A cura di Enzo Telarico 22/9/26

“Andiamo a garantire” non è il refrain di un tormentone estivo; Ha detto proprio così il nostro ministro a proposito della navigazione nello stretto di Bab El Mandeb. Poi ha continuato affermando che la nostra Marina militare andrà da sola:“Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides* a decidere se le navi possono passare o meno. Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi”.
Parole altisonanti che vorrebbero scuotere il “torpore” dell’Italiano medio e differenziarlo dagli altri (gli Europei) per il suo ardore e per il suo attaccamento alla nazione Sovrana. Parole che di fatto esplicitano la drammatica crisi che sta vivendo la U.E, che sembra sempre più una sorta di impotente mad house dove ognuno tira a sé il lenzuolo che è sempre più corto. Evidentemente il caso Ceuta ha fatto scuola tra i nostri tronfi e sovranisti governanti.
*Aspides-Operazione marittima Europea che ha l’obiettivo di salvaguardare e proteggere la libertà di navigazione nelle seguenti zone: Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico.
L’importanza di Bab El Mandeb per l’Italia.
Il traffico marittimo nello Stretto di Bab El Mandeb nel 2026 è risultato nettamente inferiore a quello del periodo precedente alla crisi, oggi attraversano lo stretto circa 25-30 navi al giorno.
Le merci di ogni genere che arrivano dall’Oceano Pacifico e dall’Oceano Indiano si incuneano nel Mar Rosso per poi entrare nel canale di Suez e quindi sfociare nel Mediterraneo. La nostra Penisola è il primo passaggio Europeo* di questa rete (da cui traiamo ottimi benefici); importiamo energia e materie prime in gran parte provenienti dall’Asia per poi trasformarle in prodotti da esportazione. inoltre questa rotta agevola il nostro settore marittimo portuale sia logisticamente sia nella riduzione del tragitto complessivo del loop che altrimenti richiederebbe la circumnavigazione del continente Africano. Con il blocco di Bab El Mandeb si sarebbe costretti al prolungamento delle rotte per bypassare Suez.

A questo quadro va aggiunta l’interruzione del flusso petrolifero, provocata dai recenti bombardamenti Yemeniti, dello East west pipeline che partendo dall’ Arabia Saudita e lungo circa 1.200 chilometri collegava le aree produttive orientali del Paese al porto di Yanbu sul Mar Rosso, essenziale hub di smistamento in grado di consentire l’aggiramento di Hormuz, da Yanbu passavano dai 4 ai 5 milioni di barili al giorno. Se entrambi i passaggi rimangono fermi l’Italia rischia grosso sia dal punto di vista energetico sia da quello economico.
*Trieste è lo snodo principale verso l’Europa centrale. Anche i porti di Genova, La Spezia, Gioia Tauro assolvono allo scopo.

Torniamo a Crosetto.
Le dichiarazioni del Ministro pur motivate dalla situazione contingente e della eventuale crisi strutturale a cui sarebbe esposta l’Italia, non tengono conto dei fatti o più probabilmente volutamente li ignorano preferendo un profilo mediatico vigoroso ad una analisi della situazione geopolitica: La sicurezza militare di una rotta è solo una piccola parte del problema; il traffico marittimo complessivo potrà essere ripristinato solo quando le compagnie di navigazione non percepiranno più il rischio del passaggio e questo sarà possibile solo attraverso la diplomazia, tra soggetti ben definiti, oppure quando cesseranno le ostilità.
La posizione italiana è stata anche fortemente condizionata dalle richieste degli armatori preoccupati dalla situazione e spesso in attesa di condizioni favorevoli alla navigazione. L’obiettivo è rendere possibile il transito dei mercantili italiani: Il piano non prevede, per ora, l’impiego di nuove unità militari ma il probabile utilizzo temporaneo dei mezzi già presenti nella macro zona, Crosetto ha precisato che il tutto sarà discusso in sede parlamentare.
Le forze disponibili:
Per ora la eventuale protezione del traffico marittimo italiano poggia su una sola Nave, la fregata Bergamini. L’invio di ulteriori unità richiederebbe almeno due settimane di navigazione al di là dei tempi parlamentari e della preparazione militare specifica. Pertanto le dichiarazioni di Crosetto non possono essere strettamente operative ma indubbiamente rivestono un valore politico/dimostrativo.
Cosa dicono i Generali:
Se il generale Camporini*, dopo le dichiarazioni di Crosetto, esprime una sorta di rammarico e denuncia la scarsa attenzione Europea: “Beh, siamo rimasti soli e allora ci difendiamo da soli. Il disappunto lo leggo tra le righe anche io, quando un’esigenza di sicurezza delle rotte commerciali che è comunque europea, ma più in particolare italiana, non riceve la necessaria attenzione dagli altri”. Nella continuazione della intervista Camporini non nasconde i rischi della operazione e soprattutto dichiara che abbiamo poche difese aeree di contrasto ai lanci missilistici.
II generale Bertolini*completa il quadro: “Gli Houthi hanno fatto sapere che il blocco riguarda essenzialmente l’Arabia Saudita, quindi, in teoria, la situazione sembrerebbe non giustificare un’azione italiana di particolare portata. Però siamo in un’area estremamente delicata e, per noi, quello stretto ha un’importanza evidente. L’Italia partecipa già all’operazione ASPIDES, ma concentrarsi maggiormente su quest’area avrebbe una logica proprio per l’importanza di Bab el-Mandeb. Da un punto di vista militare, però, bisogna essere realistici: l’azione di un singolo Paese può ben poco nei confronti di una forza che si è dimostrata temibile come quella degli Houthi “
Il generale Bertolini dice cose diverse da quello del Ministro: Innanzitutto precisa che il blocco riguarda solo i convogli della Arabia saudita e non altre imbarcazioni. Poi contrappone alla teoria, che ci consiglierebbe di farne a meno, la pratica che richiede altro,infine esplicita con chiarezza che un singolo Paese può ben poco. Complessivamente sembra quasi metterci in guardia da una simile avventura poi subordina il tutto, da buon militare, alla direttiva del “bisogna farlo”.
*Generale Vincenzo Camporini: Ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della difesa.
*Generale Marco Bertolini: già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze e della brigata Folgore:
Ci fai o ci sei? Non ce lo hanno ancora detto ma potrebbero dircelo se continuiamo a essere presenti laddove non dovremmo esserci:
“Non siamo in guerra con voi ma i vostri aerei sono qui” questo è quanto hanno dichiarato, con sarcasmo, gli Houti a proposito del bombardamento (18 settembre 26) della base aerea di Taif, in Arabia Saudita, nel quale è stato colpito un caccia militare italiano. Ora la storia rischia di ripetersi dopo la boutade marittima del nostro Ministro con il rischio però di trasformarsi in farsa.
https://pagellapolitica.it/articoli/stretto-bab-el-mandeb
https://www.difesa.it/operazionimilitari/op-intern-corso/eunavfor-aspides/index/48319.html
https://www.economia-italia.com/navi-militari-italiani-a-bab-el-mandeb
https://www.open.online/2026/09/18/crosetto-navi-italia-bab-el-mandeb-unione-europea/
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