I pezzi della terza guerra mondiale si cuciono insieme con il filo dei mercenari -spesso involontari- reclutati nelle zone più povere del mondo grazie alla promessa di stipendi molto appetibili e all’inganno. Grazie alla povertà globale si possono rinsanguare le file degli eserciti -da un lato e dall’altro- con giovani da sacrificare all’odierno Minotauro della guerra permanente. Più del 40% dei mercenari stranieri che combattono in Ucraina sono sudamericani: molti i colombiani, in parte esperti nei combattimenti contro le guerriglie. Denunciano di non ricevere lo stesso trattamento dei soldati ucraini, di essere insomma carne da cannone.
Le reti del reclutamento e la connessione col narcotraffico in Sudamerica.

Mercenari sudamericani all’amo di Kiev
30 luglio 2026
Il regime ucraino non diffonde cifre ufficiali delle perdite subite sul fronte del Donbass dal 2022. Le campagne di reclutamento forzato – vere e proprie battute di caccia all’uomo nelle aree urbane per inviare sangue fresco al fronte – rivelano una carenza di fanteria, i cui ranghi sono stati decimati dalle forze russe. Una situazione che richiede soldati per le trincee di prima linea che si trovano facilmente in Sud America per 3.000 dollari al mese.
L’Argentina nell’agenda della NATO
All’atto dell’insediamento di Milei ha richiamato l’attenzione la presenza di Volodymyr Zelenskyy nel Congresso argentino. L’evento ha evidenziato come le campagne elettorali di entrambi i leader fossero finanziate dalla setta Chabad-Lubavitch, trasformandoli di fatto in meri strumenti di tali interessi sionisti. Il loro abbraccio ha segnato l’apertura di una rotta da Buenos Aires per il traffico di beni e servizi destinati alle truppe ucraine.
Fin dall’inizio, i media mainstream di Buenos Aires hanno tentato di idealizzare la figura dei soldati argentini che arrivavano a Kiev per combattere l’«invasione russa». Tuttavia, la scia di sangue del traffico di esseri umani che iniziava all’ambasciata ucraina ha presto rivelato la sua natura mercenaria.
Nei video provenienti dal fronte sono apparsi stemmi metà celeste-bianco e metà azzurro-giallo sulle uniformi. Uomini addestrati nell’esercito argentino, il cui battesimo di fuoco costò migliaia di vite nelle isole Malvinas [Falkland], si sono arruolati per combattere con le stesse forze NATO che occupano quel territorio insulare.
Negli ultimi giorni, questa rete criminale ha subito un importante rovescio. Griselda Inés Ortiz, ex agente della Polizia provinciale di Buenos Aires, apparsa in una fotografia del 2025 in tenuta da combattimento e armata di fucile d’assalto, è stata arrestata nel Municipio di Tigre [provincia di Buenos Aires]. La donna, 45 anni, presumibilmente legata ai «gansos grises» (‘oche grigie’, espressione usata per indicare i mercenari latinoamericani), avrebbe creato in Argentina una rete per la tratta di persone per destinare mercenari al fronte ucraino, in cambio di un compenso mensile di 3.000 dollari.
La rotta aerea Argentina – Turchia – Moldavia – Ucraina camuffava i mercenari da operai edili destinati alle opere di ricostruzione post-bombardamento. Il Tribunale Federale n. 2 di Lomas de Zamora ha incriminato lei e il marito — un ex agente della Polizia Federale e della Polizia della Città di Buenos Aires attualmente latitante — per il reato di “reclutamento di mercenari argentini per combattere nella guerra tra Russia e Ucraina”, secondo quanto riportato dagli atti giudiziari.
Durante la perquisizione sono state rinvenute insegne dell’esercito ucraino. E’ una delle prove che evidenziano un reclutamento rivolto proprio all’interno delle forze di polizia di cui facevano parte i capi della banda internazionale.

La Colombia nel menù dei mercenari
William Andrés Gallego Orozco è uno dei mercenari colombiani reclutati da reti ucraine a essere stato fatto prigioniero dalle forze russe; è stato l’unico sopravvissuto di un’unità composta da 17 uomini. Nel giugno 2026 ha raccontato come il regime di Zelensky li utilizzi come esche in prima linea per individuare la provenienza del fuoco russo.
La componente ideologica nazista presente nei battaglioni Aidar, Pravi Sector, Azov e altri — i cui membri aderiscono all’ideologia di Stepan Bandera — considera i sudamericani come carne da cannone. In alcuni casi, i mercenari di lingua spagnola non ricevono alcun compenso, poiché non sopravvivono più di un mese nel fronte. I più fortunati vengono fatti prigionieri, ma non sono inclusi nelle liste di scambio tra gli eserciti che si affrontano nel Donbass; secondo il codice penale della Federazione Russa, rischiano pene detentive fino a 20 anni.
Il caso colombiano può essere interpretato come un flusso migratorio legato alla sfera militare. Per chi vive in regioni impoverite, imbracciare le armi offre un barlume di speranza – sebbene si tratti di un miraggio fugace, intravisto sugli schermi dei cellulari tramite i social. I reclutatori prospettano il sogno di poter comprare una casa e vendono l’immagine di un cielo solcato da droni e missili, senza trincee, su un territorio che difficilmente potrebbero individuare su una carta geografica.
Che provengano dal cosiddetto Eje cafetero [Asse del Caffè, regioni di Risalda, Quindìo e Caldas], dalla costa, da Medellín o da Bogotá, i colombiani reclutati cercano il modo di denunciare l’inganno. Picchiati e insultati dai loro superiori ucraini, sono costretti a condurre assalti frontali contro le forze russe privi di supporto corazzato. Se rimangono indietro durante l’avanzata, rischiano di essere colpiti dal fuoco amico. I loro corpi vengono abbandonati sul campo di battaglia o finiscono nelle mani dei trafficanti di organi attivi nel contesto del conflitto.
La disperazione delle famiglie colombiane, desiderose di recuperare le spoglie per una sepoltura cristiana, le spinge ad acquistare ceneri di dubbia provenienza, pagando le ingenti somme richieste per il rimpatrio dei resti. È la burocrazia della morte, priva di qualsiasi aura di eroismo ma necessaria per dare una conclusione al dolore.
Come in Argentina i reclutatori travestono i mercenari da operai edili, in Colombia il crimine si maschera da vigilante. Di fronte alle agghiaccianti testimonianze di rapimenti in Ucraina, le organizzazioni sociali internazionali chiedono che venga rispettato il diritto di rescindere i contratti, in particolare quelli sottoscritti in lingua ucraina. Il trattenimento dei passaporti è una pratica diffusa che costringe questi individui a restare prigionieri in una guerra altrui, attirati come un banco di pesci dal luccichio del denaro.
A4SI è un’impresa con uffici a Bogotá, relazionata al reclutamento di militari colombiani in congedo, che è stata accusata di aver ingannato i propri clienti. I contratti sottoscritti prevedevano mansioni di sicurezza e logistica negli Emirati Arabi Uniti, ma le reclute venivano poi mandate a forza a combattere in Sudan. Lo stesso modus operandi viene adottato per inviare personale militare in Ucraina: si firma un contratto per compiti di supervisione, ma all’arrivo alla base di Yavoriv, vicino al confine con la Polonia, compaiono nuovi moduli che sostituiscono quelli precedenti.
Diventano soldati tenuti a obbedire a una bandiera diversa da quella del proprio paese natale. Il sistema di traffico di esseri umani coinvolge società-fantasma negli Emirati, come la Global Security Service Group (GSSG), gestita dall’ex colonnello dell’esercito colombiano Álvaro Andrés Quijano Becerra, che protegge da responsabilità legali la sede colombiana dell’azienda.
L’azienda spagnola G.O.A. Tactical, incaricata dalle stesse Nazioni Unite di svolgere operazioni di sminamento in Ucraina, è anch’essa impegnata nella ricerca di personale specializzato. Questa campagna di reclutamento in Colombia sta portando dolore nei quartieri più poveri e trasformando le fotografie in altari improvvisati. Le reclute locali devono pagare 700 euro per un corso di formazione prima di essere assegnate a un battaglione di una brigata internazionale: un meccanismo coordinato con il Ministero della Difesa ucraino che alimenta l’industria bellica occidentale con sangue latino.
Nel marzo 2026, in risposta all’allarmante diffusione di questo fenomeno criminale, il presidente colombiano Gustavo Petro ha promulgato la Legge 2569, recependo la ‘Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’uso, il finanziamento e l’addestramento di mercenari’, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989.

La porta narco
Nel 2024 sono stato l’unico a riferire che Zelensky aveva trasportato 300 chilogrammi di cocaina sull’aereo presidenziale durante la sua visita a Buenos Aires. La mia esperienza come corrispondente di guerra nel Donbass mi porta a ritenere che tale droga fosse destinata alle truppe ucraine al fronte, ormai dipendenti dal suo consumo.
Il legame tra i cartelli del narcotraffico e il governo Zelensky è talmente evidente che sono stati ritrovati nelle mani di gruppi della criminalità organizzata in Messico persino armamenti della NATO originariamente inviati all’esercito ucraino.
Nel 2026, durante la cattura del leader del Cartello di Jalisco ‘Nuova Generazione’, noto con lo pseudonimo di “El Mencho“, è stato confermato che il gruppo armato dedito al narcotraffico utilizzava droni Trinity di fabbricazione tedesca, prodotti dall’azienda Quantum Systems. Si tratta degli stessi modelli di velivoli senza pilota che il governo di Berlino fornisce a Kiev. Tali prove dimostrano che i mercenari svolgono mansioni che vanno oltre il semplice combattimento. Le autorità stanno indagando sull’ipotesi che membri di questa organizzazione con base a Guadalajara possano essere stati addestrati all’uso di armamenti moderni in territorio ucraino, in cambio della fornitura di “merce”.
Zelensky, attore non protagonista e consumatore, diventato capo di Stato grazie alle narrazioni della HBO, sta cercando di fungere da porta d’accesso per il traffico di droga verso l’Unione Europea. Una vendetta contro tutti coloro che avevano promesso di integrare l’Ucraina in tale struttura geopolitica, salvo poi abbandonarla al suo destino, sprofondandola in un pantano di fango e sangue. A tal fine, alcuni reclutatori in Colombia stanno infiltrando personale specializzato nella gestione di laboratori della droga, dove la pasta di coca viene trasformata in cocaina. Questa strategia completa e chiarisce il senso di centinaia di mercenari colombiani di cui si sono perse le tracce, creando al contempo un canale di finanziamento autonomo che sfrutta l’apparato governativo come beneficiario economico delle tossicodipendenze europee.

Droni tedeschi confiscati al Cartello di Jalisco
Sebastián Salgado è analista internazionale, corrispondente e giornalista. Attualmente conduce il programma Continentes nel canale Hispan TV, catena di televisione pubblica della Repubblica dell’Iran in spagnolo, dove è corrispondente per Buenos Aires, Argentina. E’ stato responsabile della sezione notizie della catena informativa teleSUR alla sua apertura anche in Messico. Dirige l’agenzia di notizie internazionali Data Urgente.
Traduzione a cura di Vilia Speranza
Link dell’originale: https://www.dataurgente.com/opini%C3%B3n-1-1/mercenarios-sudamericanos-el-anzuelo-de-kiev
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