Quali sviluppi per Taranto? La voce dei sindacati di base

Riceviamo e pubblichiamo un breve riassunto dell’intervento del Cobas Brindisi all’iniziativa pubblica organizzata con lo Slai Cobas a Taranto, in Piazza Immacolata, in occasione dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.

I Cobas di Brindisi, di Taranto, tutta la Confederazione Nazionale Cobas, hanno sempre avuto una posizione sull’Ilva: andava chiusa già molti anni fa con la creazione di un nuovo modello di sviluppo attraverso  le prerogative del territorio.

Il giudizio del Cobas Brindisi è che ci troviamo di fronte ad un impianto a cui hanno tirato il collo per la produzione realizzata per tanti anni; ci troviamo di fronte ad  una macchina vecchia che è solo da rottamare.

Nonostante tutto si è preferito, dopo il sequestro da parte della magistratura del luglio 2012, continuare a produrre utilizzando decreti definiti spudoratamente “Salva-Ilva” accompagnati da investimenti per miliardi di euro che si sono rivelati perfettamente inutili.

I finanziamenti statali che non potevano essere erogati venivano  trasformati in prestiti ponte, il tutto  per poter pagare i lavoratori diretti e dell’indotto. Stiamo parlando di 10 miliardi di euro buttati in quello stabilimento che già doveva chiudere allora.

Lo affermammo in piazza il 2 Agosto 2012: siamo con l’altra Taranto, con la famosa Apecar, quando fummo protagonisti in tanti della cacciata della Camusso e degli esponenti sindacali nazionali da Piazza della Vittoria, trasformando una manifestazione di fatto a sostegno diretto all’Ilva nel suo esatto contrario.

Oggi ci troviamo di fronte a nuovi provvedimenti della magistratura che indicano nel 28 Ottobre prossimo la chiusura completa dell’area a caldo.

La magistratura nella sentenza addebita  la chiusura degli impianti ad amianto e polveri: come mai qualcuno non se ne è accorto prima, significa forse che non è mai stato effettuato  nessun controllo?

Di fronte ad una situazione degenerata nel corso degli scorsi anni abbiamo assistito a forme di compensazione estetiche, come gare internazionali di motonautica ed i Giochi del Mediterraneo, configurandoli addirittura come una rinascita del territorio.

La decisione della magistratura va a farsi benedire con l’impegno del ministro Urso, tra l’altro non presente a Taranto all’inaugurazione dei giochi, che la produzione dell’acciaio a Taranto doveva continuare offrendo il suo acciaio alla costruzione del Ponte sullo stretto di Messina e di nuove navi militari e carri armati con Leonardo.

Quello che percepiamo in questi giorni è forse una correzione di rotta sulla strategia post-Ilva.

Di fronte al disastro completo si cerca di salvare il salvabile inventando per l’aria a freddo dello stabilimento la cordata italiana di Feder Acciai che chiede al governo di entrare come imprenditore nella società ed impunità. Dall’altra parte si cercherà di indirizzare qualche altro investimento a Taranto.

Ne abbiamo già un esempio: tra Brindisi e Taranto doveva nascere un investimento di 500 milioni di euro per la filiera di produzione ed istallazione dell’eolico off-shore . All’improvviso l’investimento diventa tutto tarantino con grave disappunto della parte brindisina, che sembra saltare per conflitto di competenze tra le diverse autorità.

A leggere comunque  tra le parole della Meloni nei suoi interventi a Taranto alla inaugurazione e soprattutto nei giorni  dopo i  fischi  ricevuti allo stadio, parla non solo di llva ma anche e soprattutto di alimentare le potenzialità del territorio. Convoca  intanto, dopo i fischi dello stadio Iacovone alla inaugurazione dei Giochi, un tavolo romano a settembre.

Inoltre la crisi industriale in Puglia imperversa dalla siderurgia a Taranto al polo chimico ed energetico a Brindisi, alla crisi della Automotive a Bari, finanche ai salotti di Natuzzi  delocalizzati altrove.

Il nuovo sviluppo che si avvicina è l’economia di guerra attraverso finanziamenti alle basi militari, alla trasformazione da civile a militare di settori come quello aeronautico ed in particolare all’automotive che ha ricevuto promesse di  costruzioni militari, come la stessa Leonardo deve realizzare con i nuovi carri armati.

La domanda che ci poniamo è come uscire da questa drammatica situazione che pone come prospettiva per il governo italiano un impegno sempre più diretto se non addirittura completo nelle guerre, dopo il sostegno spudorato ad Israele?

Abbiamo detto in piazza che solo la lotta può fermare i loro progetti: ciò che faticosamente stiamo cercando di realizzare a Brindisi lo proponiamo per Taranto; abbiamo chiesto con forza la possibile costruzione di nuove attività lavorative legate alla salvaguardia dell’ambiente.

Brindisi 25.08.2026

Cobas Brindisi

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