Globalizzazione dell’indifferenza: fermare la terza guerra mondiale a pezzi

PACE E DISARMO · REPORT – A CURA DI ANTONELLA REINA

Riflessioni sul messaggio di Papa Francesco, un anno dopo la sua scomparsa.

28 aprile 2026 · Comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra – OdV · Bari


Locandina dell’incontro – 28 aprile 2026, Bari

Il 28 aprile scorso il Comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra – OdV ha organizzato un incontro di riflessione e approfondimento sul messaggio e l’azione di Papa Francesco, a un anno dalla sua morte. Un’iniziativa pensata per il movimento contro la guerra e per la pace, che da quel magistero può continuare a trarre ispirazione e motivazioni.

I relatori

Sono intervenuti:

Rosa Siciliano — Direttrice editoriale della rivista di Pax Christi “Mosaico di Pace”

Don Salvatore De Pascale — Parroco dell’Immacolata di Adelfia (Ba), delegato regionale dei centri missionari delle diocesi pugliesi

Matteo Magnisi — Segretario del Comitato “Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra”

Ha coordinato i lavori Antonella Reina, vicepresidente del Comitato.

La figura profetica di Papa Francesco

Cifra dell’incontro è stata la figura profetica di papa Francesco, che sin dall’inizio del suo pontificato si è trovato alla vigilia di quell’annus horribilis che è stato il 2014 — con il violento colpo di stato avvenuto a Kiev, il conseguente distacco della Crimea dal resto dell’Ucraina e l’inizio della guerra contro la popolazione russofona del Donbass. Senza dimenticare i conflitti in Libia, in Siria e altrove — quando gli eventi ridefinirono il ruolo della NATO, che iniziò ad espandere il proprio fianco orientale e meridionale. Molti analisti considerano il 2014 come il vero inizio di una nuova epoca di confronto globale tra blocchi.

In quell’anno, in occasione dell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, a Redipuglia, Francesco pronunciò la celebre espressione: “Stiamo ora, forse, all’interno di ‘una terza guerra mondiale a pezzi’.” Quella formula ha il merito interpretativo del presente e, purtroppo, degli anni a venire: non solo per aver ravvisato una connessione tra i vari conflitti nel mondo, ma per aver definito “mondiale” il conflitto. Una guerra su scala planetaria in cui, secondo l’idea di Luciano Canfora, si contrappongono, da un lato, le potenze del vecchio Occidente che tendono a imporre con le armi lo status dei propri privilegi in una logica unipolare, e, dall’altro, stati che propongono un diverso ordine economico e un altro mondo possibile.

Gesti e parole: l’intervento di Don Salvatore De Pascale

Don Salvatore ha delineato l’operato di Francesco sottolineandone i gesti come referenti concreti delle sue parole. La sua ferma condanna della guerra e la sua opposizione al riarmo non si fermavano alla retorica. I temi delle Giornate della Pace — fraternità, schiavitù, globalizzazione dell’indifferenza, migranti, cura, intelligenza artificiale — si sono tradotti in azioni: la visita a Lampedusa, la cura della natura, l’abbraccio tra Abu Mazen e Shimon Peres in Vaticano nel 2014, la firma del Documento sulla Fratellanza Umana con l’Imam di Al-Azhar Ahmed al-Tayyeb nel 2019.

Don Salvatore ha sottolineato che già il nome scelto — Francesco — apre il suo coraggio, testimoniato “in piedi” fino al giorno prima di morire. Il Papa portava sempre con sé una fotografia raffigurante un bambino con il fratellino morto a Nagasaki sulle spalle, e la distribuiva con semplicità, anche senza parole.

La strada è segnata: l’intervento di Rosa Siciliano

L’intervento di Rosa Siciliano ha articolato una lettura organica del magistero di Francesco, pur rifuggendo ogni idolatria della persona. Francesco è stato iniziatore di importanti processi, sulla scia del Concilio Vaticano II, con punti di grande convergenza con Tonino Bello e con l’esempio del Santo di cui aveva scelto il nome. Ha saputo leggere i segni dei tempi; molto concretamente è stato vicino agli ultimi e nel suo discorso ai movimenti popolari ha sottolineato che la guerra si combatte con il diritto al lavoro, alla terra, alla casa.

Rivoluzionaria la sua “Laudato Si’”: la distruzione della terra e la guerra fanno parte dello stesso atteggiamento predatorio e di saccheggio. La cura degli “scartati del mondo” e delle “periferie esistenziali” chiede gentilezza, vicinanza e chiarezza delle parole. Come ha ricordato Siciliano, la “remigrazione” nasconde la deportazione; la “guerra difensiva” cela quella offensiva. La proprietà privata è un furto se va a discapito dei beni comuni. La strada è segnata: i movimenti per la pace possono attingervi grande ispirazione.

Una risposta non a pezzi: l’intervento di Matteo Magnisi

Matteo Magnisi ha portato all’attenzione del pubblico un planisfero su cui aveva segnato, con post-it di colori diversi, le zone dei conflitti attualmente in corso nel mondo, tracciando una mappa visiva della “guerra mondiale a pezzi”. Ha individuato nello Stretto di Hormuz un punto di saldatura geopolitica la cui   chiusura ha ripercussioni globali.

Il planisfero con i post-it sui conflitti nel mondo, mostrato da Matteo Magnisi

Muovendo dalla frase di Papa Leone “Io non ho paura” — in continuità con il magistero di Francesco — Magnisi ha sottolineato che il movimento per la pace non può contrapporre a quello scenario una risposta frammentata. Occorre concentrarsi su obiettivi comuni: l’eliminazione delle basi militari dal territorio, la campagna “non mi arruolo”, il controllo del territorio (citando il caso ELT Group), i “fari di pace”, la campagna contro TEVA.

 

La metafora di Atena

A chiudere l’incontro, una riflessione della moderatrice Antonella Reina. La grande statua di Atena ritrovata dagli archeologi a Laodicea, in Turchia, è acefala: la testa non si trova. Sembra una potente metafora di questi tempi. Dove è finita la saggezza, la logica, la parola? Il movimento per la pace è chiamato a disarmare le parole, rifiutare la normalizzazione della guerra, non cedere al vecchio trucco dell’alimentare la paura del nemico esterno (Islamofobia, Russofobia), aprire ogni porta al dialogo, ricomporre i pezzi dispersi — sociali, politici, esistenziali.

 

Dal pubblico: voci e prospettive

Numerosi gli interventi dal pubblico, che hanno arricchito il dibattito:

– Il pericolo per l’Europa della conversione industriale bellica in Germania (Di Mario).

– La forte denuncia di Papa Francesco della “guerra giusta” e della retorica dell’“ingerenza umanitaria” (Santandrea).

– La necessità che il movimento approdi a un programma politico concreto (Piglionica).

– L’importanza di riattualizzare il valore semantico del verbo ‘ripudia’ nell’art. 11 della Costituzione, più volte tradito (Liantonio).

– La storia di questo decennio dal 2014: dalle guerre in Afghanistan e Iraq, passando per l’allargamento della NATO a est, i conflitti in Libia, Siria, Sudan e le crisi irrisolte di Venezuela, Cuba e Iran — fino all’inenarrabile genocidio in Palestina. La necessità di ripensare la collocazione dell’Italia, uscire dalla NATO, opporsi alla Russofobia, contrastare la militarizzazione della scuola e della società (Catone).

Il Comitato Art. 11, insieme a Peacelink e al Coordinamento nazionale No Riarmo, ha predisposto una petizione per chiedere di fermare il finanziamento della guerra, specie in questa grave crisi economica: nemmeno un soldo alle armi.  Si invita a prenderne visione, firmarla e farla firmare.

Allegato: la petizione


La statua acefala di Atena ritrovata a Laodicea (Turchia) — metafora dei nostri tempi

Condividi!

DONA IL TUO 5x1000

Al Comitato “Art.11 – L’Italia ripudia la guerra – OdV”
Un gesto gratuito che dà voce alla pace.

Codice Fiscale da inserire: 93564420722
MAGGIORI INFO
Come fare: Firma nel riquadro "Sostegno degli Enti del Terzo Settore" e inserisci il nostro codice fiscale.

Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto