PRIMO MAGGIO CONTRO LA GUERRA

di Manlio Dinucci

Nel momento in cui si celebra il Primo Maggio – la Festa dei Lavoratori dedicata ai diritti conquistati, sanciti nella nostra Costituzione, e a quelli realmente ancora da conquistare – cresce e si diffonde una crisi che rischia di spazzare via tutto questo. Non è solo una crisi economica. È lo smantellamento con la guerra – condotta con strumenti militari, economici, politici, mediatici – dei pilastri del diritto internazionale

Le conseguenze socioeconomiche già stanno colpendo miliardi di persone su scala mondiale. L’onda d’urto della crisi è determinata da un forte aumento dei prezzi dell’energia: la Banca Mondiale prevede che cresceranno quest’anno del 24% e che l’impennata dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti provocherà un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime. Ciò, a sua volta, provocherà una ondata di licenziamenti e un peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione.

L’epicentro della crisi è la guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran con il conseguente blocco dei porti iraniani e dello Stretto di Hormuz. Poiché il grosso del traffico navale che passa dallo Stretto di Hormuz è diretto in Asia ed Europa, il blocco ha provocato soprattutto in queste due regioni crescenti difficoltà di approvvigionamento energetico e aumenti del prezzo dei carburanti e del gas. L’Europa ha dovuto pagare finora 27 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio e gas. Tale aumento si aggiunge a quello provocato dalla riduzione e interruzione dell’import europeo di gas naturale russo a basso prezzo, originato dalla guerra contro la Russia condotta dalla NATO tramite l’Ucraina.

A guadagnare dalla crisi sono le grandi compagnie petrolifere, soprattutto quelle statunitensi e britanniche. I profitti della ExxonMobil (USA) e della British Petroleum sono raddoppiati. Le compagnie statunitensi esportano crescenti quantità di petrolio e gas naturale in Asia ed Europa, disponendo anche del petrolio venezuelano di cui gli Stati Uniti si sono impadroniti con l’operazione militare con cui hanno rapito il presidente Maduro. Si capisce quindi perché il presidente Trump ha respinto la proposta iraniana di sbloccare completamente lo Stretto di Hormuz e di trattare successivamente altre questioni. Più lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, più guadagnano i potentati statunitensi: le maggiori multinazionali, soprattutto del settore energetico, i grandi gruppi finanziari, i colossi del complesso militare-industriale, i cui interessi sono rappresentati e garantiti dall’Amministrazione Trump.

In tale situazione che cosa fa l’Unione Europea? La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, chiede maggiori “investimenti per la Difesa” in Europa: i bilanci militari dei paesi della UE raddoppieranno nel quinquennio 2025-2030 superando complessivamente i 1.000 miliardi di euro annui. Ciò è in linea con quanto richiesto da USA e NATO. La spesa militare italiana, che attualmente è in media di oltre 120 milioni di euro al giorno, dovrà salire a una media di oltre 280 milioni di euro al giorno. Ciò comporta una crescente militarizzazione dell’industria europea. Esempio emblematico è quello della Germania: mentre il settore automobilistico, un tempo dominante, è in forte crisi con la conseguente cancellazione di decine di migliaia di posti di lavoro, aziende come la Schaeffler – uno dei principali fornitori automobilistici mondiali che produce di tutto, dai sistemi di propulsione ai cuscinetti – sta riconvertendo la sua produzione dal civile al militare, producendo motori di droni da attacco, apparecchiature per carri armati e componenti di cacciabombardieri.

Ciò presuppone la continuazione a tempo indeterminato della guerra contro la Russia. Si alimenta a tale scopo l’idea di un feroce nemico che minaccia l’Europa, con immagini che ricordano quelle della propaganda nazi-fascista contro la Russia durante la Seconda guerra mondiale. Il “Sunday Times”, “autorevole” giornale britannico, scrive, in base a “informazioni” dell’intelligence ucraina, che “le truppe russe affamate ricorrono al cannibalismo”…

[Manlio Dinucci interviene venerdì 1° maggio alle 21:30 nella rubrica ‘Grandangolo’ sul canale tv 262 Byoblu]

Sulla strategia americana cfr. anche il dettagliato articolo di Giuliano Marrucci La lunga guerra di Trump per rilanciare l’egemonia USA attraverso l’energia, in https://ottolinatv.substack.com/p/la-lunga-guerra-di-trump-per-rilanciare

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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