Olimpiadi d’inverno 2026: il sipario di velluto su un mondo in fiamme.

Inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina: quei giochi per cui i greci interrompevano le guerre iniziano lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti invitano i loro cittadini che si trovano in Iran a lasciare il paese o a “ripararsi” (ripararsi da cosa?). Ormai sappiamo cosa vuol dire: è questione di giorni.
I campioni della pace mondiale sfilano per le strade di Milano nascondendosi in colonne di 40-50 auto. E Trump finge di cadere dalle nuvole quando sente che hanno fischiato Vance, che di solito, a suo dire, negli USA “piace alla gente”. Sarà perché all’estero non lo conoscono, sostiene. Ma il giorno dopo, a fischiarlo durante una partita di hockey sono gli spettatori americani. Niente paura, l’importante è togliere gli audio ai video.
Milano militarizzata per le Olimpiadi e svuotata della sua solita effervescenza, quasi un coprifuoco dovuto alle ingombranti presenze di tutto il pianeta, rappresenta il termometro della situazione globale. Non solo non si interrompe nessuna guerra, ma non si disdegna di iniziarne un’altra, sempre che sia il momento favorevole per le azioni in borsa o altri guadagni.
Gli atleti israeliani non rinnegano il loro aperto sostegno algenocidio in Palestina per poter partecipare ai giochi: il capitano della squadra di bob, i cui componenti hanno prestato tutti servizio militare nella Striscia, aveva definito la guerra di Gaza la più moralmente giusta e più umana (!!!).
Il Comitato olimpico internazionale aveva stabilito che “gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno partecipare né competere”, ma vale solo per quelli che hanno un contratto con l’esercito russo o bielorusso. Gli atleti israeliani invece sono ammessi con le motivazioni che Tel Aviv ha rispettato la Carta Olimpica (quindi non importa se l’Idf ha sterminato intere squadre sportive) e che, a differenza della Russia, “non ha violato la giurisdizione delle organizzazioni sportive dei territoripalestinesi”. Non sarà perché i territori e le relative giurisdizioni nella Striscia di Gaza sono resi praticamente irriconoscibili dai bombardamenti?
Spetta ad Amnesty International ricordare che «mentre si accendono i riflettori sulle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, su Gaza è calato il buio più totale. E proprio grazie a questo silenzio internazionale Israele nasconde il suo genocidio», ormai a bassa intensità, ma non meno crudo, che continua anche dopo la pseudo pace di ottobre e in barba alla tregua olimpica.
Ma le Olimpiadi, per statuto, sono apolitiche: i Giochi si svolgono senza discriminazioni, «in uno spirito di amicizia, solidarietà e correttezza». Non importa cosa accada fuori.
Nella cerimonia inaugurale si tengono discorsi di pace e fratellanza, mentre in Italia la militarizzazione cancella gli ultimi residui di stato sociale, mentre le scelte politiche sulle spese militari sbriciolano i nostri diritti e fanno a pezzi il nostro futuro.
Discorsi di pace, mentre vengono pubblicati ogni giorno nuovi files di Epstein da cui emerge sempre più quanto la politica e l’economia mondiale siano manipolate da chi usa l’umanità come carne da macello e donne e bambini come giocattoli da rompere per il proprio divertimento. Eppure neanche questo scalfisce il loro potere, perché questi poteri hanno radici economiche penetrate in ogni ambito, si intricano e si abbarbicano fortemente alle strutture di ogni stato. Nessuno si scandalizza, il mondo guarda altrove. Più che alle antiche Olimpiadi, queste assomigliano al “panem et circenses” di romana memoria, tranne che né il pane né i giochi sono gratuiti, anzi, questi costanocentinaia di euro.
Mentre a Cortina, tra infrastrutture non terminate, si sparanomontagne di neve artificiale, tanto per aggravare quella stessa crisi climatica che ha reso una nota località sciistica inadatta per le Olimpiadi invernali, a Milano esplodono fuochi d’artificio, legalmente nell’inaugurazione, illegalmente nella manifestazione, che come da copione finisce in “guerriglia urbana”.
Solo una settimana prima, Torino era forse ancor più militarizzatadi Milano. Camionette, reparti antisommossa, identificazioni a tappeto, quartieri trasformati in zone rosse, per la minaccia più temuta dai governi: l’espressione popolare contro un’economia di guerra, contro il genocidio, contro gli sgomberi dei centri sociali, per il diritto alla casa, insomma, tutto ciò che disturba i poteri costituiti. A Torino sfilavano intere famiglie, studenti, anziani, partigiani, ecologisti, ma soprattutto giovani: quei giovani che vedono i loro spazi sempre più contratti e schiacciati sui social, i loro diritti sempre più ristretti, a cui si è tolta ogni prospettiva di futuro, perché se casa, lavoro e salute diventano miraggi per la gente comune, cosa si può sperare?
Di fronte a tali manifestazioni, il governo non ha solo chiuso occhi e orecchie, ma ha immediatamente sfoderato un decreto sicurezza,che di certo non garantisce nessuna sicurezza a una popolazione che ha bisogno di aver fiducia nel futuro. Un decreto forse scritto in fretta, senza pensare alla possibilità di applicazione e alle conseguenze, come se in Italia non esistessero leggi. Proibito vendere coltelli ai minorenni: davvero i minori che vogliono usare coltelli se li vanno a comprare legalmente? Fermo preventivo per chi è ritenuto pericoloso, così, come per le partite di calcio e come ai tempi del fascismo. Hanno pensato a quanti agenti delle forze dell’ordine e quali strutture sono necessari per metterlo in pratica? Forze dell’ordine che sono già spremute e prive di risorse per il loro normale lavoro, non si avvantaggeranno certo per lo scudo penale che potrebbe trasformarli in pistoleros impunibili, non miglioreranno così la loro efficienza in un paese dove continua a esistere una criminalità organizzata che conquista territori, diventa imprenditoriale con un volume di affari da 13 miliardi di euro all’anno e raramente è sulle prime pagine dei giornali.
Ma si soffia sul fuoco del conflitto per giustificare il giro di vite repressivo, inventandosi equilibrismi di potere.
E in queste pennellate da ventennio del terzo millennio, la polizia non resiste alla tentazione di usare (maldestramente) l’intelligenza artificiale per modificare la foto che inchioderebbe i violenti: un poliziotto che aiuta il collega (rimasto solo, non si sa perché) vittima di quello che il governo vorrebbe condannare come tentato omicidio, ma che si risolve con 24 ore di ricovero (con i tempi della nostra sanità?). Perché modificare una foto di per sé già abbastanza espressiva? Così crolla il castello di carta e la credibilità, ma intanto i giochi sono fatti: il decreto sicurezza è varato e di passaggio si è fatta anche un po’ di propaganda al sì al referendum (anche se non c’entra niente), come se il processo aitre presunti aggressori si fosse già svolto (neanche un processo per direttissima!).
Mentre la nostra polizia riceve solidarietà da tutti i fronti, l’ICE,scacciato da Minneapolis dopo due omicidi a bruciapelo e contestato a Milano, accompagna tranquillamente Vance in giro per la città, con la “funzione di disciplinare la popolazione”: deve far capire che aiutare il vicino e difendere i più deboli è decisamente un crimine meritorio di esecuzione sommaria?
Tutto questo passa per sicurezza, in un paese dove ormai l’insicurezza non è solo sociale ma esistenziale. Un paese che si lascia sgusciare di mano i giovani, quelli che studiano e che vanno a costruirsi una vita all’estero, dopo aver tolto loro qualsiasi prospettiva. Quanti di loro avranno potuto pagarsi un biglietto di entrata a San Siro per un evento che univa inaugurazione, centenario e commiato di uno dei più famosi stadi italiani? Infatti,a poche ore dall’evento erano ancora disponibili 10.000 posti e, nonostante offerte e svendite, sono rimaste ampie macchie di antiestetici posti vuoti.
Show must go on. Nella cerimonia di apertura, Petrecca offre un perfetto esempio di come non si fa una telecronaca, confondendo persino il nome di quell’illustre stadio definito “Scala del calcio” (per paragone con il teatro milanese), ma per lui è diventato lo stadio olimpico. L’evento prosegue con il rappresentante italo-tunisino dell’Italia che cambia, della Milano multiculturale del terzo millennio, ma solo per il resto del mondo: sulla nostra tv di stato Ghali non si vede. Forse è stato invitato solo per farglipagare le tre parole dall’effetto dirompente, due anni fa a Sanremo: Stop al genocidio. Gli si impedisce di parlare in arabo, perché le Olimpiadi sono giochi internazionali, sì, ma fino a un certo punto. E non si manda in onda l’italianissima poesia scritta da chi voleva veramente educare i bambini alla pace, Gianni Rodari. Temibili parole per un governo bellicista che sostiene un genocidio e una guerra e alza alle stelle le spese militari per prepararsi ad affrontare un nemico immaginario:
“Ci sono cose da non fare mai, per esempio la guerra”.
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)




