Racconto della serata “Resistenza e Resistenze”

Bari, 30 aprile 2026 – Sede Marx XXI

La serata “Resistenza e Resistenze” è stata uno di quei momenti in cui la memoria non resta confinata nei libri, ma torna a vivere nella voce, nella musica, nelle emozioni condivise.  

Il Cedro Folk Trio, guidato da Pino Di Lenne (Michele De Luisi), voce, chitarra e violino, insieme a Pierpaolo Mingolla, fisarmonica e voce e Giuseppe Bruni, cajon e percussioni,  ha trasformato la sala di Marx XXI in un luogo di storia viva, dove il canto popolare è diventato strumento di conoscenza, di consapevolezza e di comunità.

Un percorso che ha unito storia, musica e coscienza civile

La lezioneconcerto si è aperta con un quadro storico preciso:  

– la composizione del movimento partigiano,  

– la pluralità delle brigate e delle culture politiche,  

– la geografia della Resistenza,  

– il ruolo dei canti come linguaggio identitario e collettivo.

Le prime slide, raccontate da Pino Di Lenne hanno ricordato che la Resistenza fu un fenomeno ampio, complesso, plurale, e che proprio questa pluralità ha generato un patrimonio musicale ricchissimo: canti comunisti, socialisti, cattolici e anarchici, fino alle formazioni minori.  

Un mosaico di voci che ha raccontato un Paese in lotta per la libertà.

Pino Di Lenne, la voce narrante della memoria, alternandosi tra violino e chitarra, ha guidato il pubblico in un viaggio che non era solo musicale.  

Ha spiegato l’origine dei brani, le melodie riadattate, le storie dei partigiani, le tensioni interne al movimento, le speranze e le disillusioni.

La sua narrazione ha restituito un punto fondamentale: la Resistenza non fu un gesto spontaneo, ma una conquista difficile, portata avanti da una generazione cresciuta sotto il fascismo che seppe trovare il coraggio di ribellarsi.

I canti: hanno rappresentato un archivio emotivo della storia italiana. Abbiamo ascoltato canti nati nella paura e nel coraggio, nelle montagne gelate, nelle fabbriche in lotta, nelle piazze del dopoguerra.  

Canti che non sono solo melodie: sono scelte, ferite, speranze.  

Sono la voce di una generazione che, cresciuta sotto il fascismo, ha trovato la forza di dire no, di organizzarsi, di combattere.

La sequenza dei brani ha costruito un vero percorso storicomusicale:

– Pietà l’è morta e Là su quei monti, cuore delle Brigate Giustizia e Libertà.  

– La Badoglieide, satira pungente contro l’ambiguità del dopoguerra.  

– Dai monti di Sarzana, voce anarchica della Lunigiana.  

– Il bersagliere ha cento penne, che esalta la scelta consapevole del partigiano.  

– Quei briganti neri, canto anarchico dell’Ossola.  

– La Brigata Garibaldi, simbolo della tradizione comunista.  

– Dalle belle città, i ribelli della montagna.  

– Fischia il vento, canto simbolo della Resistenza.  

– Festa d’Aprile, la gioia della liberazione.  

– La GAP, ispirata a Giovanni Pesce.  

– Vi ricordate quel 18 aprile?, memoria della sconfitta del Fronte Popolare.  

– Per i morti di Reggio Emilia, il filo che lega Resistenza e lotte operaie.  

– Dongo, la fine del fascismo storico.  

– Non è finita a Piazza Loreto, il fascismo come erba grama che ricresce.  

– Il ’68, Valle Giulia, La ballata del Pinelli, O cara moglie, fino al Canzoniere delle Lame e al cantautorato politico.

Brani tra i quali non è mancata “Bella Ciao”,  brano, diventato universale , brano senza più tempo e senza più spazio.

Un arco narrativo che parte dal 1943 e arriva agli anni Settanta, mostrando come la musica sia stata – e resti – un linguaggio di lotta, di denuncia, di speranza.

Il pubblico: da spettatore è diventato coro nella parte finale unendosi spontaneamente, con nodo in gola, con passione e rispetto,  trasformando la sala in un luogo di partecipazione attiva, una memoria che è diventata coralità , una storia che è diventata presenza, una cultura che è tornata bene comune.

 Perché quei canti parlano ancora a noi oggi, ha concluso e ringraziato Andrea Catone, assumendo un valore simbolico nell’80° della Repubblica, ricordandoci che la libertà non è un’eredità garantita, ma un impegno quotidiano.

Ricordare la Resistenza attraverso il canto, ha detto Andrea Catone, significa:

– restituire complessità a una storia spesso semplificata;  

– ricordare che il fascismo non scomparve in un giorno;  

– riconoscere che molte speranze della Resistenza non furono realizzate; 

– riaffermare che la libertà è un processo, non un punto d’arrivo.

Il canto popolare ha mostrato ciò che la storia ufficiale tende a rimuovere  la fatica, la paura, la clandestinità, la pluralità delle anime resistenti, la continuità delle lotte sociali nel dopoguerra.

La qualità della ricerca musicale, la cura del racconto, la partecipazione del pubblico hanno reso l’iniziativa un momento di cultura viva, di memoria condivisa, di cittadinanza attiva.

È stata una serata che ha ricordato a tutti che la memoria non è un rito, ma un impegno e che il canto popolare, ancora oggi, sa parlare con una forza sorprendente ridando carne, voce e emozione a ciò che rischiamo di dimenticare.

 Matteo Magnisi

Video della serata (grazie Maria Teresa Matarrese)
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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