
Intervista multipla che ripercorre storia e attualità di Cuba nel contesto latino americano e mondiale
Mentre un pugno di ex cubani trapiantati in Florida cerca di sbarcare nell’isola per compiere attentati contro il suo stesso popolo, col chiaro scopo di provocare il peggio, dal resto dell’America latina si alzano voci e azioni di solidarietà contro il tentativo di soffocamento di un paese che ha scelto di non sottomettersi. Mentre la stampa pagata getta fango su Cuba e persino gente che non vi ha mai messo piede si permette di giudicare sui social, altri ricordano cosa significa Cuba per l’America latina e ribadiscono la necessità di difenderne la rivoluzione.
“Dove sta Thais, dove stanno Adrian, Lady e gli altri giovani che si dedicano alla ricerca di farmaci contro il cancro?” Il laboratorio che si dedica da 30 anni a produrre quei farmaci, dove si è contribuito anche al vaccino contro il COVID, ora è vuoto, la ricerca è paralizzata, perché le poche risorse esistenti devono essere utilizzate per produrre altre medicine più urgenti. E’ quanto mostra il breve video intitolato Asfixia, tratto dal sito “lasciate respirare Cuba“, che introduce le interviste di Sebastián Salgado, direttore di DataUrgente, sulla situazione a Cuba e il rapporto con gli altri paesi.
In apertura si accenna alla cerimonia in onore dei 32 cubani morti nell’attacco degli Stati Uniti al Venezuela: ne parla Leonardo Baster, addetto commerciale dell’ambasciata cubana a Buenos Aires, e si può immaginare l’importanza di questo ruolo in un momento di totale blocco economico. Poi la domanda “Cosa deve l’Argentina a Cuba?” è rivolta a Jorge Kreyness, segretario federale del Partito Comunista argentino che ha avviato una campagna di solidarietà, il quale risponde che si tratta innanzitutto di un debito politico: Cuba è un esempio di costruzione di una nuova forma di società equa, che pensa al popolo e non al guadagno delle corporazioni; è un esempio di sovranità e di unità di un popolo in difesa della propria rivoluzione. Ma l’Argentina in particolare deve ringraziare Cuba per molte altre cose, fin dalla solidarietà e l’appoggio alla sua sovranità durante la guerra delle Malvinas nel 1982. Questo rapporto era così sentito che quando Fidel Castro si recò a Buenos Aires, all’insediamento del presidente Kirchner, un bagno di folla trasformò un evento formale in una grande manifestazione popolare. Cuba era presente quando si riuscì a dire di no all’ALCA [il progetto di libero scambio sostenuto dagli Stati Uniti] a Mar del Plata nel 2005. Su un piano più concreto, gli argentini devono a Cuba 60.000 operazioni gratuite agli occhi [Cuba è all’avanguardia nella chirurgia oftalmologica], il piano di alfabetizzazione rapida per adulti “Yo sí puedo” e gli aiuti sanitari durante la pandemia: mentre negli Stati Uniti c’era un disastro sanitario e si scavavano fosse comuni per i morti di covid, Cuba trovava il vaccino (che poi l’imperialismo ha boicottato), segno dello sviluppo della loro ricerca in campo medico, e dava esempio di buona organizzazione nella salute pubblica. Naturalmente si ricordano anche i progressi in campo educativo: il debito è raggiungere i livelli di Cuba nel campo dell’istruzione. Inoltre, Cuba ha partecipato alla costruzione dell’unità latinoamericana con la creazione della CELAC (Comunità di Stati dell’America latina e dei Caraibi) nel 2014, occasione in cui America latina e Caraibi si dichiararono zona di pace: 33 nazioni che vogliono la pace, mentre ora i Caraibi diventano un mare di guerra nordamericano con una flotta minacciosa contro tutti i paesi intorno. Insomma, l’esempio combattivo di Cuba di non cedere di una virgola di fronte all’impero merita la solidarietà.
“Perché gli Stati Uniti si impegnano tanto ad asfissiare Cuba?”, chiede Salgado ad Alberto Mas, organizzatore del Club Argentino dei giornalisti Amici di Cuba: e la domanda è lecita, visto che Cuba non è strategicamente utile come la Groenlandia e non ha risorse da sfruttare. Infatti Mas risponde che è per via dell’esempio che Cuba dà al mondo, un modo diverso di fare politica ed economia: Cuba, un’isola con scarse risorse, potrebbe essere oggi come Haiti. Molti bambini al mondo dormono per strada con la pancia vuota ma, nonostante il duro blocco economico, nessuno di loro è cubano, perché Cuba mette al centro della sua attenzione l’essere umano e condivide tutto ciò che ha. Esattamente l’opposto del capitalismo. Per questo attaccano Cuba: perché dimostra che un mondo migliore è possibile, e questo l’impero non lo può accettare.
Per far capire quale sia il livello di assedio, Salgado mostra un altro video girato in un ospedale cubano: se c’è un blackout e si resta al buio, si continua l’operazione chirurgica con i cellulari. Alla fine del video, Trump che dice “non potranno sopravvivere” risuona come una chiara dichiarazione di intenti genocidari.
“Come si vive a distanza questa situazione?”. E’ chiaro che la risposta di Baster stringa il cuore, perché è sempre in contatto con i suoi familiari che lo informano sugli effetti dell’asfissia imposta, i lunghi blackout e le carenze generalizzate. Dal 29 gennaio [giorno in cui Trump ha firmato l’ordine esecutivo che introduce pesanti dazi contro i paesi fornitori di petrolio all’isola] la stampa statunitense ha smesso di usare la parola embargo, con cui prima dissimulava il vero obiettivo della politica USA: è una guerra economico-commerciale destinata, come esplicitamente dichiarato fin dal 1960, a causare fame, miseria e disperazione per provocare un’implosione interna. Dopo più di 60 anni di fallimenti, hanno dato un altro giro di vite con effetti critici. Un blocco petrolifero ha un duro impatto su un paese, per tutte le attività economiche e quotidiane. Poco a poco stanno togliendo l’aria al popolo, lo stanno asfissiando. Eppure la decisione del popolo cubano non cambia: dopo aver affrontato tanti uragani forza 5 evitando vittime, ora affrontano un nuovo uragano che viene dal nord, resistendo fermamente. L’alternativa è l’annessione, la perdita dell’indipendenza e della sovranità, che non si negoziano.
La domanda sul senso dell’esistenza dell’ONU rispetto a tutto ciò trova in Kreyness una risposta già nota: il problema non è rispetto a Cuba, ma rispetto a tutti i conflitti, al genocidio dei palestinesi che in questo stesso momento viola ogni norma di umanità. E’ vero che l’ONU ha bisogno di una riforma in senso più democratico, soprattutto nel consiglio di sicurezza, ma l’accusa non va rivolta all’ONU, bensì a quei paesi imperialisti che lo boicottano perché vogliono mantenere il sistema di dominio e colonialismo, attraverso il diritto di veto, definanziandolo. Stati Uniti, Israele e loro alleati tentano di far saltare in aria il sistema di convivenza che avevamo. Questo “Board of Peace” a cui partecipa anche Milei (ma non in nome degli argentini) vorrebbe rimpiazzare l’ONU che, nonostante i limiti, rappresenta tutti i paesi del mondo. In questo momento gli USA stanno inviando una flotta in Iran, stanno surriscaldando la situazione mondiale. Non vogliono saperne di diritto internazionale, di regole di convivenza, principio di non intervento, autodeterminazione dei popoli e risoluzione pacifica dei conflitti: vogliono un ordine internazionale basato su regole fatte e imposte da loro. Hanno una grave crisi economica, due deficit paralleli (detti “gemelli”), fiscale e commerciale; sono i maggiori debitori al mondo, hanno una crisi di egemonia e stanno sorgendo voci di un mondo multipolare. Davanti al fallimento dei loro tentativi stanno cercando nuove strade, come un vero assedio militare a Cuba, perché non possa né commerciare i prodotti di prima necessità, pagando come ha sempre fatto, né ricevere solidarietà. Non si capisce perché un paese come gli Stati Uniti, che ha appoggiato dittature come quelle di Pinochet e Videla e appoggia il regime sionista e genocida di Israele, attacchi Cuba che in nessun modo può minacciare la loro sicurezza. Perciò bisogna lanciare un appello a tutti i popoli del mondo perché siano solidali con Cuba, come già sta facendo il Messico.
Che contrasto con ciò che si vive in Argentina, dove Milei non fornisce carburante agli aerei di linea cubani: è uno dei modi in cui gli Stati Uniti cercano di non far andare turisti a Cuba. Ma non si può rompere l’affetto fra i popoli. E’ il commento di Salgado per stimolare la risposta di Alberto Mas sulla relazione strettissima fra i popoli argentino e cubano. Ma mentre risponde, raccontando questi rapporti storici, Alberto Mas rimane al buio: hanno tagliato la corrente in tutto il quartiere. C’è il blocco anche lì?, ridono: Mas non sta certo a Cuba, sta nell’Argentina fatta a pezzi dalla sega elettrica di Milei. Continua a parlare alla fioca luce della batteria del computer, concludendo che commerciare con Cuba è una decisione politica e che la campagna di solidarietà internazionale promossa da una trentina di organizzazioni sta ottenendo una risposta incommensurabile in soli 12 giorni. Si tratta di comprare pannelli solari come alternativa per fornire energia: sullo schermo vengono condivisi i dati del conto bancario e si danno tutte le indicazioni perchè gli invii non siano bloccati (il conto della Casa de la Amistad Argentino-Cubana ha un “alias”, per non far comparire il nome Cuba che lo farebbe bloccare).
Baster spiega poi quali sono le necessità di Cuba in questo momento, dopo aver ricordato la grande colletta internazionale per mandare siringhe a Cuba durante la pandemia, perché avevano i vaccini, la cosa più difficile, ma non le siringhe per iniettarli, la cosa apparentemente più facile. Questo significa blocco economico. Ora il paese sta facendo un’altra scommessa per accelerare il processo, iniziato da tempo, di cambiare la matrice energetica investendo sulle energie alternative. Oggi ci sono centri medici in cui la vita di malati e bambini dipende da un pannello solare e una batteria, che si stanno istallando anche nelle case dei pazienti. In altri paesi sarebbe catastrofico, ma a Cuba i bambini continuano ad andare a scuola normalmente, mentre i corsi universitari si tengono online.
“Jorge, Trump dice che Cuba è uno stato fallito”, dice Salgado rivolto a Kreyness, che confuta: il modo in cui Cuba ha organizzato la risposta al covid e al blocco economico dimostra che è tutto il contrario. Se Cuba non avesse l’organizzazione socialista sarebbe crollato. Quanti paesi potrebbero sopravvivere con questa asfissia? Lo stato è l’organizzazione della società, deve basarsi sul valore del lavoro, della solidarietà reciproca e della forza popolare, non deve servire a imporre la dominazione di un piccolo gruppo che si arricchisce sul lavoro degli altri. A Cuba ci sono lavoratori dell’agricoltura che, pur non sapendo niente di pannelli solari, stanno lavorando volontariamente per cambiare l’impostazione energetica avviata dal governo cubano: questo è il contrario di uno stato fallito.
Anche se non c’entra con la risposta, Kreyness vuole ricordare ciò che di più forte hanno in comune Argentina e Cuba, che è la figura di Che Guevara. Salgado ribadisce che è importante ricordare il Che, ma ci sono anche figure che legano i due paesi rimaste anonime: non molti sanno che ci furono cubani desaparecidos durante la dittatura argentina. Baster racconta infatti di due giovani sequestrati all’uscita dall’ambasciata cubana di Buenos Aires, torturati e uccisi con la partecipazione di un agente della CIA e di un terrorista della “mafia anticubana” di Miami, Guillermo Novo Sampol, che faceva parte del gruppo di Posada Carriles [che dovrebbe esserci noto, perché era coinvolto anche nella nostra Gladio] e successivamente partecipò all’attentato al volo civile di Cubana de Aviación, esploso in volo vicino a Barbados (ottobre 1976), che produsse 73 morti. La giustizia argentina ne mostrò la colpevolezza, ma Sampol è morto libero negli Stati Uniti circa un anno fa, mentre i resti dei due giovani furono trovati da bambini che giocavano in un parco di Buenos Aires e identificati nel 2012-2013. Anche alcuni argentini subirono quella sorte solo perché lavoravano nelle relazioni con Cuba. I rapporti altruistici fra i due paesi trovano radici nell’eredità e nell’esempio dei padri fondatori dell’America latina, in diverse persone che offrirono la propria vita per l’indipendenza di un altro paese.
Per questo e per tante altre cose è importante incentivare la campagna, cui molti argentini stanno aderendo, iniziata da pochi giorni da Kreyness per comprare e inviare a Cuba pannelli solari, alimenti e materiali sanitari: è complicato farli arrivare perché bisogna superare il blocco finanziario attraverso altri paesi. Si suggerisce anche a chiunque vada a Cuba per qualunque motivo di lasciarsi uno spazio nella valigia per portare medicine e altri prodotti necessari. Serve un livello di solidarietà che diventi la “diplomazia dei popoli”, per arginare la disumanizzazione dilagante. Come modo di avvicinarsi a ciò, e per concludere, Salgado offre l’ascolto della canzone Bombas o médicos, che recita: “Il premio è una tomba, nella corsa agli armamenti” .
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