di Valter Messore

Dall’arrampicata ai simulatori di volo, fino al tiro a segno: gli spazi espositivi delle Forze Armate occupano una porzione centrale dell’89ª Fiera del Levante di Bari. Se per le istituzioni e gli organizzatori si tratta di un’occasione per mostrare “l’evoluzione tecnologica e le prospettive professionali” del comparto difesa, per una fetta consistente dell’opinione pubblica, dell’associazionismo e dei movimenti pacifisti la realtà è un’altra. Dietro l’aspetto ludico – per usare un eufemismo – si nasconde una sottile e sistematica operazione di normalizzazione della cultura bellica, contestata duramente da comitati locali e osservatori nazionali.
Il nodo dei “giochi di guerra” per i minori
L’argomento principale che suscita un autentico rigetto per queste dimostrazioni di “retorica bellicista” – tra cui spicca l’attivismo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – riguarda le modalità di coinvolgimento del pubblico più giovane. L’allestimento di circuiti di military fitness, l’uso di visori notturni e la collaborazione con il Tiro a Segno Nazionale vengono descritti dai contestatori come strumenti di marketing volti a rendere “attraente” e “divertente” lo strumento militare in particolare agli occhi di bambini e adolescenti. Sul tema, peraltro, nel recente passato si è anche espressa l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in occasione dell’iniziativa Villaggio dell’Esercito, mostra di mezzi e armamentari bellici allestita nell’ottobre scorso nel centro di Palermo con patrocinio del Comune e nel corso della quale bambini e adolescenti hanno potuto perfino imbracciare “per gioco” armi militari.
Il dissenso è rivolto verso la scelta degli organizzatori di ospitare l’addestramento e la dotazione bellica in un contesto fieristico generalista, storicamente dedicato al commercio, alla cultura e al dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Trasformare armamenti e simulazioni tattiche in attrazioni da parco giochi produce la banalizzazione delle tragiche conseguenze reali della guerra.
La spinta delle mobilitazioni e il contesto geopolitico
Le proteste di piazza a Bari, coordinate da sigle storiche del pacifismo e dai Comitati Pro-Palestina, collegano la presenza dei reparti militari in fiera alle grandi tensioni internazionali. Nelle rivendicazioni dei manifestanti emerge una chiara accusa di ipocrisia verso la politica nazionale e locale: si contesta la spesa pubblica record per il riarmo e il supporto logistico ai conflitti, proprio mentre i bilanci civili subiscono tagli drastici.
E la contestazione non è rimasta confinata all’esterno dei cancelli della Fiera. Occorre dare atto che la stessa Regione Puglia, avvertendo la pressione della piazza e la contraddizione intrinseca dell’evento, ha scelto di esporre nel proprio padiglione istituzionale il manifesto della campagna “R1PUD1A” di Emergency, richiamando espressamente l’Articolo 11 della Costituzione italiana (“L’Italia ripudia la guerra…”). Un segnale evidente di come il tema della militarizzazione degli spazi pubblici sia ormai diventato una faglia politica impossibile da ignorare.

Fiera del Levante Bari 2026
Una kermesse commerciale o una vetrina di arruolamento?
E’ chiesto, in fondo, ciò che ha sempre rappresentato la Campionaria barese. La Fiera del Levante è nata per unire le sponde del Mediterraneo attraverso lo scambio economico e culturale. Per i comitati pacifisti, la progressiva espansione degli spazi dedicati alla difesa rischia di snaturare questa missione, trasformando un luogo di cooperazione in una vetrina promozionale per la carriera nelle armi.
In un momento storico, drammaticamente segnato da conflitti vicini ai confini europei (senza dimenticare il resto del pianeta), la domanda di fondo è: le fiere pubbliche rappresentano momenti di valorizzazione della cooperazione internazionale o devono fornire occasioni per esaltare la logica della forza militare?
Per i movimenti che protestano a Bari, la risposta resta una sola: la pace non si costruisce con i simulatori di guerra.
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Scadenze: 30 sett. (730) | 30 nov. (Redditi PF)




