
All’inizio di questa settimana (10-16 novembre), il gruppo da battaglia della portaerei USS Gerald R. Ford, il più avanzato dell’arsenale statunitense, è entrato nel teatro del Comando Sud degli Stati Uniti, unendosi a una flottiglia di cacciatorpediniere, aerei da guerra, sottomarini e unità di operazioni speciali già posizionate in tutti i Caraibi. Il SOUTHCOM è il principale comando di combattimento del Pentagono per le operazioni nei Caraibi e in Sud America, e la sua presenza si sta espandendo rapidamente.
Negli ultimi due mesi, le forze statunitensi nella regione hanno già effettuato attacchi letali su almeno 21 imbarcazioni, uccidendo almeno 80 persone. Solo due sono sopravvissute: una proveniente dall’Ecuador e una dalla Colombia. L’uomo ecuadoriano è stato rilasciato dopo che le autorità hanno ammesso di non avere prove che avesse commesso un crimine. Questi attacchi mortali, condotti con il falso pretesto della “lotta al narcotraffico”, costituiscono ora lo sfondo per la pianificazione aperta di un assalto più ampio.
Quello che sta accadendo nei Caraibi non riguarda la droga. Riguarda il Venezuela, Cuba, la Colombia, il Nicaragua: gli USA vogliono costringere i governi sovrani alla sottomissione e rafforzare il loro controllo sulle risorse, sulle rotte marittime e sull’orientamento politico in tutta la regione.
Navi da guerra, sottomarini, droni e aerei hanno invaso la regione in un modo che non si vedeva da decenni. Cacciatorpediniere lanciamissili dotate del sistema di combattimento Aegis, tra cui la USS Gravely, la USS Jason Dunham e la USS Stockdale, pattugliano ora le acque dei Caraibi. A loro si aggiungono l’incrociatore USS Gettysburg, la nave da combattimento costiero USS Wichita e il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare USS Newport News, in grado di lanciare missili da crociera Tomahawk.
L’11 novembre, il gruppo da battaglia della portaerei Gerald R. Ford, la portaerei più nuova e tecnologicamente avanzata della Marina, è entrato nella regione con migliaia di personale e navi di scorta, tra cui la USS Bainbridge, la USS Mahan e la USS Winston Churchill. Questo porta la presenza militare statunitense a circa 14.000 soldati, con ulteriori dispiegamenti in fase di valutazione.
Washington sta ampliando le infrastrutture della sua ex base navale a Porto Rico e valutando ulteriori siti operativi avanzati, segni che indicano che non si tratta di una mossa a breve termine, ma della preparazione per un’operazione imperialista a lungo termine.
Il 12 novembre, alti ufficiali dell’esercito statunitense hanno presentato al presidente Trump le opzioni aggiornate per operazioni militari dirette contro il Venezuela, compresa la possibilità di attacchi terrestri. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth, il presidente del Joint Chiefs Dan Caine e altri alti comandanti hanno illustrato i potenziali piani per i prossimi giorni.
La traiettoria di Washington è inequivocabile.
Le agenzie di intelligence statunitensi stanno fornendo informazioni dettagliate sugli obiettivi.
Il 13 novembre il Segretario alla Guerra statunitense, Pete Hegseth, ha confermato via X il lancio della Operation Southern Spear, l’iniziativa, guidata dalla Joint Task Force Southern Spear e dallo United States Southern Command (SOUTHCOM).
Anche la Colombia di Gustavo Petro è sotto la minaccia USA. Il presidente di Bogotà vuole cancellare gli accordi che il suo paese ha con la NATO e pochi giorni fa ha ordinato di fermare la condivisione di dati di intelligence con gli Stati Uniti.
L’esercito venezuelano è in stato di massima allerta. Martedì, il presidente Nicolas Maduro ha ordinato la “piena operatività” di tutti i reparti delle forze armate, dalla Milicia Nacional Bolivariana all’esercito regolare. Non si tratta di un’esercitazione, ma della risposta diretta a quello che Caracas, e non solo, percepisce come un’aperta provocazione.
Il presidente venezuelano Maduro ha chiesto a sei regioni orientali del Paese di organizzare “una marcia permanente nelle strade” dopo la ripresa delle esercitazioni militari statunitensi a Trinidad e Tobago e ha cantato la canzone Imagine ad un comizio invocando la pace: un “dono di Lennon all’umanità”.
Il ministro dell’Interno del Venezuela, Diosdado Cabello, ha esortato le milizie civili ad essere pronte a rispondere all’appello del governo, perché un’aggressione militare da parte degli Stati Uniti può avvenire in qualsiasi momento.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato: “la Russia ha dimostrato una solidarietà incrollabile nei confronti del Venezuela e siamo pronti a rispondere in modo appropriato alle richieste di Caracas“.
I Caraibi si stanno trasformando in una piattaforma di lancio per un nuovo assalto imperialista, volto a schiacciare i governi sovrani, rafforzare il controllo degli Stati Uniti e garantire profitti a Wall Street e al Pentagono. Questo potenziamento militare minaccia decine di milioni di persone in tutta la regione, dal Venezuela e Cuba a Porto Rico e Colombia.
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)



