni collaterali, ma di una strategia deliberata per rendere Gaza invivibile.
Human Rights Watch, in un rapporto di 174 pagine, accusa – con prove fotografiche satellitari – l’esercito israeliano di aver fatto saltare decine di riserve d’acqua e cisterne e di aver reso inservibile l’acquedotto costruito dagli Emirati Arabi Uniti tra l’Egitto e il sud della Striscia. Amnesty International documenta nel rapporto 2024-2025 che gli attacchi israeliani hanno danneggiato i sistemi di acque reflue, il 70% di tutte le pompe per le acque reflue, e tutti gli impianti di trattamento. A fine giugno 2024, tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue erano stati distrutti.
“Le autorità israeliane hanno intenzionalmente privato i civili palestinesi di Gaza di un adeguato accesso all’acqua dall’ottobre 2023, con grande probabilità causando migliaia di morti e commettendo così il crimine contro l’umanità di sterminio e atti di genocidio.” — Human Rights Watch, dicembre 2024
3.3 Il blocco agli aiuti umanitari
Israele non si limita a distruggere le infrastrutture: blocca anche i tentativi di riparle. Dal giugno 2024, ogni 10 richieste di importazione di prodotti per la desalinizzazione dell’acqua presentate da MSF, ne viene approvata soltanto una. Le “pre-autorizzazioni” israeliane per installare unità di desalinizzazione rimangono in sospeso per mesi, mentre le attrezzature restano ferme alle frontiere. Il carburante necessario per far funzionare gli impianti viene ridotto a un quinto del fabbisogno. Il risultato è che, anche là dove le infrastrutture non sono state fisicamente distrutte, non funzionano per mancanza di energia.
L’acqua presente nella Striscia è ampiamente contaminata da liquami, sostanze chimiche e infiltrazioni di acqua salata. L’eccessivo consumo di acqua salata porta a ipertensione, malattie renali, aumento del rischio di ictus e diarrea. L’epatite A e altre malattie idrosanitarie si diffondono rapidamente. Nonostante il “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025, al marzo 2026 Israele continuava ad ostacolare la riparazione delle infrastrutture idriche danneggiate.
Parte IV – Mekorot e le complicità italiane
4.1 Chi è Mekorot
Mekorot è la società idrica di proprietà dello Stato di Israele, con il monopolio quasi completo sull’estrazione e la fornitura di acqua sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati. Gestisce oltre 1,5 miliardi di metri cubi di acqua annui. L’organizzazione israeliana Who Profits la definisce “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori Palestinesi Occupati, impegnata attivamente nel mantenimento dell’occupazione militare. Dal Piano generale del settore idrico israeliano del 2020, Mekorot ha previsto l’espansione degli impianti e il raddoppio della fornitura d’acqua alle colonie in Cisgiordania.
4.2 L’accordo Acea-Mekorot
Il 2 dicembre 2013, durante il vertice Italia-Israele, Acea – la principale azienda idrica italiana, partecipata dal Comune di Roma – firma un Memorandum d’intesa con Mekorot per la collaborazione nel settore delle risorse idriche. I dettagli economici dell’accordo non vengono mai resi pubblici, nonostante le richieste di accesso agli atti.
Per anni la società civile italiana ha denunciato questa collaborazione. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, BDS Italia, il Coordinamento Romano Acqua Pubblica e decine di organizzazioni nazionali e internazionali hanno chiesto la rescissione del contratto. Nel settembre 2025, il Consiglio Comunale di Roma approva una mozione che impone ad Acea di interrompere immediatamente la partnership con Mekorot.
4.3 Iren e altre aziende italiane
Acea non è l’unico caso. Il 10 gennaio 2023, Iren – la multiutility del nord-ovest Italia – firma un accordo con Mekorot. La campagna BDS Italia denuncia che questa collaborazione rende Iren complice del sistema di apartheid idrico israeliano, in violazione della propria responsabilità sociale d’impresa e della Convenzione internazionale contro l’apartheid, cui anche l’Italia ha aderito.
Nel campo dell’agritech idrico, numerose aziende israeliane – tra cui Netafim, leader mondiale nell’irrigazione di precisione – operano estesamente in Italia, in particolare in Emilia-Romagna. Netafim collabora con una sussidiaria di Rafael Advanced Defence Systems, l’azienda militare statale israeliana, e ha partecipato a esperimenti negli insediamenti della Valle del Giordano.
Parte V – Il Memorandum Italia-Israele: storia e rinnovo vergognoso
5.1 Che cos’è il Memorandum
Il Memorandum d’intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia e Israele è stato sottoscritto a Parigi il 16 giugno 2003 e ratificato nel 2005 con la legge n. 94. È composto da undici articoli e prevede la cooperazione industriale, la ricerca tecnologica in ambito difesa, lo scambio di materiali militari e l’addestramento delle forze armate. Si rinnova automaticamente ogni cinque anni, salvo il recesso di una delle parti.
Parallelamente, sin dal 2000 è in vigore l’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia e Israele, ratificato con la legge n. 154 del 2002, nell’ambito del quale ogni anno il MAECI e l’autorità israeliana per l’innovazione (Israel Innovation Authority) lanciano bandi congiunti. Nel 2024, uno dei temi del bando era esplicitamente “Water technologies” – includendo desalinizzazione e trattamento delle acque reflue. Nel 2025, il bando riguardava “tecnologie sostenibili per affrontare le sfide del cambiamento climatico”, includendo la gestione dell’acqua. Un crudele paradosso, mentre a Gaza il 100% degli impianti di trattamento acque reflue era stato distrutto.
5.2 Il rinnovo del 13 aprile 2026
Il rinnovo tacito quinquennale del Memorandum militare è scattato il 13 aprile 2026. Il governo italiano – pur avendo avuto la facoltà di denunciare l’accordo in qualsiasi momento – ha scelto di non farlo, mentre Emergency raccoglieva oltre 200.000 firme per chiedere lo stop al rinnovo e un gruppo di 10 giuristi notificava una formale diffida al governo.
“Il governo Meloni ha deciso di rinnovare il memorandum per la cooperazione militare e, da domani, sarà operativo per altri 5 anni. Diamo cooperazione militare a chi uccide donne e bambini, a chi ha compiuto un genocidio, a chi occupa violentemente e militarmente le terre in Cisgiordania.” — Angelo Bonelli, deputato AVS, 13 aprile 2026
5.3 Perché il rinnovo è illegittimo
La diffida formale dei giuristi, inviata al governo a maggio 2025, richiama una serie di atti internazionali che rendono il rinnovo giuridicamente insostenibile:
• Il parere della Corte Internazionale di Giustizia (luglio 2024) che ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana e ne ha ordinato lo smantellamento entro il 17 settembre 2025.
• I mandati di arresto della Corte Penale Internazionale (novembre 2024) nei confronti del primo ministro Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
• La risoluzione dell’Assemblea Generale ONU (settembre 2024) che impone a tutti gli Stati di astenersi dal fornire qualsiasi forma di cooperazione che possa contribuire al mantenimento dell’occupazione israeliana.
• La Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, firmata anche dall’Italia, che impegna le pubbliche amministrazioni a interrompere le relazioni economiche con Stati accusati di apartheid.
Nonostante queste premesse, l’Italia ha anche approvato l’acquisto da Israele di aerei G550 CAEW, dotati di sistemi avanzati per la guerra elettronica e il targeting militare, ossia per guidare i cacciabombardieri sugli obiettivi.
5.4 Le voci del Parlamento e della società civile
Le opposizioni parlamentari si sono battute contro il rinnovo. La segretaria del PD Elly Schlein ha chiesto “cosa deve succedere prima che il governo impedisca il rinnovo automatico?”. Il Movimento 5 Stelle ha depositato un’interrogazione ai ministri della Difesa e degli Esteri. Per AVS il rinnovo “sporca il nome dell’Italia”. Nelle stesse ore del rinnovo, il 13 aprile 2026, il giorno prima ad Amnesty International di Lecce veniva proiettato il docufilm “Acqua in bocca” davanti ad un pubblico commosso e indignato.
Parte VI – Il quadro giuridico internazionale
6.1 Il diritto internazionale violato
Il diritto internazionale umanitario proibisce in modo esplicito gli attacchi, la distruzione o il danneggiamento di strutture vitali necessarie alla sopravvivenza della popolazione civile, incluse le infrastrutture e le reti di acqua potabile. Oxfam ha chiesto alle istituzioni internazionali di condurre un’indagine indipendente sulle violazioni legate all’uso del razionamento idrico come arma di guerra, ai sensi delle Convenzioni di Ginevra e della Convenzione sul genocidio.
Lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale prevede esplicitamente che affamare intenzionalmente i civili “privandoli di beni indispensabili alla loro sopravvivenza, compreso l’impedimento doloso delle forniture di soccorso” costituisce un Crimine di Guerra. In quanto Potenza Occupante, Israele ha l’obbligo di garantire i bisogni primari e fornire protezione alla popolazione civile palestinese.
6.2 Il genocidio dell’acqua
Amnesty International, nel suo Rapporto 2024-2025, afferma che Israele ha perpetrato il crimine di genocidio a Gaza, tra l’altro infliggendo deliberatamente condizioni di vita con lo scopo di provocare la distruzione fisica della popolazione palestinese e danneggiando o distruggendo infrastrutture essenziali per la vita. Human Rights Watch sottolinea che privare deliberatamente dell’accesso all’acqua i palestinesi per provocare la distruzione parziale o totale della popolazione è uno dei requisiti del crimine di genocidio così come codificato dal diritto internazionale.
La Corte Internazionale di Giustizia, nel caso Sud Africa contro Israele, ha riconosciuto la plausibilità del genocidio in corso. Il parere successivo dell’estate 2024 ha dichiarato illegale l’intera occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati.
Conclusioni: l’Italia scelga da che parte stare
I fatti descritti in questo dossier non lasciano spazio all’ambiguità. L’acqua è stata trasformata in un’arma contro la popolazione civile palestinese. Le infrastrutture idriche di Gaza sono state distrutte in modo sistematico e deliberato. L’accesso all’acqua in Cisgiordania è strutturalmente discriminatorio da decenni. E l’Italia – attraverso il Memorandum militare, i bandi di cooperazione scientifica, e le partnership di aziende pubbliche come Acea con Mekorot – ha contribuito a questo sistema e lo ha legittimato.
Il rinnovo tacito del Memorandum il 13 aprile 2026 è un atto politico preciso: il governo italiano ha scelto di non interrompere la cooperazione militare con uno Stato per il quale la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per crimini di guerra. Una scelta compiuta nel silenzio mediatico, ignorando 200.000 firme di cittadini, le diffide di giuristi, le denunce di MSF, Oxfam e Amnesty, e le risoluzioni delle massime istituzioni internazionali.
In Palestina l’acqua è un’arma di guerra. Chi coopera con chi la usa come tale è complice. Non è retorica: è diritto internazionale.
Le richieste della società civile
• Denuncia immediata del Memorandum d’intesa sulla cooperazione militare Italia-Israele.
• Interruzione di tutti i bandi congiunti MAECI-Israel Innovation Authority.
• Embargo immediato sulla vendita e l’acquisto di armamenti da e verso Israele.
• Rescissione di tutti gli accordi tra aziende pubbliche italiane e Mekorot.
• Sostegno alle indagini della Corte Penale Internazionale e all’esecuzione dei mandati di arresto.
• Appoggio alle risoluzioni ONU per l’accesso umanitario incondizionato a Gaza.
Fonti e riferimenti
Documentari e inchieste giornalistiche
• Dora Farina, Marianna Donadio, “Acqua in bocca” – docufilm, Premio Libera Giovani 2025, finalista Premio Roberto Morrione.
• L’Indipendente, “L’acqua come obiettivo militare: l’arma segreta nella guerra in Medio Oriente”, 16 marzo 2026.
Organizzazioni internazionali
• Medici Senza Frontiere, “Gaza: Israele priva i palestinesi dell’accesso all’acqua”, agosto 2025.
• Oxfam, “Gaza senz’acqua: Israele usa la sete come arma di guerra”, luglio 2024.
• Human Rights Watch, rapporto su Gaza e accesso all’acqua, 174 pagine, dicembre 2024.
• Amnesty International, “Israele e Territorio palestinese occupato: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2024”, Rapporto annuale 2024-2025.
• Ambasciata Palestinese in Italia, sezione “Acqua”.
Fonti istituzionali e legali
• Legge n. 94 del 2005, ratifica del Memorandum Italia-Israele.
• Corte Internazionale di Giustizia, parere luglio 2024 sull’occupazione israeliana.
• Corte Penale Internazionale, mandati di arresto novembre 2024 (Netanyahu, Gallant).
• Assemblea Generale ONU, risoluzione settembre 2024.
• Diffida formale al governo di 10 giuristi italiani, maggio 2025.
• Notizie ANSA, 13 aprile 2026, sul rinnovo del Memorandum.
• Dire.it, 13 aprile 2026, “Il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele sarà rinnovato, nonostante tutto”.
Campagne e società civile
• BDS Italia, campagna No Mekorot e No accordo Acea-Mekorot.
• Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, appello contro l’accordo Acea-Mekorot.
• Emergency, appello con oltre 200.000 firme per lo stop al Memorandum.
• Ancorafischiailvento.org, “Roma rompe la collaborazione con Mekorot”, settembre 2025.
• Valori.it, “Agritech e acqua: la controversa alleanza tra Italia e Israele”, luglio 2025.
Dossier elaborato da Claude — Aprile 2026 | Fonti: MSF, Oxfam, Amnesty, HRW, ANSA, Dire.it
P.s è notizia di poche ore fa che stamattina, durante una conferenza stampa al Vinitaly di Verona, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare e di difesa tra Italia e Israele.
Antonella Reina
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)




