Il Sette Ottobre

Se sfogli
il libro della storia 
non troverai traccia 
del massacro che fu 
a Deir Yassin,
tra i muri a secco 
e i fichidindia,
né avvertirai
l’ odore acre di morte 
misto al cardamomo 
e al ronzio delle mosche 
annidate nei cadaveri, 
gonfi come vesciche 
sotto il carrubo,
assieme
ai sordi echi dei bossoli 
calpestati dai tuoi passi 
nei campi profughi 
di Sabra e Shatila
dove i bengala di Sion 
illuminarono a giorno
la vergogna 
della notte maronita.

Avvertirai solo 
la loro silente eloquenza
al cospetto
del loro sette di ottobre
insieme ai gemiti 
di una viola appassita 
per la crudele mia mano.

Il sette di ottobre
è la matricola
che l’assassino ha abraso
al revolver
per confondere le tracce 
del misfatto.

E la cenere di Tal al-Zatar
è la randite
premuta nella canna
otturata del fucile
nelle mani di Sion.
Un giorno 
le scoppierà in faccia!

Se oggi sfogli 
il libro della storia, 
in tutte le pagine 
zampilla
il sangue di Gaza
e Gaza,
tra tutte le notti 
di san Bartolomeo
è la notte più nera!

Oggi,
tutte le strade
portano a Gaza,
dove Cristo s’è fermato!

Gaza è il crocevia
della coscienza
dove devi scegliere
da che parte andare!

Una volta che hai scelto,
indietro più non torni!

A Gaza,
sterili sono i campi,
asfaltati dalle unghie
dei caterpillar
dove le cavallette
hanno mangiato
l’ultimo chicco di grano!

Per la fame e la sete
dei bimbi di Gaza,
il Dio della vendetta
col suo vitello d’oro,
dal cielo
manda il suo latte e miele
ad ogni alba e tramonto.

Se sfogli
il libro del presente
vi leggerai
che nei pozzi di West Bank
i coloni
hanno gettato il cemento
e quelli di Gaza
tracimano sangue.

Lì la belva
va ad abbeverarsi.

Se intingi la penna
nel pozzo
del sangue di Gaza
scriverai un’altra pagina
del libro di storia
da cui è scivolata,
sotto un gelso
dove dorme,
una viola appassita
per la crudele mia mano!

7 ottobre 2025

Da “Inchiostro per Gaza” di Mariella Cataldo, edizioni Marx21.

Le radici della violenza

di Stefano Maria Ursini

foto tratta da “La pulizia etnica della Palestina” di Ilian Pappé (Fazi 2008).
Migliaia di palestinesi si accalcano sulle spiagge nel tentativo di sfuggire a un pesante bombardamento. Molti annegarono nell’esodo di massa.

Le radici della violenza trovano humus fertile in una condizione permanente di ingiustizia storica.

La poesia “7 Ottobre” di Mariella Cataldo pone l’accento sull’occupazione militare della Cisgiordania, sul blocco della Striscia di Gaza dal 2007, sull’espansione costante degli insediamenti coloniali, sui continui ripetuti soprusi a cui è sottoposta la popolazione palestinese, e sulla percepita mancanza di tutele legali e sanzioni internazionali contro tali conclamate violazioni dei loro diritti, alimentando così un senso diffuso di frustrazione e abbandono.

«Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento [o campo profughi] e da cinquant’anni non avesse alcuna prospettiva di poter dare ai propri figli un avvenire, sarebbe un terrorista». Così si espresse Giulio Andreotti nel luglio del 2006 durante un intervento al Senato sul conflitto in Medio Oriente. Chiaramente, Andreotti non voleva giustificare la violenza o il terrorismo. Voleva spiegare che la disperazione estrema e la mancanza di diritti spingono le persone verso la radicalizzazione.

Il 7 ottobre 2023 non è nato in un vuoto temporale ma si inserisce in un contesto di decenni di violenze, traumi e rivendicazioni storiche.

Prima di quella data c’è stato il 9 aprile 1948, quando l’attacco al villaggio arabo di Deir Yassin da parte delle milizie sioniste dell’Irgun e del Lehi provocò la morte di oltre 100 civili (200 secondo l’articolo del New York Times dell’epoca). Questo evento divenne uno dei simboli principali della Nakba (la catastrofe), accelerando l’esodo di massa della popolazione palestinese dalle proprie terre.

Il 12 Agosto 1976. Durante la guerra civile libanese, l’assedio e la successiva caduta del campo profughi palestinese di Tal al-Zatar per mano delle milizie cristiane falangiste libanesi, sostenute logisticamente dalla Siria e addestrate e armate fino ai denti da Israele, portarono al massacro di migliaia di civili palestinesi.

Il 16/18 Settembre 1982 quando a Sabra e Shatila, sempre in Libano, il massacro di migliaia di profughi palestinesi e sciiti fu compiuto dalle milizie cristiane falangiste libanesi, sotto il controllo militare dell’esercito israeliano che occupava l’area. In seguito a una massiccia protesta interna in Israele, la Commissione d’inchiesta Kahan (1983) stabilì che l’esercito israeliano era a conoscenza di quanto stava accadendo e dichiarò il ministro della Difesa Ariel Sharon “personalmente responsabile” in modo indiretto per non aver impedito il massacro, costringendolo alle dimissioni.

Ricostruire gli avvenimenti storici con onestà e precisione è spesso considerato la colonna portante di qualsiasi processo di riconciliazione duraturo. Senza una verità condivisa o, quanto meno, senza il riconoscimento delle sofferenze reciproche, le fondamenta di qualsiasi accordo rischiano di rimanere estremamente fragili.

foto tratta da “La pulizia etnica della Palestina” di Ilian Pappé (Fazi 2008).
Il New York Times del 10 aprile 1948 riporta il massacro di Deir Yassin commesso dall’Irgun e dalla Banda Stern

Il testo di Mariella Cataldo, acquistabile anche dal sito della casa editrice Marx21, verrà presentato il 20 ottobre alle ore 17:30 a Bari presso la sala convegni della biblioteca dell’Ateneo, ingresso via Crisanzio.

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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