
La crisi energetica ridefinisce l’ordine mondiale
“L’ordine liberale globale”, costruito attorno alla leadership economica, finanziaria e militare degli Stati Uniti e dei loro alleati sta attraversando una trasformazione profonda. Non si tratta soltanto di una crisi politica o diplomatica: si tratta soprattutto di una trasformazione economica e geopolitica del sistema mondiale.
Negli anni Novanta il politologo americano Mearsheimer ha sostenuto che il sistema internazionale, in assenza di un’autorità superiore, tende inevitabilmente a una competizione tra grandi potenze¹. Più recentemente analisti come Yergin hanno mostrato come questa competizione si giochi sempre più sul terreno delle risorse energetiche, delle infrastrutture e delle catene di approvvigionamento globali². Il petrolio e il gas sono non solo merci ma si configurano come strumenti di potere strategico.
Nel XXI secolo questo si manifesta attraverso nuove mappe energetiche che collegano Russia, Medio Oriente, Asia centrale e Cina³. L’evoluzione del sistema mondiale si configura come il risultato dello spostamento del centro economico globale verso l’Asia4 5 6. Se si segue la mappa dei conflitti degli ultimi 30/40 anni cosa si scopre? Che i luoghi coincidono con le 5 macroregioni energetiche individuate da Daniel Yergin (Yergin, Daniel, The New Map: Energy, Climate, and the Clash of Nations, New York, Penguin Press, 2020.)7
In particolare, nell’attacco ingiustificato di Washington a Teheran (e in precedenza al Venezuela, nonché lo strozzamento di Cuba) si avvertono gli ultimi sussulti scomposti della bestia morente: con le tre teste che si combattono tra loro, le gole aggrediscono fameliche a morsi il mondo per succhiare le restanti energie e tentare disperatamente di sopravvivere. Le tre teste a capo dell’ordine unipolare: Usa, Israele, Ue non si rassegnano alla transizione secondo le regole del diritto internazionale verso un ordine multipolare, ma utilizzano scomposti la diplomazia della violenza. Gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran vengono presentati e giustificati nei media occidentali continuamente con le stesse spiegazioni: la proliferazione nucleare, la minaccia alla sicurezza regionale, la corruzione del regime iraniano, la follia di un megalomane, il ricatto di file compromettenti. Il genocidio di Gaza e la brutale annessione della Cisgiordania, si giustificano a parole con la necessità di eliminare il terrorismo di Hamas. Il porcospino d’acciaio, secondo l’ “elegante” definizione della Von Der Leyen, sarebbe una roccaforte militare permanente in Ucraina contro la Russia e la presunta minaccia di Putin di invadere l’Europa fino a Lisbona. Queste narrazioni vengono ripetute senza sosta. Tuttavia, esse nascondono la questione fondamentale: la geopolitica dell’energia. Ciò che stiamo osservando non è l’azione irrazionale di un singolo leader o di una singola amministrazione. In un mondo che sta cambiando rapidamente, l’onda sussultoria della crisi energetica fa letteralmente franare il terreno sotto i piedi. Il controllo dei flussi energetici è un elemento centrale per non perdere la leadership occidentale.
Se Iran e, in precedenza, Venezuela esportano verso la Cina, il calmiere del petrolio non dipende più dal dollaro. Abbiamo visto che la guerra in Ucraina non riguarda solo territorio e sicurezza, ma anche il controllo dei flussi energetici tra Russia ed Europa. Dopo decenni di gas russo a basso costo attraverso condotti terrestri e sottomarini (Nord Stream, Druzhba ecc.), grazie al quale si garantiva la competitività industriale europea, la guerra ha distrutto i gasdotti nel Baltico, si sono imposti divieti di utilizzare il gas russo a vantaggio del LNG (Gas Naturale Liquefatto) americano. L’Europa è più dipendente da USA e la Russia dirige le sue esportazioni verso Cina e Asia. Ora, essendo l’Iran lo snodo energetico dell’Eurasia, grazie ai suoi enormi giacimenti di gas naturale e petrolio, la paura delle teste di Cerbero nasce dalla possibilità che l’Iran diventi un hub energetico del blocco eurasiatico. Inoltre, come sappiamo, collega Medio Oriente, Asia centrale, India e Cina e controlla lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un terzo del petrolio mondiale. È questo che preoccupa Trump, non il presunto pericolo (peraltro già autorevolmente smentito dall’AIEA e dal Pentagono) di produzione e imminente utilizzo dell’atomica da parte dell’Iran contro gli USA.
Passando alla Cina, questo Paese è oggi il più grande importatore di energia del mondo e il principale consumatore di petrolio e gas in crescita. In questo contesto si inserisce il progetto della Belt and Road Iniziative, lanciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping. Il progetto mira a costruire una vasta rete di infrastrutture che colleghi Asia, Europa, Medio Oriente e Africa attraverso corridoi ferroviari, porti, oleodotti, gasdotti e infrastrutture digitali⁸. La strategia si articola in sei grandi corridoi economici eurasiatici, che collegano la Cina con l’Europa attraverso Russia e Asia centrale, Medio Oriente attraverso l’Asia occidentale, Pakistan e Oceano Indiano, Sud-Est asiatico, Mongolia e Russia. Dal punto di vista economico l’obiettivo è facilitare commercio e investimenti e creare rapporti con popoli diversi.
Si può dire dunque, riprendendo l’immagine atra del Cerbero Dantesco a tre teste fameliche, che il mostro della compagine occidentale Israele- Usa- Ue (ad alto consumo energivoro) non disdegna di “divorare” qualsiasi cosa, anche il fango putrido pur di non perdere i suoi privilegi di unico guardiano del regno dei morti, impedirne l’ingresso ai vivi e negare l’uscita alle anime dannate.9
Osserva David Andersson :”La situazione attuale è molto più pericolosa di quanto riguardi una singola amministrazione o un singolo leader. Non si tratta del comportamento irrazionale di un “pazzo”, né la disinformazione occidentale è un fenomeno esclusivamente trumpiano. Ciò a cui stiamo assistendo è la continuazione strategica di un progetto di lungo periodo: preservare il predominio politico ed economico dell’Occidente in un mondo che sta rapidamente cambiando. Il controllo dei flussi energetici è centrale in questa strategia. Le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina minacciano quel predominio nello stesso modo in cui un tempo lo fecero le risorse del Venezuela. Il controllo dell’energia determina i prezzi del petrolio; i prezzi del petrolio modellano i costi di produzione; i costi di produzione determinano la competitività sui mercati. Questa non è ideologia: è semplice economia politica. L’Europa lo comprende molto bene, e dolorosamente. Le sanzioni contro la Russia dopo la guerra in Ucraina hanno costretto i paesi europei ad acquistare energia statunitense più costosa, indebolendo la competitività industriale europea e aumentando la dipendenza strategica. Il risultato non è stata la “sicurezza”, ma una subordinazione strutturale. Questa stessa logica appare anche nei divieti tecnologici, nelle restrizioni alle esportazioni, nei dazi e nelle sanzioni. Le imprese cinesi vengono escluse dai mercati occidentali in nome della “sicurezza nazionale”, mentre le aziende occidentali subiscono esclusioni reciproche.”
Volenti o nolenti, le tre teste di Cerbero dovranno rinunciare al dominio unipolare e volgersi ad un ordine multipolare di condivisione con altri attori mondiali per l’accesso e la distribuzione delle risorse. Tra l’altro, gran parte della popolazione anche in occidente è critica nei confronti di questa leadership guerrafondaia e corrotta, come dimostrano le oceaniche manifestazioni in tutta Europa contro il genocidio dei palestinesi e il riarmo e in America contro le uccisioni dell’ICE a Minneapolis, il blitz in Venezuela, lo strozzamento di Cuba, il bombardamento dell’ Iran, etc.
È proprio in questo contesto che emerge un paradosso. E’ possibile, dunque, che in questa interdipendenza dell’economia mondiale si faccia ormai ricorso alla sola forza militare per difendere o ridefinire i propri interessi strategici? E’ possibile bombardare mentre si negozia? Nella crisi recente tra Stati Uniti, Israele e Iran, mentre Washington e Teheran erano impegnate in negoziati sul programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi militari contro obiettivi iraniani. Un editoriale pubblicato dall’agenzia cinese ha interpretato questo episodio come una contraddizione profonda della politica internazionale contemporanea: la diplomazia viene evocata pubblicamente mentre la forza militare continua a essere utilizzata come strumento decisivo10. Ma allora se il mondo sta davvero entrando in una fase multipolare – come sostengono molti studiosi occidentali, russi e cinesi– diventa fondamentale chiedersi: come si governa la transizione tra due ordini internazionali? La storia suggerisce che i momenti di transizione tra sistemi di potere sono spesso i più instabili. Ma suggerisce anche che, prima o poi, ogni sistema internazionale deve trovare nuove regole condivise. Il problema è capire se queste regole nasceranno dalla cooperazione tra le grandi potenze o se verranno imposte attraverso la forza.
Conviene a tutti che il nuovo ordine non proceda a suon di genocidi, distruzione, obiettivi civili ed escalation atomica, riproponendo da parte dei capi di governo la logica imperialista che definisce “pace” la devastazione.
Note e riferimenti bibliografici
- Mearsheimer, John J., The Tragedy of Great Power Politics, New York, W.W. Norton & Company, 2001.
- Yergin, Daniel, The Prize: The Epic Quest for Oil, Money, and Power, New York, Simon & Schuster, 1991.
- Yergin, Daniel, The New Map: Energy, Climate, and the Clash of Nations, New York, Penguin Press, 2020.
- Karaganov, Sergey, “From the End of the Liberal World Order to the Birth of a New Equilibrium”, Council on Foreign and Defense Policy Reports, Mosca.
- Primakov, Yevgeny, A World Challenged: Fighting Terrorism in the Twenty-First Century, Washington D.C., Brookings Institution Press, 2004.
- Wang, Jisi, China’s Search for a Grand Strategy: A Rising Great Power Finds Its Way, New York, Columbia University Press, 2011; Zhang, Wenmu, On China’s Geopolitical Strategy, Beijing, China Social Sciences Press, 2012.
- Secondo Yergin la prima zona è il Nord America, trasformato dalla rivoluzione dello shale oil e del gas. La nuova abbondanza energetica ha ridotto la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni e ha rafforzato la loro autonomia strategica. Tuttavia la rivoluzione dello shale, sebbene abbia ha rafforzato il peso energetico degli Stati Uniti nel sistema internazionale, rimane un modello industriale costoso, finanziariamente esigente e geologicamente instabile, che richiede investimenti continui per mantenere la produzione e non elimina la necessità di importare petrolio, ad esempio, dal medio Oriente, perché la produttività è in calo (2025), https://www.iea.org/reports/the-implications-of-oil-and-gas-field-decline-rates/executive-summary? E richiede continui investimenti e nuovi pozzi. Il secondo spazio è quello russo-eurasiatico, uno dei principali bacini di gas e petrolio del pianeta. Le grandi reti di pipeline che collegano la Russia all’Europa e all’Asia rendono l’energia una leva geopolitica, e spiegano perché molte tensioni dell’ultimo trentennio – dal Caucaso al Mar Nero – si svolgano lungo i corridoi energetici che attraversano questa regione. Il Medio Oriente rimane il cuore storico del sistema petrolifero globale. La concentrazione di riserve e la presenza di passaggi cruciali come lo stretto di Hormuz spiegano perché questa regione sia stata per decenni uno dei principali epicentri delle guerre contemporanee. A questo sistema produttivo si contrappone il polo della Cina e dell’Asia orientale, oggi centro della domanda energetica mondiale. La dipendenza dalle importazioni rende decisive le rotte marittime dell’Indo-Pacifico e contribuisce alla crescente competizione strategica in quell’area. Infine, un quinto spazio è costituito proprio dalle rotte energetiche globali: una rete di chokepoints – Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez, Malacca – attraverso cui transita una parte essenziale del commercio mondiale di petrolio e gas.
- Rolland, Nadège, China’s Eurasian Century? Political and Strategic Implications of the Belt and Road Initiative, Washington D.C., National Bureau of Asian Research, 2017.
- Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto VI, vv.13-33:
Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.
Urlar li fa la pioggia come cani;
de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.
E ’l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che ’ntrona
l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde.
- Xinhua News Agency, “Commentary: When Washington Bombs During Talks, the World Order Pays the Price”, Xinhua / People’s Daily Online, 2026
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)





Lucidissima analisi di quanto sta accadendo.Potessero i media comunicare quel che veramente si manifesta probabilmente farebbe accendere una scintilla di coscienza .
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