C’era una volta il futuro

La preistoria 4.0

Nell’immaginario degli anni ’60, si prefigurava più o meno così il 2000: grattacieli altissimi, strade e passaggi sopraelevati, macchine volanti, case domotiche (ma non sapevamo ancora che si chiamassero così) con robot come camerieri. Il che sottintendeva benessere per tutti. 

Allora il linguaggio dei politici era astruso, ma ci si sentiva sicuri che si sarebbe fatto di tutto perché non si ripetessero gli orrori del passato; guerre e carestie sembravano sempre lontane e nessuno distruggeva il mondo, neanche gli scienziati pazzi e spettinati o gli alieni dei film e fumetti di fantascienza. I progressi tecnologici potevano far sperare nella semplificazione della vita quotidiana e magari nella riduzione dell’orario di lavoro, con conseguente tempo libero per dedicarsi ai rapporti affettivi e alle attività preferite.

Poi il 2000 è arrivato davvero e si è constatato che, almeno per noi comuni mortali, questi progressi non erano così sostanziali. Le auto erano aumentate, ma non volavano e andavano ancora a benzina, la tecnologia si diffondeva, ma nella vita quotidiana non era cambiato molto, anzi, a volte era complicata proprio dall’inserimento dei computer in ogni settore e si temette persino un disastroso Millennium bug.

Il mito del Duemila era svanito e intanto le guerre si erano avvicinate nello spazio e nel tempo. 

Già nel 2001 ci dovemmo di colpo rendere conto che le competenze tecniche potevano essere un’arma a doppio taglio, secondo le mani in cui cadevano, nel contesto di relazioni politiche internazionali ancora basate sulla sopraffazione e sullo sfruttamento di alcuni paesi su altri. Il terzo millennio fu inaugurato dal più micidiale attentato e dalla conseguente guerra del paese più ricco del mondo contro il paese più povero del mondo, sbandierando a pretesto la liberazione delle donne dai talebani e dal burka. 

Dopo 25 anni ci sembra di vivere in un film distopico della peggiore qualità, con talebani e burka accuratamente rimessi al loro posto e altre donne da liberare a falso pretesto di una guerra quanto mai funesta.  

Come nei film western, siamo tutti obbligati a pensare che i popoli originari che difendono la propria esistenza e la terra su cui hanno sempre vissuto siano i nemici da sterminare, per dare spazio ai progrediti colonialisti. Come in molti film americani, quelli in cui i “buoni” possono distruggere un’intera città per salvare una sola persona, non si capisce mai quale sia la differenza morale tra i buoni e i cattivi e l’unica soluzione prospettata per qualsiasi problema è l’eliminazione fisica -meglio se in modo spettacolare- di colui che viene etichettato come cattivo. Come in certi film, per salvare uno dei “nostri” o recuperare un soldato morto 40 anni fa si ammazzano decine di persone. Peggio che in un videogame, ai “cattivi” si spara e li si riduce a pezzi bombardando, solitamente mietendo molte altre malcapitate vittime. 

Sul piatto della bilancia, la vita umana o ciò che ne resta pesa in base alla nazionalità. Un americano o un europeo possono valere milioni di dollari o decine di migliaia di vite umane, ma solo se accettano questa logica: quelli che non si allineano, che non diventano disumani e si oppongono alla normalizzazione della violenza, subiscono la repressione, dentro o fuori del proprio paese. 

Con tanta violenza si sono smarriti i criteri per distinguere i buoni dai cattivi. Al posto dello scienziato pazzo dei fumetti oggi abbiamo un presidente pazzo che crede di essere un re e si esprime come un bullo, con un linguaggio che un bambino di seconda elementare troverebbe povero: i suoi aggettivi non vanno al di là di buono, cattivo e malvagio, bello e brutto, con i relativi superlativi che sono il massimo della sua espressività, e l’avverbio “bene” è impiegato in riferimento all’uso delle armi nel genocidio. Ma evidentemente il linguaggio banale da cowboy fa presa su molte più persone. Lui decide che è buono chi stermina una popolazione e che il più malvagio del mondo è chi reprime ilproprio popolo, però lui stesso può deridere i suoi “sudditi” con video ripugnanti per una democrazia e vergognosi per una così alta carica dello stato e giustificare la milizia che spara in faccia a madri di famiglia. E può attaccare una guerra nel mezzo dei negoziati anche per far dimenticare i suoi esecrabili comportamenti documentati nei file Epstein.

Invece di progredire torniamo indietro, ma raramente c’è stato nella storia un passato altrettanto orribile e nelle mani di persone così prive di limiti. Sono scomparsi tutti i codici etici che fin dall’antichità si rispettavano anche in guerra e che sono stati consacrati da meno di un secolo nelle norme del diritto internazionale: è diventato lecito prendere di mira leader di altri stati e bombardare abitazioni civili, ospedali, scuole, impianti di desalinizzazione dell’acqua, impianti di gas e petrolio e persino nucleari; è diventato normale mantenere blocchi economici che tolgono alle popolazioni qualunque risorsa vitale. 

Quando non c’è progresso politico, sociale e morale, il progresso tecnologico non migliora la società: infatti ha relativamente cambiato le nostre vite quotidiane, ma ha reso molto più efficienteciò che doveva sparire dalla storia, e cioè la guerra. 

Non abbiamo droni e robot che ci liberino dalla schiavitù domestica, portandoci la spesa e rassettando la casa, ma ci sono droni e robot assassini più spietati di un cecchino, che entrano in casa e ammazzano il padre davanti ai figli. L’unica differenza con i cecchini “umani” è che i droni, dopo, non festeggiano. La tanto agognata tecnologia serve ad uccidere meglio e di più, senza mettere a rischio l’incolumità di chi bombarda, e non ha remore morali a sterminare centinaia di bambine in una scuola o distruggere ospedali con i malati dentro (dobbiamo ancora credere che siano “effetti collaterali”? Perchè se 13 ospedali in sei giorni di guerra sono “errori”, allora erano più precisi i bombardamenti a vista!)

L’uso militare dell’intelligenza artificiale sta aprendo scenari terrificanti: può individuare strategie efficaci in situazioni complesse, ma anche decidere di usare l’atomica, se non considera o ritiene secondarie rispetto allo scopo le conseguenze a catena sulla vita umana e sull’ambiente, per un raggio molto più ampio di quello strategico. Inoltre, l’intelligenza artificiale consuma enormi quantità di acqua (circa un milione di litri per un data center medio) e la usiamo per distruggere e uccidere. Poi dovremo fare altre guerre per quel poco di acqua che resterà.

 I costi sociali, umani e ambientali della guerra e della militarizzazione sono già devastanti, con la tecnologia aumentano a dismisura, e sempre a discapito di scelte sociali che migliorerebbero la vita umana.

Con il miliardo di dollari che ogni giorno va in fumo nella guerra all’Iran si potrebbero far funzionare una decina di ospedali ecostruire fra 20 e 30 scuole, ma Trump toglie i finanziamenti all’educazione, smantella il dipartimento dell’istruzione e si accinge a tornare a programmi scolastici oscurantisti. 

Il costo del drone più economico, come quelli che usa l’Iran, equivale circa al reddito annuale di un nostro lavoratore dipendente, quindi al lavoro di un anno di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, ma riesce ancora a campare rispetto ad altri con redditi ancora più bassi o addirittura senza reddito, che sono gli strati della popolazione da sacrificare al moderno minotauro, quando miliardari che potrebbero tranquillamente godersi la vita mentre l’IA lavora per loro si affannano invece a uccidere bambini e distruggere il mondo, bruciando miliardi di dollari e anche tonnellate proprio di ciò a cui mirano, il petrolio.

Con i 33 miliardi di euro che l’Italia devolve quest’anno alle spese militari si potrebbero costruire un centinaio di ospedali (in media 5 per regione), che risolverebbero molte delle carenze nel settore,le cui spese invece vengono tagliate e si muore per malasanità, ma anche per lavoro, esplosione di bombole e altre cause che in quell’immaginario 2000 sarebbero scomparse. E siamo fra i paesi più ricchi e sviluppati del pianeta.

Se qualche alieno avanzato dai vecchi film di fantascienza ci vedesse dall’alto, si chiederebbe perché gli stessi umani che cercano di impossessarsi del petrolio (sapendo che sta per finire) lo distruggono e lo disperdono nell’ambiente causando devastazioni, perché cercano profitti e benessere ma sprecano miliardi nelle guerre, cercano il potere ma si alienano il consenso con decisioni dissennate e quindi ricorrono alla forza, in una spirale di abusi senza fine. E non ci vuole un alieno per capire che tutto ciò è semplicemente assurdo e disumano: lo capisce anche la gente comune, quella che inorridisce davanti a tutto ciò e che può ancora opporsi all’orrore e orientare il progresso.

Vilia Speranza

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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)

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